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Ti ricordi… Luis Jimenez, esteta del pallone con il cuore palestinese stritolato dal sistema di prestiti e comproprietà

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Non un gol da mago, ma dopo aver propiziato il 3 a 2 con un colpo di tacco, in una gara che vedeva la Viola sotto di 2 a 0, importa poco. Il maghetto in questione è Luis Jimenez, che coi suoi tocchi regala la vittoria alla Fiorentina in rimonta a Parma, esattamente vent’anni fa. Mago suo malgrado, però: un soprannome che a dir la verità non ha mai gradito granché. Nasce a Santiago, in Cile, giocando tra i barrios ed entrando a soli dieci anni (anche in virtù delle sue radici palestinesi) nelle giovanili del Club Deportivo Palestino, che gli entra nel cuore. Ma dopo la trafila nelle giovanili non ha neppure il tempo di indossarne la maglia da titolare che arriva la chiamata dell’Italia.

A neanche diciotto anni infatti passa alla Ternana: “Presi l’aereo con una valigia e pochissimi soldi. Non sapevo dove sarei andato. Quando arrivai a Terni, pensavo fosse una città enorme come Santiago, invece scoprii una realtà operosa, verde e molto più piccola. È lì che sono diventato uomo”, racconterà Luis. È il 2002, è un ragazzino alla corte della squadra di Beretta in Serie B, dove esordisce e segna il primo gol italiano: all’ultima di campionato contro il Vicenza. È “El Mago”, sì, ma Terni è posto di concretezza e praticità, e l’altro soprannome che si guadagna Luis tra campo d’allenamento e Libero Liberati è “Gino”, più facile.

L’anno dopo segna 10 gol, poi 12, attirando ovviamente l’attenzione dei grandi club sui suoi numeri e sulle sue magie: passa alla Fiorentina nel gennaio 2006 in comproprietà, segna subito contro l’Inter, poi ancora contro il Parma e dimostrando di poterci stare, e bene, in quella Serie A all’epoca ancora al top d’Europa Ma il presidente degli umbri Longarini è un osso duro: alle buste supera l’offerta della Fiorentina e lo riporta a Terni, con Jimenez che denuncia il club per mobbing finendo fuori rosa per sei mesi.

A gennaio passa in prestito alla Lazio, poi all’Inter dove contribuisce alla vittoria dello Scudetto e segna anche in Champions League contro il Fenerbache. Resta a Milano un altro anno, ma a fine stagione viene girato in prestito al West Ham, a gennaio al Parma e a fine stagione c’è da decidere ancora del suo futuro: a metà tra l’Inter…e ancora una volta la Ternana. Ancora una volta il club vince alle buste, mettendo sul piatto una cifra record per un club di C. Tre milioni e 200mila euro contro il milione e 800mila dell’Inter, con l’ex presidente Longarini a muovere i fili della situazione. Chiaramente “El Mago” non è calciatore di Serie C, ma il presidente rifiuta ogni offerta per lui, e il 31 agosto sul gong del calciomercato Jimenez passa, ancora in prestito, al Cesena.

A Cesena, Luis non è più il ragazzino che atterrò a Roma senza sapere dove fosse Terni. È un uomo che ha vinto scudetti, che ha segnato in Champions, ma che si ritrova a dover dimostrare tutto in una piazza neopromossa. In Romagna la magia torna a fluire: trascina la squadra alla salvezza con nove reti, alcune di rara bellezza, agendo da leader tecnico assoluto. Sembra il preludio a un ritorno in una big, a quella consacrazione che il “caso Longarini” e le intricate vicende burocratiche gli avevano scippato sul più bello.

Invece, il calciomercato riserva l’ennesimo colpo di scena, stavolta dal sapore amaro. Nel 2011, a soli 27 anni, Jimenez compie una scelta che spacca l’opinione pubblica: lascia l’Italia con l’articolo 17 per trasferirsi negli Emirati Arabi, all’Al-Ahli. Il denaro centra, ovvio, ma è pure la ricerca di una serenità che il tritacarne dei prestiti e delle comproprietà italiane gli aveva tolto. In Medio Oriente, Luis non smette di essere un esteta. Vince trofei, segna gol a grappoli e diventa un’icona del calcio arabo, ma lontano dagli occhi della Serie A il suo nome scivola lentamente nel cassetto della nostalgia. Eppure, quel legame con le radici palestinesi, che lo aveva portato al Club Deportivo da bambino, non si è mai spezzato. Nel 2013 ottiene la cittadinanza della Palestina, un gesto che va oltre lo sport, un tributo silenzioso a una terra che portava nel cognome materno e nel cuore.

La parabola del Mago non poteva che chiudersi dove tutto era iniziato. Dopo anni di esilio dorato, nel 2018 Luis torna a casa, al Palestino. Non è un ritorno per svernare: vince la Copa Chile, riportando il club al successo dopo quarant’anni, e partecipa alla Copa Libertadores. È un Jimenez diverso, con i capelli più corti e lo sguardo di chi ha visto il mondo, ma con lo stesso tocco vellutato che faceva innamorare il “Libero Liberati”.

Si ritira ufficialmente nel 2022, dopo un’ultima parentesi al Magallanes. A distanza di vent’anni da quel tacco a Parma, il ricordo del “Mago” (anche se a lui il nome non piaceva) rimane intatto: un calciatore che ha saputo essere “Gino” per i pragmatici e “artista” per i sognatori.

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