Le verità postume
"Il tocco di braccio di Malinovskyi in Genoa-Roma era punibile" (ergo: a Gasperini manca un rigore). L'ha detto Mauro Tonolini che a Open Var rappresenta l'AIA. "Quello di Ricci nel derby, no" . Soddisfatti? Ma neanche per sogno: le verità postume non aiutano alimentano altre polemiche, moltiplicano i precedenti da recuperare al momento opportuno. E allora proviamo con la richiesta di uniformità. Ma non esiste nella vita, figuriamoci nel calcio che della vita è solo un particolare. Se chiedete a cento persone di giudicare lo stesso episodio otterrete una serie di valutazioni contrastanti: ognuno di noi, arbitri compresi, mette sempre in campo la propria personalità formazione, sensibilità, il proprio sguardo. Due giudici, interpretando il codice, possono emettere sentenze opposte sullo stesso caso. Proprio per ridurre il numero delle decisioni soggettive è stato introdotto il Var, che segue un protocollo purtroppo sensibile a errori, omissioni e malumori. Ciò che possiamo pretendere dagli arbitri è altro: di essere capaci di fare il mestiere e di agire sempre in buonafede. Chi non possiede il senso del gioco e chi commette una serie di errori gravi non può continuare a esercitare la professione. Fra gli errori ci sono quelli che puzzano di fogna e quelli che odorano di bucato. Il guaio è che nel calcio vissuto dai tifosi si puzzano tutti.
(corsport)
