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“A quella pisciazza una mazziata nessuno gliela toglie”, le intercettazioni con le minacce al dirigente Asl di Napoli nell’indagine sull’ospedale San Giovanni Bosco

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Pisciazza ce l’ha con noi… a quello una mazziata nessuno gliela toglie”. È senza freni l’ira di Salvatore e Pietro De Rosa, due dei quattro arrestati nell’inchiesta della Dda di Napoli – pm Alessandra Converso, procuratore aggiunto Sergio Amato, procuratore capo Nicola Gratteri – contro le infiltrazioni del clan Contini nell’ospedale San Giovanni Bosco. Traspare dalle intercettazioni. I De Rosa ce l’hanno con il manager della sanità Ciro Verdoliva, nominato a dicembre direttore generale dell’ufficio nazionale del Garante per la disabilità. All’epoca di queste conversazioni – nel 2019 – era commissario straordinario dell’Asl Napoli 1, dove ricade l’ospedale San Giovanni Bosco. Il governatore della Campania Vincenzo De Luca lo aveva spedito lì con urgenza, per risollevare le sorti di un ospedale travolto da ombre di malasanità e dallo scandalo delle formiche sul paziente intubato.

Nel suo generale repulisti, Verdoliva ha da poco cacciato gli abusivi dal parcheggio e sta estromettendo i De Rosa dalla gestione della buvette, del bar, delle macchinette automatiche. Inizierà per il manager una stagione di pressioni e minacce. Ha dato fastidio agli intoccabili. Emblematico il racconto dello ‘sfratto’ del bar, disposto nel febbraio 2019, uno dei primi atti della gestione commissariale. In quello stesso giorno Salvatore De Rosa, insieme al padre e al fratello, prova ad avere un incontro negli uffici commissariali e, al rifiuto, urlano: “mo’ chiamiamo tutta la famiglia, entriamo e sfondiamo la porta”. Ai carabinieri del Nas Verdoliva rivelerà che i De Rosa “giustificavano la richiesta di un colloquio in quanto ‘avevano un accordo con il dott. Forlenza e che questo accordo doveva essere rispettato”. Mario Forlenza era il precedente manager dell’Asl Napoli 1. Il passaggio di consegne a Verdoliva era stato breve e scarno: pochi fogli e pochi dati.

Più avanzava l’azione di Verdoliva, maggiori erano le resistenze che incontrava. Nel marzo 2019 il commissario dispone il distacco delle macchinette erogatrici di bevande illecitamente allacciate. Una manina camuffa e minimizza con le scritte ‘guasto’ sui vetri. Verdoliva chiede spiegazioni al direttore sanitario. “Dobbiamo far togliere quel cartello perché non è che son guaste hai capito?”. Il direttore, secondo la ricostruzione riportata nell’ordinanza firmata dalla giudice per le indagini preliminari, Ivana Salvatore, tentenna perché sa che quelle macchinette sono riconducibili ai De Rosa. Non procede alla rimozione immediata delle macchinette. Non affronta di petto la circostanza che i De Rosa avrebbero provato a rientrare nei locali del bar chiusi con le catene. Verdoliva ha l’impressione che il direttore sia intimorito e glielo dice esplicitamente: “ mi dai l’impressione di temere di avere paura …..allora se ci sono degli elementi che ti fanno temere qualcosa fammi capire dimmelo… ti voglio tutelare pure ….che ne so ma io non posso avere un direttore sanitario che…..come dire prende tempo a fare una cosa perché magari ha paura o altro fammi capire cosa sta succedendo”.

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