Domen Prevc è il nuovo Artù del salto con gli sci. Ha sfilato la spada piantata nella roccia da Matti Nykänen
Quanto realizzato da Domen Prevc durante i Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026 merita un ritorno e un approfondimento, perché il ventiseienne sloveno è riuscito a completare quello che tutti i mostri sacri del salto con gli sci avevano mancato di compiere, ossia affiancarsi a Matti Nykänen nel ruolo di chi ha saputo vincere su ogni fronte.
O meglio, l’atleta originario di Kranj (piccolo comune a pochi km da Lubiana) sta per affiancarsi all’iconico finlandese. Nel suo palmares manca ancora la Coppa del Mondo, che però arriverà a breve. D’altronde, il suo vantaggio in classifica generale è di 625 lunghezze e ne restano 1.000 a disposizione. Francamente, non si vede chi possa recuperargli una media di 63 punti/gara.
Sarebbe perfetto se la sicurezza della Sfera di cristallo arrivasse entro il 7 marzo. Nel qual caso, Domen avrebbe tracciato il cerchio perfetto nel giro di un anno solare, poiché la sua cavalcata trionfale è cominciata l’8 marzo 2025, giorno in cui si è fregiato della medaglia d’oro iridata a Trondheim.
A seguire, nell’inverno corrente, sono state conquistate la leggendaria Tournée dei 4 trampolini, l’affascinante oro mondiale di volo con gli sci e soprattutto il sacro oro olimpico. Un conseguimento che, nel suo caso, vale doppio, perché nessuno sloveno (neppure considerando i tempi della Yugoslavia) era stato in grado di trionfare nel contesto a Cinque cerchi. È stato più forte di tutto e di tutti, Domenator, come hanno cominciato (giustamente) a soprannominarlo.
La “Scala Reale” del salto con gli sci è, appunto, quella appena esposta: medaglia d’oro olimpica, Tournée dei 4 trampolini, medaglia d’oro iridata, medaglia d’oro ai mondiali di volo e Sfera di Cristallo. Matti Nykänen, autentica leggenda della disciplina, era stato l’unico a completarla. Unanimemente considerato un talento sopraffino, il finnico aveva toccato quote irraggiungibili per chiunque altro.
Jens Weissflog, che di Nykänen è stato il principale antagonista, non ha mai vinto l’oro ai mondiali di volo; nonostante la sua carriera ad alto livello sia durata più di un decennio. Successivamente, tanti saltatori hanno avuto i crismi per affiancarsi al finlandese, ma nessuno è riuscito a eguagliarlo, quasi vi fosse una sorta di aura divina attorno alla sua unicità.
Ad Andreas Goldberger, Martin Schmitt, Adam Malysz, Janne Ahonen, Simon Ammann, Gregor Schlierenzauer, Thomas Morgenstern, Kamil Stoch, Stefan Kraft e Ryoyo Kobayashi è sempre mancata (almeno) una delle cinque carte per chiudere la “Royal Flush”, diventata un’autentica chimera.
Nykänen, che dopo una vita di eccessi (in ogni senso) ha terminato la sua esistenza terrena nel 2019, è rimasto ineguagliato per ere sportive geologiche (perché tali sono i decenni). Considerando come i fuoriclasse avessero tutti “fallito” nell’estrarre la ‘Spada nella Roccia’ incastonata dal finnico, nessuno avrebbe mai pensato che potesse essere Domen Prevc ad assumere i contorni che ha assunto.
Il suo talento era indiscusso, soprattutto in termini di sensibilità in fase di volo. Non si spiegherebbe altrimenti la sua esplosione in età giovanile. Era, però, sempre stato un atleta da alti e bassi. Poi, il duro lavoro in palestra per aumentare la forza nei polpacci, il cambiamento regolamentare legato alle tute (che le ha rese meno performanti, permettendo alle doti naturali di emergere) e una nuova maturità personale si sono combinati. In questo modo, si è tramutato nell’Artù che il salto con gli sci attendeva da tempo e che mai si sarebbe pensato potesse reincarnarsi nella sua persona.
Anche questo fa parte della magia di uno sport unico, che durante i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 ha letteralmente visto cambiare la propria fisionomia storica, ammirando un cambiamento epocale nelle gerarchie pregresse della disciplina. Nykänen resta il GOAT, ma Domen Prevc è diventato l’unico a capire la sua stessa lingua, mettendosi addirittura a parlarla.
