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Binaghi punta anche i giornali: la FITP è tra gli investitori per rilevare La Stampa

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Il tennis sgomita in Italia. Senza scendere in scomodi paragoni con il calcio, si parla sempre più spesso dello sport con la racchetta, con Sinner e soci a fare in modo che le pagine dei giornali dedicassero maggior spazio ai loro successi. Allora ecco l’idea. In linea con lo stakanovismo del suo numero uno Angelo Binaghi, la FITP (Federazione Italiana Tennis e Padel) valuta qualsiasi opportunità e sarà nella cordata degli investitori per l’acquisizione di La Stampa.

Il quotidiano piemontese è attualmente nelle mani del gruppo Gedi, a sua volta controllato da Exor, ovvero la holding della famiglia Elkann-Agnelli. Ancora per poco, con il gruppo Sae che avrebbe avanzato un’offerta sui 40-50 milioni di euro ritenuta congrua per chiudere l’accordo. Da dove nasce il coinvolgimento della FITP? Galeotta fu Chiara Appendino. L’ex sindaco di Torino è il braccio destro di Binaghi e, dal suo ingresso in Federazione, sta lavorando alacremente a legare la città della Mole al tennis azzurro.

Il contributo della FITP nella compravendita di La Stampa si aggirerebbe sui 5 milioni di euro, per un passaggio di proprietà già votato a far discutere. I nomi ci sono, le cifre anche, quello a latitare attualmente è una presentazione sia del piano industriale che del progetto editoriale. Lacuna che ha indispettito non poco il Comitato di Redazione del giornale, costretto a diramare la seguente nota ufficiale:

“Con la firma del contratto preliminare di cessione al gruppo Sae, il gruppo Gedi compie l’ennesima dismissione di una stagione che ha già impoverito il panorama editoriale italiano – si legge nella nota -. La Stampa, che da oltre un secolo rappresenta un presidio di informazione per il Nord Ovest e per l’intero Paese, viene ceduta senza che siano state fornite garanzie chiare e vincolanti a chi ogni giorno la realizza e ai lettori che la sostengono. È inaccettabile. Per la nostra testata si apre un futuro carico di incognite. L’operazione sarà perfezionata entro il semestre, ma a oggi non esistono impegni concreti su occupazione, salari, assetti organizzativi, linea editoriale e investimenti. Non una qualche pratica amministrativa da sbrigare, ma una rivoluzione che può compromettere identità, autonomia e qualità del nostro lavoro”.