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Caluso: addio a Italo Chiavegato, imprenditore informatico

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CALUSO. Si è fermato per sempre lo scorso lunedì 9 marzo il cuore di Italo Chiavegato, noto imprenditore di Caluso. Aveva 74 anni e solo da qualche mese era stato trasferito all’hospice di Foglizzo, per poter essere assistito nel migliore dei modi, dopo un calvario cominciato un anno e mezzo fa a causa di un incidente che l’aveva lasciato in coma.

Da allora Chiavegato non si era mai ripreso completamente per il grave trauma facciale che aveva subito. La sua vita era cambiata nel volgere di un attimo. E così quella dei suoi familiari, della moglie Fiorenza, e delle tre figlie Silvia, Anna e Sara, che avevano dovuto organizzare l’assistenza, prima a domicilio e poi nella casa di riposo La Quiete dei principi di Mazzè. Da gestire anche la chiusura della sua azienda.

Quella di Chiavegato è una storia di impegno e di passioni spesi in una professione che, dopo il diploma, aveva imparato alla Olivetti di Ivrea.

Originario di Verona era arrivato a Ivrea proprio per andare a lavorare nella “fabbrica dei mattoni rossi”. E come successo a molti in Canavese aveva poi messo a frutto le competenze acquisite nell’ambito informatico fondando una sua azienda specializzata nello sviluppo e nella produzione di sistemi software, in primis nel segmento della comunicazione.

«Nel suo settore – ricorda la figlia Silvia – si era guadagnato la stima di Carlo De Benedetti, (entrato in Olivetti nel 1978 come presidente) per il quale ha sempre lavorato. Prima all’Olivetti, e poi nell’editoria, quando De Benedetti diventa azionista del gruppo Espresso-Repubblica, per poi fondare il quotidiano “Domani”. Ed avrebbe continuato a lavorare se l’incidente non avesse stravolto la sua vita».

L’azienda di Chiavegato era la Sc informatica, partita con 30 dipendenti, poi scesi a una decina, a causa della crisi nell’editoria. In questi ultimi anni la Sc informatica collaborava con l’ “Informatica Il girasole”, gestita dalla figlia Silvia, ingegnere e per un triennio (dal 2013) presidente dell’organismo associato d’impresa “Caluso da vivere”.

«Da lui spero di aver ereditato la capacità di capire le persone, –aggiunge Silvia – e di seguirle nelle loro attività con competenza e passione. Mio padre amava così tanto il suo lavoro, da non aver mai coltivato altre passioni. Eccezion fatta per la Juventus, di cui era un grande tifoso».

In tanti nel pomeriggio di mercoledì 11 marzo hanno riempito la chiesa parrocchiale di Caluso per l’ultimo saluto all’imprenditore. Dopo le esequie il corteo funebre è proseguito verso il tempio crematorio di Mappano.