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Gualtieri a piazza Vittorio: la multiculturalità è una risorsa

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di Alessia de Antoniis

Piazza Vittorio Emanuele II si è trasformata ieri nel cuore pulsante della comunità cinese della capitale, e non solo. La “Festa di Capodanno Cinese della comunità cinese di Roma – Anno del Cavallo 2026” ha riunito centinaia di persone in una celebrazione che ha saputo andare ben oltre il folklore: un evento politicamente significativo, culturalmente denso, capace di raccontare quanto Roma sia ormai una città autenticamente plurale.

Ad aprire la festa è stato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che ha portato il saluto dell’amministrazione capitolina con parole che sono andate dritte al cuore della questione identitaria. “Questo appuntamento è ormai una grande festa popolare di Roma“, ha detto il sindaco, sottolineando come “il Capodanno Cinese sia entrato a pieno titolo nel calendario culturale della capitale”. Non una concessione alla multiculturalità, ma un riconoscimento di qualcosa che è già realtà: una comunità che lavora, costruisce, partecipa, e che ha contribuito in modo concreto allo sviluppo di interi quartieri, a partire dall’Esquilino, che ha ospitato la festa baciato dal sole di febbraio. “Celebrare il Capodanno Cinese significa riconoscere tutto questo, significa valorizzare il dialogo tra culture, rafforzare i legami sociali, promuovere una città inclusiva“, ha aggiunto.

Gualtieri ha anche rivelato un dettaglio personale: il Cavallo di Fuoco è il suo segno nello zodiaco cinese. “È una ricorrenza che torna dopo molto tempo e proprio per questo assume un significato speciale per me“, ha detto, trasformando un dato astrologico in un gesto di avvicinamento autentico. Ha poi richiamato la vocazione storica di Roma come città aperta al mondo, costruita da sempre sull’incontro tra popoli e tradizioni diverse, precisando con nettezza che “la multiculturalità non è un problema, ma una risorsa molto importante.” Un messaggio politico chiaro, pronunciato senza retorica, davanti a una piazza che ne era la dimostrazione vivente.

Al centro del suo discorso, il ruolo della comunità cinese nella vita cittadina. “Siete un ponte naturale tra culture diverse, una ricchezza per il futuro della nostra città“, ha detto Gualtieri, rivolgendosi direttamente ai presenti. E ancora: “Voi sentite con forza e con orgoglio la vostra appartenenza alla vostra comunità, il vostro legame solido con la madrepatria, ma al tempo stesso vi sentite cittadini romani.” Una doppia appartenenza che il sindaco non ha letto come tensione ma come valore, come modello. “L’anno del Cavallo di Fuoco è un invito a guardare avanti con fiducia, con energia, con responsabilità verso un futuro che possiamo costruire solo tutti insieme“, ha concluso.

A seguire è intervenuto Li Xiaoyou, Incaricato d’Affari ad interim e Ministro Consigliere dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, accolto da un lungo applauso. Il suo discorso ha intrecciato con equilibrio la dimensione festiva e quella geopolitica. “L’Anno del Cavallo – ha ricordato – è simbolo di forza e resilienza, qualità che la Cina ha dimostrato anche sul piano economico: il 14° Piano Quinquennale si è concluso con un PIL superiore ai 140.000 miliardi di yuan, pari a circa il 30% della crescita economica globale. Il 2026 – ha continuato Li Xiaoyou – apre il 15° Piano Quinquennale e, in questo nuovo ciclo, la Cina intende procedere fianco a fianco con l’Italia, con l’obiettivo dichiarato di contribuire insieme alla pace e allo sviluppo del mondo”.

Sul significato della festa, il Ministro è stato chiaro: “La Festa di Primavera è un grande momento di festa per la comunità cinese, ma è anche l’opportunità per gli italiani di conoscere meglio la cultura cinese.” Un’apertura che non è retorica diplomatica, ma descrizione di ciò che stava accadendo in piazza in quel momento. “I nostri connazionali portano sempre nel cuore la patria“, ha aggiunto, con una frase che racchiude la condizione di ogni diaspora: il filo invisibile che lega chi vive lontano alla propria origine. La visione di lungo periodo l’ha affidata a un’espressione che è insieme ambizione politica e filosofia: “Costruire una comunità con un futuro condiviso per tutta l’umanità.

Auguro che le collaborazioni tra Cina e Italia avanzino come un cavallo al galoppo“, ha concluso, con un’immagine che conteneva una visione precisa: quella di un rapporto bilaterale in accelerazione, fondato su scambi reali tra comunità, istituzioni e culture.

L’evento era patrocinato da realtà istituzionali di primo piano — l’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, il Governo di Roma Capitale, il Municipio I e la Città Metropolitana di Roma — e organizzato da un fronte largo e articolato della diaspora: camere di commercio, associazioni regionali, federazioni rappresentative della comunità cinese in Italia, a testimonianza di una comunità strutturata, radicata, capace di fare sistema.

Ciò che Piazza Vittorio ha consegnato ieri va oltre la cronaca di una festa. È l’immagine di una città che sceglie consapevolmente di riconoscersi nelle sue comunità; che trova nella diversità non una sfida da gestire ma una storia da raccontare. Le giovani generazioni cinesi cresciute a Roma sono un ponte naturale tra culture, una ricchezza per il futuro della città perché uniscono radici solide e piena appartenenza alla realtà romana. E la Festa di Primavera, anno dopo anno, è diventata il momento in cui quel ponte si vede, si cammina, si celebra insieme.

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