Aiava annuncia il ritiro: “Addio al ‘fidanzato tossico’ che è il tennis”
Ci sono carriere che sfuggono a ogni logica, che seguono traiettorie particolari e difficilmente incasellabili negli schemi abituali.
Destanee Aiava è senz’altro una di quelle giocatrici che ha sempre fatto le cose a modo suo. Dall’inizio alla fine. Sin da quando, nel 2017 a soli 17 anni è diventata la prima tennista nata negli anni 2000 a vincere un match WTA, per poi consacrarsi come la prima del terzo millennio a prendere parte a uno Slam.
Tuttavia, la carriera dell’australiana di origine maori ha vissuto di sogni e belle speranze, più che di risultati concreti. E da numero 258 del mondo, Aiava ha annunciato che alla fine del 2026 appenderà la racchetta al chiodo in via definitiva.
Aiava: “Il tennis un fidanzato tossico. Mi chiedo se ne sia valsa la pena”
“Dal momento in cui ho fatto la mia prima lezione al Casey Tennis Club, tutta la mia vita è stata il tennis. Mi sono spesso chiesta come sarebbe stata la mia vita se avessi scelto qualcos’altro e se tutto ciò che ho sacrificato per questo sport fosse davvero valso il prezzo”.
Destanee affida al proprio profilo Instagram l’annuncio del ritiro, che nei toni e nel contenuto assume più i contorni di un vero e proprio J’accuse verso il tennis e le sue dinamiche.
“C’è stato un momento nella mia carriera in cui ero arrivata a quel punto che precede la grande svolta, quando il mondo è ai tuoi piedi e nulla può toccarti” prosegue. “Avevo solo 17 anni, impreparata e pericolosamente ingenua rispetto alle conseguenze del fidarmi delle persone sbagliate. La traiettoria della mia carriera non è mai più stata la stessa dopo allora”.
Aiava non ha mai nascosto di aver lottato con la propria mente, di aver toccato il fondo. Una battaglia continua con se stessa, in cui il tennis evidentemente non è stato un fedele alleato, bensì: “il mio fidanzato tossico”, come se quella pallina gialla fosse un atomo opaco del male che la attanagliava.
“A volte sono andata avanti a giocare perché sentivo non solo che lo dovevo a me stessa, ma anche a tutti coloro che mi hanno aiutato durante la mia carriera per provare e tornare dove (sulla carta) mi competeva” spiega. “Altre volte ho proseguito perché ero troppo spaventata per ricominciare. O ero annoiata. Non sapevo neppure chi fossi al di fuori del tennis o quale fosse la mia vera passione. Ero costantemente alla ricerca di quel qualcosa che mi desse pace e non dolore”.
Aiava: “Il tennis si nasconde dietro classe e eleganza, ma cela una cultura discriminatoria”
Infine Aiava non si risparmia un virulento attacco a tutto il mondo del tennis. Senza esclusione di colpi.
Innanzi tutto non le manda a dire a “tutti quelli nella comunità del tennis che mi hanno mai fatta sentire inferiore” e a quelle “persone che stanno dietro a uno schermo sui social media, commentando il mio corpo, la mia carriera o qualsiasi cosa vogliano criticare”.
Poi arriva il passaggio più forte di tutto il messaggio. Quel fidanzato tossico, come lo ha definito poche righe avanti, è per Aiava “uno sport che si nasconde dietro i cosiddetti valori di classe ed eleganza. Dietro gli abiti bianchi e le tradizioni c’è una cultura razzista, misogina, omofoba e ostile verso chiunque non rientri nello schema”.
L’australiana, cresciuta nel mito di Serena Williams, è un fiume in piena. “La vita non è fatta per essere vissuta nella miseria o a metà. Il mio obiettivo finale è potermi svegliare ogni giorno e dire sinceramente di amare quello che faccio – e penso che tutti meritino questa possibilità”.
“Ho 25 anni, ne compio 26 quest’anno e mi sento così indietro rispetto a tutti gli altri, come se stessi ricominciando da zero” conclude. “Ho anche paura. Ma è meglio che vivere una vita che non è in linea con ciò che sono, o stare in mezzo a continui confronti e perdere me stessa”.
Aiava vuole comunque concedersi un ultimo ballo sul circuito. E lo farà sicuramente a suo modo, provando a dare un senso a queste parole.
