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Carnevale Ivrea, i giovani dei Diavoli trainano i veterani: «Valori ma anche novità strabilianti»

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IVREA. Un esordio che piace quello dei Diavoli in piazza Freguglia. Forse all’inizio i veterani della squadra erano più scettici e i giovani invece già pronti a provare il cambiamento, ma ora, dopo la prima giornata di battaglia, tutti sono convinti che la novità alla fine si è rivelata una buona idea.

«All’inizio eravamo scettici nei confronti di questa nuova sfida. Poi ci siamo ricreduti e il merito è dei giovani, che sono capaci di convincerci, come il nostro presidente Marco Lupato – commentano gli storici Renzo Zucca, Pietro Lupato, Lucio Monte e Lorenzo Munaro –. Siamo gli anziani della squadra, quelli che dopo una precedente esperienza nella Morte, trovandosi in un bar di Colleretto Giacosa all’inizio degli anni ’70, perché la maggior parte dei Diavoli viene da fuori Ivrea, pensarono di dar vita a un nuovo gruppo di aranceri».

E così iniziarono insieme a tirare le arance: «All’inizio eravamo 38 in tutto, comprese le mascotte. Ultimamente eravamo abituati a vedere questo angolo di piazza Freguglia come un parcheggio, ma ora è chiaro l’enorme potenziale. Inoltre, si è creata una convergenza unica con la vicinanza della sede e di Diavolandia. Al Rondolino abbiamo vinto tutto e ora comincia un nuovo corso guardando al futuro della squadra. In questo spazio, inoltre, ci siamo solo noi, con i nostri valori e ciò che per noi rappresenta la battaglia delle arance».

I magnifici quattro sono anche gli ideatori dell’Osteria del Diavolo, uno spazio nato pensando ai giovani: «Volevamo fare in modo che i nostri ragazzi rimanessero nella piazza, trovando qui uno spazio per rifocillarsi, a costo zero, capace di dare loro un servizio e creare affiatamento con il gruppo nell’area di tiro. Dopo ci hanno pensato anche molti altri».

I giovani sono al centro di tutti i ragionamenti della squadra dei Diavoli: «Questa nuova guida, caratterizzata da giovani, ha saputo fare cose strabilianti senza mai perdere di vista le tradizioni – spiegano ancora –. E questo si deve all’aver saputo tramandare questa passione. La paura che il passaggio potesse peggiorare la situazione è passato. Anzi, è anche meglio. Lo dimostra il grande lavoro fatto con la nostra sede. Uno spazio molto apprezzato che accoglie anche i bambini delle scuole dell’infanzia. Anche questo significa seminare per il futuro e, in fondo, le associazioni degli aranceri sono le uniche in grado di attirare l’attenzione delle giovani generazioni». «Da Diavolo, posso dire che era tempo di cambiamento e la squadra, con spirito da servizio, e anche un po’ da leader come è nel suo stile, ha deciso di dare l’esempio – commenta il manager Fabio Vaccarono, anche componente del Cda della Fondazione del Carnevale –. Non a caso abbiamo raggiunto 13 primi posti nel Carnevale. La squadra è capace di guardare avanti e di bilanciare, come in questo caso nell’avvicinarsi a uno spazio nuovo. Perché come ci piace sempre dire, sono i Diavoli ad aver reso grande il Rondolino, non il contrario».

La convinzione è altrettanto forte tra i giovani: «Siamo pronti al cambiamento – conferma Matteo Dedato, 21 anni, iscritto da sempre grazie ai suoi genitori –. Con gli amici abbiamo fondato la Banda Freguglia - L’inizio dell’inferno. Siamo 12 per ora, ma cresceremo. Mio nonno era un Diavolo, i miei genitori pure e anche per me significa tutto». È lo stesso per Alessio Ranzi, Manuel Cagnoni ed Enrico Spattini, over 30 di Biella, presenti da anni: «Abbiamo il nostro gruppo, Porco Diavolo, e ad unirci è l’amicizia. L’importante per noi è ritrovarsi qui ogni anno e vivere la festa insieme».