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ATP Indian Wells, Monfils: “Qui sono sempre stato felice, la prima volta ci venni nel 2005 con mia madre”

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Si è chiuso un altro capitolo della carriera di Gael Monfils. Dopo l’ultima volta all’Australian Open, ecco anche l’ultima partecipazione al Masters 1000 di Indian Wells: sancita dal KO con Auger-Aliassime dove ha comunque ben figurato al cospetto di un top ten, lottando alla grande come ha sempre fatto in carriera. La diciassettesima ed ultima edizione disputata a Tennis Paradise per il trentanovenne parigino si è conclusa al secondo turno, dopo il successo all’esordio su Galarneau. Una storia cominciata vent’uno anni fa è giunta al termine, il miglior risultato del francese rimangono i quarti ottenuti nel 2016 e nel 2019: in quest’ultimo caso, Gael fu vittima di uno sfortunato infortunio al tendine d’Achille sinistro che gli impedì di giocare con Thiem. In conferenza stampa, Monfils si è congedato con bellissimi ricordi, aneddoti vivissimi che affiorano nella memoria e che custodirà per sempre.

D. Anche se ti guadagni da vivere giocando a tennis, il tennis è e rimane prima di tutto un gioco. Riesci a divertirti anche quando perdi?
Gael Monfils: “Mi diverto sempre quando scendo in campo. È qualcosa che mi hanno insegnato i miei genitori, fin da quando ho impugnato per la prima volta una racchetta. Mi dicevano sempre, qualcosa cosa accada divertiti e così ho sempre fatto in tutta la mia carriera tenendo fede a quell’insegnamento. Quando perdi puoi rimanere deluso dalla sconfitta come agonista, ma alla fine come hai detto è innanzitutto un gioco. Per me è sempre un privilegio essere in campo. E’ il mio lavoro, ma prima di ogni altra cosa si tratta di uno sport e di un gioco“.

D. Congratulazioni per la carriera straordinaria. Hai avuto periodi in cui sei stato senza un allenatore Mi chiedo come questo abbia impattato su di te. Molti giocatori dicono che per loro sarebbe impossibile, tu come ci sei riuscito?
Gael Monfils: “A volte devi necessariamente resettarti poiché hai bisogno di una nuova ripartenza. Quindi ti serve una nuova prospettiva per appurare esattamente cosa cerchi. Quando ho preso quella decisione, l’ho fatto perché mi aiutava a riconnettermi con me stesso. Viaggiando da solo, tu giocatore diventi ancora più consapevole di cosa devi fare e cosa invece evitare. Ovviamente in questo senso, la mia esperienza è stata molto utile, direi fondamentale. Devi fare tutto da solo, ma in un determinato periodo della propria carriera va più che bene (sorridendo)”.

D. Cosa hai imparato su te stesso e sul tuo gioco in questo periodo finale della tua carriera, senza un allenatore nel tuo angolo?
Gael Monfils: “E’ stato un momento dove molte persone volevano che facessi cose diverse, che prendessi decisioni differenti, altre scelte. Ma io non la vedevo così e in un certo senso il mio gioco e la mia convinzione, ma anche la mia strategia per difendere la mia identità in campo, si sono rafforzate. La maggior parte delle volte gli allenatori vogliono importi la loro identità e quando vedono o valutano il tuo gioco in modo diverso da te, diviene cruciale resettare se stessi e ricominciare affinché si possa percorrere la strada migliore al fine di rafforzare quella convinzione. Ho avuto risultati e conferme incredibili lavorando da solo con me stesso, oltretutto mi è anche piaciuto“.

D. Cosa ha rappresentato per te questo torneo durante la tua carriera. Quali aspetti apprezzi di più e quali sono state le emozioni che hai provato quando lo Stadium 3 si è alzato per te, omaggiandoti all’uscita dal campo.
Gael Monfils: “È stato un torneo sempre incredibile, meraviglioso da giocare. Sono un po’ triste, di solito non sono mai giù ma questa è stata la mia ultima volta qui. Nel 2005 ebbi la possibilità di venire a questo torneo per la prima volta, ci venni con mia madre e fu bellissimo ed emozionante. Sai da bambino ho sempre voluto giocare in grandi tornei, con folle gigantesche, grandi impianti. Sono dunque riuscito a realizzare tutti i miei desideri. L’Indian Wells Tennis Garden è fantastico. Ora si vede anche l’evoluzione che ha avuto negli ultimi vent’anni. Ho sempre avuto un modo particolare di apprezzare questo torneo, che mi ha accompagnato durante varie fasi. Quando ero molto giovane ci venivo accompagnato da diversi amici, che creavano sempre un po’ di sana confusione. Poi ci sono venuto con la mia famiglia, prima con i miei genitori adesso con mia figlia. E’ sempre stato un posto in cui sono stato felice, un posto dove sono cresciuto con me stesso in pace. Quando ho saputo di aver ricevuto una wild-card, ho riflettuto su una cosa a cui inizialmente non avevo fatto caso. E’ il torneo in cui ho giocato di più perché mi sono sempre sentito bene“.