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Blitz di un pavese sul palco di Meloni: “Mattarella si dimetta”

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Milano. Un episodio singolare ha segnato l’avvio dell’evento al Teatro Franco Parenti di Milano, dove ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tenuto un discorso per il referendum sulla giustizia del prossimo 22-23 marzo. Prima del suo intervento, sul palco è salito Orazio Maurizio Musumeci, originario di Catania ma residente da tempo a Pavia, che è riuscito a eludere i rigorosi controlli: è un personaggio già noto sui social per le sue posizioni singolari. Sul suo profilo Facebook si presenta con titoli improbabili, sostenendo di essere una sorta di dirigente “superpartes” dello Stato. Si definisce tra le altre cose “onorevole”, senza mai essere stato eletto.

Ieri nell’eccentrico blitz sul palco ha consegnato a Meloni il suo libro, “Il tredicesimo presidente”, e ha detto di aspettarsi “le dimissioni del presidente Mattarella”: la premier, colta alla sprovvista, ha accennato un sorriso e una stretta di mano. Dopo il breve contatto con la premier, gli agenti della Digos sono intervenuti per fermarlo. L’uomo ha anticipato il suo gesto con un video sui social:

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Il discorso
Poi Meloni ha tenuto il suo discorso. Durante l’evento a favore del Sì organizzato da FdI, la premier ha detto: «Noi ce la stiamo mettendo tutta per modernizzare questa nazione, per farle voltare pagina, per consentirle di tornare a stupire il mondo, però stavolta non ce la facciamo da soli. Stavolta c'è bisogno di voi».

L’invito agli elettori è stato chiaro: «Non restate a casa, non voltatevi dall'altra parte, non disinteressatevi». Secondo Meloni, «ci sono momenti nei quali una nazione deve sapersi guardare allo specchio e decidere se restare com’è o se provare a diventare migliore. Cinque minuti, una croce sul Sì e insieme possiamo aprire una pagina nuova per la giustizia italiana e per la nostra nazione». Aprendo il suo discorso, la premier ha evidenziato come la crisi in Medio Oriente non debba distogliere l’attenzione dal referendum, che considera un traguardo epocale per l’Italia. La riforma mira a restituire prestigio alla magistratura, compromesso in decenni di logiche correntizie, e a rafforzare la fiducia dei cittadini. «Non dobbiamo riformare la giustizia perché ce l’abbiamo con qualcuno – ha puntualizzato, smarcandosi dalle ultime affermazioni di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Guardasigilli Carlo Nordio –. Qui nessuno ha in mente di liberarsi della magistratura. Vogliamo sistemare quello che non funziona, anche per i magistrati, ma soprattutto per i cittadini». Sulle divisioni politiche: «A quelli che non mi votano, che mi detestano, dico di non cadere nella trappola. Non c'è alcuna possibilità che io mi dimetta. Quindi se non amate questo governo, ma condividete la riforma, consiglio di votare Sì anche se il governo non vi piace». Meloni ha spiegato che in caso di No, invece, si manterrebbe il governo attuale e una giustizia che «non funziona». La presidente ha lanciato un avvertimento: «Molto probabilmente non avremo un'altra occasione».