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Anche nel cuore di Roma un corteo per Quentin: “Fermiamo la violenza politica”

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Anche Roma, in un gemellaggio ideale con Lione, ricorda Quentin Deranque, il giovane di destra pestato a morte da un commando antifascista nei pressi dell’università della cittadina francese. Da Largo di Torre Argentina si è snodato un corteo pacifico e silenzioso in omaggio allo studente morto sabato scorso dopo due giorni di coma. Per dire no alla violenza politica che è tornata a insanguinare le piazze d’Europa. Alla manifestazione senza simboli di partito, promossa da Gioventù nazionale, hanno aderito tutte le organizzazioni giovanili di centrodestra e una delegazione di Italia Viva. Presente anche  Nazione futura con Francesco Giubilei.

A Roma corteo in ricordo di Quentin Deranque

Un migliaio circa i ragazzi e le ragazze che hanno sfilato in silenzio dietro lo striscione con la scritta “Fermiamo la violenza politica. Justice pour Quentin” in direzione del Campidoglio, dove si è concluso il corteo. Un tributo consapevole all’ultima vittima di un clima di odio che vorrebbe riportare le lancette della storia indietro nel buio degli anni di piombo. Un tripudio di bandiere tricolori dietro una grande bandiera francese. Tra i cartelli esposti alcuni con la scritta “Il vostro odio contro il nostro amore”, “De Lyon a Rome: même violence”. All’evento non hanno aderito le organizzazioni di sinistra che, come in Francia, fanno una grande fatica a prendere le distanze dalle frange estreme che nel nome dell’antifascismo militante arrivano a uccidere di botte uno studente 23enne ‘colpevole’ di essere di destra. E di aver difeso alcune ragazze di un collettivo identitario femminile aggredite e accerchiate da un gruppo di antifascisti durante un sit in.

Bandiere tricolore dietro lo striscione: Fermiamo la violenza politica

A Roma i giovani presenti al corteo (tra questi il presidente romano di Gioventù nazionale Francesco Todde e il presidente nazionale Fabio Roscani) hanno voluto lanciare un forte appello per spegnere l’odio e la violenza politica, perché il sacrificio di un giovane francese diventi un monito per tutta Europa. Chiara fin da subito la regia politica del pestaggio brutale di Quentin che ha messo in luce le connivenze tra il partito di estrema sinistra francese, France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e la Jeune Garde Antifasciste, organizzazione dedita alla violenza antifa, sciolta nel 2025  dal governo francese. Tra gli arrestati per l’omicidio anche l’ormai ex assistente parlamentare di Raphaël Arnault, fondatore della Giovane Guardia, inserito dal governo francese nella lista delle persone considerate “minaccia alla sicurezza nazionale” ed eletto in Parlamento con France Insoumise.

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