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Challenger: Bellucci, Cecchinato e Romano perdono tre finali

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L’Italia celebrava in questa settimana un risultato storico perché mai era successo, a nostra memoria, che si riuscissero a piazzare tre atleti in finale in tre diversi Challenger. E questo avviene proprio nella stagione in cui si prospettava un difficile ricambio generazionale, con tutti i nostri migliori giocatori che ormai si esibiscono su palcoscenici ATP e i giovani che sembravano faticare a raccogliere il testimone.

Invece in questi giorni i pianeti si sono allineati, complice il fatto che Mattia Bellucci, ormai giocatore di categoria superiore, si è trovato a giocare il Challenger 175 in Repubblica Dominicana dopo essere stato prematuramente eliminato a Indian Wells. Aggiungete Filippo Romano, 20enne ligure di grande prospettiva, che è sbucato dal nulla (quasi dal nulla perché in realtà il mese scorso aveva già fatto semifinale a Cesenatico) e si è conquistato prepotentemente i riflettori a Cherbourg. A completare il quadro ci ha pensato il veterano Marco Cecchinato che si è fatto sentire dal cuore dell’Africa arrivando in finale a Kigali. Poi le partite sono finite non tanto bene, giusto per usare un eufemismo, ma il segnale rimane bello forte.

Cap Cana – Challenger 175

Mattia Bellucci nella finale del torneo più importante della settimana, il Challenger 175 di Cap Cana (Repubblica Dominicana, cemento), si è trovato di fronte l’argentino Mariano Navone ed è una specie di derby perché i suoi bisnonni emigrarono in Sudamerica provenienti da quella zona dove l’Emilia confina con la Toscana e già intravvede il mare. Navone è giocatore solidissimo e nel 2023 dominò il circuito Challenger con 5 vittorie, per poi salire di categoria l’anno successivo con la finale all’ATP 500 di Rio (vittorie su Fonseca e Norrie) e negli ATP 250 di Marrakech (sconfitto da Berrettini) e Bucarest.

E il successo su Musetti nel Challenger 175 di Cagliari che gli permise di salire al n.29 ATP. Adesso è leggermente rimbalzato ed è sceso al n.79 ma rimane giocatore solidissimo. Davanti a spalti gremiti Bellucci inizia con le marce alte e strappa subito il servizio all’avversario portandosi sul 2-0. Poi sul 40-15 il tennista bustocco si distrae e perde 4 punti consecutivi permettendo a Navone di tornare in parità, mentre lui prende a calci la racchetta manifestando un nervosismo quanto meno precoce.

Il vero problema è che nel quinto game Bellucci, probabilmente disturbato anche dal forte vento che si abbatte a folate sul centrale, si fa strappare di nuovo il servizio e adesso potrebbero essere problemi, se non fosse che i servizi (quattro break su otto) sembrano di una fragilità imbarazzante. Così Bellucci, sul 15-40 nell’undicesimo gioco, si prende un time violation perché un telefono aveva squillato in tribuna e lui si era fermato.

L’azzurro a questo punto si rifiuta di riprendere il gioco se non chiamano il supervisor. Alla fine, la partita riprende e lo “sbrocco” sembra aver fatto bene a Bellucci che annulla le due palle break, ma la terza gli è fatale.

A questo punto il match viene sospeso per il troppo caldo in seguito alla nuova ‘heat rule’. Certo che iniziando a giocare alle 10 del mattino in un paese tropicale, potevano anche aspettarselo, no? Quel che è certo è che il pubblico non ha gradito salutando l’uscita dal campo dei giocatori con bordate di fischi.

Dopo un’oretta di sosta (possibile che all’ora di pranzo abbia rinfrescato?) la partita riprende e Navone è più lesto a scattare dai blocchi e vince a zero il suo turno di servizio portando a casa (7-5) il primo set. Ma il tennista italiano sembra rimasto negli spogliatoi e lascia a 15 il suo primo turno di servizio, mettendosi in guai seri. Poi si complica ulteriormente la vita, inabissandosi sullo 0-3 con un altro servizio perso (fanno 5 su 8). Mattia, dopo essere sembrato a lungo in preda a un grande nervosismo, ora appare lento e rassegnato, sempre in ritardo sulla palla come confermano i tanti colpi steccati. Sul 2-5 break di Bellucci, ma è solo un fuoco di paglia perché l’italiano deve arrendersi col punteggio di 7-5 6-4 dopo due ore di una partita francamente mediocre. Per il 25enne argentino è il nono titolo Challenger in carriera, il primo sul cemento, e la risalita al n.60 ATP, mentre Bellucci guadagna qualche posizione (n.79) ma la scalata alle posizioni top viene rimandata ai prossimi appuntamenti.

Kigali – Challenger 75

Nella finale del Challenger 75 di Kigali (Rwanda, terra battuta) sul centrale del ‘IPRC Kicukiro Ecology Tennis Club’ Marco Cecchinato si è trovato di fronte l’argentino Marco Trungelliti che è giocatore vero (attualmente n.132) e, a 36 anni compiuti, può guardare con soddisfazione alla propria carriera (6 titoli Challenger, e qui vincitore due anni fa) anche se probabilmente verrà ricordato più per due episodi a latere. Innanzitutto quel rocambolesco viaggio nel maggio 2018 quando, eliminato nelle qualificazioni del Roland Garros, se ne stava tornando a Barcellona quando lo raggiunse la notizia che era stato ripescato. In mancanza di voli utili…rapida inversione (con la nonna a bordo) e rotta su Parigi per il più improbabile dei viaggi.

A dimostrazione poi della circolarità del destino, Trungelliti con chi perse al secondo turno? Ovviamente con Marco Cecchinato, vedi tu. L’altra vicenda che ne ha condizionato pesantemente la carriera avvenne nel 2015 quando denunciò alla ITIA di essere stato avvicinato per truccare delle partite. Il tutto si risolse con pesanti condanne, tra gli altri di Federico Coria, Nicolas Kicker e Patricio Heras e come effetto collaterale Trungelliti fu trattato per anni da vero appestato. Sui social ovviamente ma anche dentro lo spogliatoio. Ma oggi è un altro giorno e il Ceck parte forte, nel quarto game brekka l’avversario per poi però restituire immediatamente il favore: si capisce già che sarà una cosa lunga.

Si seguono i servizi fino al decimo gioco quando un doppio fallo dell’argentino offre una prima palla break al Ceck che però mette in rete un passante di diritto non impossibile. Più fortunato l’azzurro sul secondo set point con Trungelliti che mette maldestramente fuori una palla corta. Messo in tasca il primo set, Cecchinato appare stranamente nervoso e rivolto a qualcuno del pubblico, (pare fosse presente anche il Presidente Paul Kagame con la first lady) che si muove durante il gioco dice “pezzi di m***a, sono quattro m****loidi”, con il giudice arbitro che, imbarazzatissimo, invece di dargli warning l’avverte che ci stanno microfoni davanti alla sedia e si sente tutto. Comunque sia l’azzurro con questo servizio perso si condanna ad un secondo set di rincorsa.

Ma la rincorsa non inizia benissimo perché il Ceck butta via un secondo servizio e sullo 0-3 chiede l’intervento del fisioterapista per un problema alla schiena. Trungelliti porta così a casa il secondo parziale con un rotondo 6-0 e ci si giocherà tutto nel terzo e decisivo set che procede pacificamente on serve fino al quinto game quando l’italiano mette in rete due rovesci per lui abbastanza semplici e lascia un servizio che risulterà decisivo. Infatti l’azzurro non avrà mai una sola occasione per rientrare in partita, anzi nel nono gioco perde di nuovo il servizio e consegna la vittoria (4-6 6-0 6-3) in quasi due ore di gioco a Trungelliti cui regala un bell’abbraccio finale. Per l’argentino è il settimo successo nel circuito cadetto che dovrebbe riportarlo alla posizione n.116 ATP, a soli quattro posti dal suo best risalente al 2019. Cecchinato cercherà di consolarsi con il rientro in top 200, per la precisione alla posizione n.198.

Chebourg – Challenger 75

Viaggiando a fari spenti nel sottobosco del tennis minore è arrivato sotto le luci dei riflettori anche Filippo Romano. Fari spenti per il grande pubblico ovviamente perché è da tempo che si parla di questo 20enne ragazzone ligure come di una grande promessa del tennis italiano e la FITP lo tiene d’occhio sotto lo sguardo vigile di Umberto Rianna che a febbraio in quel di Cesenatico ce ne parlò benissimo.

Proprio come il suo coach Gipo Arbino cui brillavano gli occhi, come abbiamo già raccontato, quando ci spiegava tutto il lavoro che stavano facendo per sgrezzare questo diamante luminosissimo ma imperfetto: servizio, diritto e mobilità di piedi erano le cose su cui bisognava lavorare. E i risultati stanno decisamente testimoniando a favore del lavoro fatto, tanto che il suo percorso al Challenger di Cherbourg (città di proustiana memoria nel dipartimento della Manica) è stato impressionante. Si è infatti presentato alla finale con 6 vittorie partendo dalle qualificazioni, cinque delle quali ottenute al terzo set, a testimonianza della sua tempra di lottatore.

E il 27enne Pavel Kotov non è certo un signor nessuno (fu n.50 ATP solo un paio di anni fa) con un titolo ATP 250 a Stoccolma nel 2023 e quattro Challenger. E lo dimostra immediatamente strappando il servizio all’azzurro nel quinto game, per poi ribadire la sua superiorità con un altro break nel settimo gioco e chiudere immediatamente dopo alla prima occasione utile. In meno di mezzora il primo set va in archivio col punteggio di 6-2 e Filippo sembra parecchio in difficoltà, quasi non riuscisse a trovare le solite geometrie che normalmente gli permettono di prendere in mano l’iniziativa (a fine match ci confesserà di aver accusato il peso della fatica per la durissima settimana).

E nel terzo game del secondo parziale scatta l’applauso di incoraggiamento di cui il pubblico è prodigo quando tifa per la partita. Applausi che in genere sortiscono l’effetto contrario perché il giocatore in svantaggio tende a deprimersi. Non in questo caso per fortuna perché Filippo comincia a giocare a braccio più sciolto e la sua palla prende velocità, cominciando a creare dei problemi al russo. Si prosegue così on serve fino al 5-5 quando un rovescio lungo di Romano offre a Kotov una ghiotta occasione per il break, che il russo non si lascia sfuggire. E subito dopo tiene a zero il proprio servizio chiudendo col suo settimo ace in poco più di un’ora di gioco. E mentre il russo mette in bacheca il suo quinto titolo, l’azzurro si consolerà col suo nuovo best ranking alla posizione n.379 ATP e soprattutto coi suoi 20 anni che gli lasciano intravvedere un roseo futuro.