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L’ex pm Venditti: «Tradito dalla giustizia: perciò voterò sì al referendum»

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PAVIA. «Dopo che sono stato un uomo della Giustizia per oltre 40 anni mi sento tradito dalla giustizia e non mi aspetto più nulla di buono. Se il pubblico ministero intende fare il pm in questo modo, soltanto sostenendo l’accusa, non c’entra nulla con la carriera dei magistrati. E allora le carriere devono essere separate. Io voterò sì al referendum». Mario Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia, lo ha dichiarato ieri sera in tv a “Quarta Repubblica”, il programma di Nicola Porro. Venditti, che è indagato per corruzione in atti giudiziari nel filone su Garlasco e nell’inchiesta sul “Sistema Pavia” relativa alle auto noleggiate in procura, ha incassato la vittoria in Cassazione sul sequestro dei suoi telefonini, che quindi non potranno essere utilizzati per proseguire le indagini a suo carico. Rispondendo alle domande con a fianco il suo avvocato, Domenico Aiello, ha legato la sua vicenda personale a una riflessione più ampia sulla giustizia.

«Un pm corrotto fa notizia»

«Nei miei confronti è stata avviata una campagna denigratoria che non si è mai vista – ha dichiarato –. La procura di Pavia trova uno scarabocchio - perché quello è uno scarabocchio, il famoso “Venditti gip archivia per 20-30 euro - passano mesi e nessuno sente l’autore di quello scarabocchio, poi finalmente questa persona dice che in realtà quella cifra era un preventivo di spese legali. Nessuno mi ha corrotto. Ma io sono il mostro da sbattere in prima pagina, per dare valore all’indagine, perché un procuratore corrotto fa notizia».

Il referendum

Sul referendum sulla giustizia ha aggiunto: «E io per difendermi cosa devo fare? Visto che non fanno indagini a mio favore e poiché il codice di procedura penale prevede che l’indagato possa svolgere indagini difensive con il suo avvocato, questo è quello che farò. Se il pm vuole fare il pm solo sostenendo l’accusa allora le carriere devono essere separate e voterò sì al referendum».

La perquisizione

Ripercorrendo la perquisizione a suo carico, Venditti ha spiegato: «Ho avuto a che fare con tanti indagati, con tanti condannati, mi sono sempre comportato correttamente. Questa stessa correttezza però non la vedo negli attuali inquirenti di Pavia e di Brescia. Stavo preparando il caffè, avevo appena acceso la televisione, sento citofonare la guardia di finanza e mentre i finanzieri stanno percorrendo il cortile sento al telegiornale la notizia che era in corso una perquisizione della mia abitazione». Per l’avvocato Aiello «un’aggressione senza pari». E alla domanda sul “ragionevole dubbio” e sulle scelte fatte per il caso Garlasco, Venditti ha risposto: «Rifarei quello che ho fatto. Alla fine si torna sempre al punto di partenza, perché a ogni consulenza se ne contrapponeva un’altra ed è quello che sta avvenendo adesso». E sulle contestazioni relative a presunti “buchi” nelle intercettazioni: «Era un’indagine di omicidio, a me interessavano soltanto le conversazioni da cui si potessero trarre elementi per chiarire l’omicidio di Chiara Poggi. Dei soldi, delle imprese, non me ne importava niente».

«Un falso di cui mi renderanno conto»

L’ex pm Mario Venditti ha attaccato anche il filone d’inchiesta sulla presunta gestione irregolare delle auto noleggiate in Procura e sui rapporti con la società dei fratelli D’Arena, fornitrice anche del servizio intercettazioni. «Un’Audi Q5 l’ho acquistata come fine leasing da una finanziaria, per 26.500 euro, non un prezzo di favore. Dai fratelli D’Arena, qualche anno prima, avevo acquistato un’Audi Q2: ho pagato 33.000 euro in bonifici. C’è tutto scritto nell’informativa della Finanza, quindi lo sapevano che avevo pagato. Questo è un falso».