Truffe agli anziani, conti prosciugati e vita da nababbi: inizia il processo
PONT CANAVESE
Sarà il Tribunale di Ivrea (in composizione collegiale presieduto dalla giudice Stefania Cugge) a dar vita al processo a carico di Francesco Gigliotti. L’imputato, 29enne residente a Pont Canavese, è accusato di truffa aggravata, estorsione e autoriciclaggio. Tutti reati commessi in concorso con la madre, Angelina Principato, 57 anni e Ana Mirela Parvan di 47 anni. Le due complici sono già state condannate con rito abbreviato rispettivamente a 3 anni e 4 mesi e a 2 anni di reclusione.
L’accusa
Secondo l'accusa, rappresentata dalla pm Valentina Bossi, i reati contestati si sono svolti tra il 2011 e il 2019 e hanno riguardato almeno cinque anziani, ai quali sono stati sottratti beni e denaro per un valore complessivo stimato in oltre 2 milioni di euro. Tra le vittime, due uomini di Pont Canavese, Ezio Vittone e Pietro Bin, entrambi cognati, che hanno perso circa un milione di euro tra contanti e proprietà immobiliari.
La manipolazione delle vittime
Il modus operandi del gruppo «era tanto semplice quanto efficace e crudele» avevano detto dalla Compagnia carabinieri di Ivrea dopo gli arresti. Le vittime, almeno cinque, tutte ultrasettantenni e facoltose, venivano avvicinate in luoghi come case di riposo, sale da ballo e bar. Con la promessa di una cospicua eredità da uno zio defunto in Calabria, convincevano gli anziani a versare somme ingenti di denaro, sino a prosciugarne i conti sostenendo che i fondi servissero per pagare avvocati e funzionari.
Il finto suicidio
In alcuni casi, il gruppo faceva ricorso a minacce o sceneggiate estreme: una delle donne arrivò a simulare un tentativo di suicidio per costringere una vittima a cedere.
Le indagini, avviate dai carabinieri di Agliè nel 2020, sono partite dalla denuncia di un ex dirigente Olivetti che, insospettito dalle richieste di denaro del padre, si è rivolto alle forze dell’ordine. Questo ha permesso di scoprire una rete di raggiri che aveva già devastato la vita di diverse famiglie. I fondi ottenuti venivano poi spesi per mantenere uno stile di vita lussuoso, fatto di viaggi, auto di prestigio e puntate al casinò.
Il ruolo dell’imputato
Francesco Gigliotti, che ha scelto il rito ordinario, è accusato di essere parte attiva dell’associazione criminale, ma ha negato tutte le accuse e intende fornire la sua versione dei fatti nelle prossime udienze. Durante il processo saranno ascoltati nuovi testimoni e gli inquirenti che hanno condotto le indagini, gettando ulteriore luce sul caso. Le condanne già inflitte a Principato e Parvan hanno riconosciuto il loro ruolo centrale nella vicenda: la prima, madre di Gigliotti, è considerata la mente del gruppo, mentre la seconda, un’operatrice sociosanitaria con precedenti, era responsabile dell’interazione diretta con le vittime. I beni sequestrati includono due immobili, tre autovetture e denaro contante.
In paese tutti sgomenti
L’avvocato Giuseppina Sollazzo, legale delle parti civili, ha da sempre messo in risalto «il profondo trauma subito dalle vittime» poiché oltre «al danno economico» sono state costrette a subire «un abuso emotivo». Un concetto ripreso più volte dall’Arma dei carabinieri a margine delle operazioni contro le truffe agli anziani.
Un impedimento del legale di Gigliotti non ha permesso la svolgimento della prima udienza, martedì 7, dove il 29enne ha dichiarato di «voler dimostrare la sua innocenza».
