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E (anche) sul fronte sicurezza il campo largo continua a mostrare la sua “insicurezza”

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La sicurezza è la cornice dentro la quale ciascuno può esercitare appieno e davvero la propria libertà. Per il governo Meloni il diritto alla sicurezza rappresenta l’impronta sociale della sua agenda, perché i primi a goderne sono gli stessi che finiscono per essere i più esposti quando questa viene a mancare: i ceti popolari. Ecco perché fin dal suo insediamento il tema è stato affrontato, in più provvedimenti, a 360°: dalla tutela dei proprietari di casa dalle occupazioni a quella degli anziani nei confronti delle truffe; dalle norme anti-accattonaggio alla “bonifica” di interi quartieri dalla morsa della criminalità come è avvenuto a Caivano.

L’ultimo pacchetto presentato ieri prevede, fra le altre cose, un’ulteriore difesa di luoghi sensibili, come le stazioni, dalla piaga della microcriminalità; lotta serrata all’utilizzo dei coltelli da parte di “maranza” e baby gang; regole di ingaggio chiare e libertà – nella responsabilità – delle forze dell’ordine di poter svolgere il proprio lavoro a difesa dei cittadini: senza più finire indagati “d’ufficio” (con tutto il calvario che comporta) davanti all’evidenza di aver agito per difesa. Senza dimenticare, dopo le violenze dei fan di Askatasuna, il fermo preventivo: una misura introdotta per scongiurare, almeno per 12 ore, che possano partecipare ai cortei più “caldi” soggetti con una fedina penale o un curriculum disobbediente conclamati.

Queste le misure principali nei confronti delle quali – smentendo platealmente l’indignazione che avevano dissimulato per qualche giorno, dopo le aggressioni degli estremisti dei centri sociali a Torino contro gli agenti – le opposizioni hanno subito alzato la voce al grido di «svolta illiberale». Un riflesso pavloviano che grava soprattutto sul Pd. L’ennesima occasione persa, per Elly Schlein, per assumere una postura realista e realmente popolare su un tema sul quale il campo largo paga un vuoto programmatico, aggravato dalle politiche lassiste dei suoi governi sul fronte dell’immigrazione e dal “clima” referendario che alcuni giudici continuano a far emergere, depotenziando (quando non boicottando) le stesse operazioni delle forze dell’ordine.

Eppure stavolta era giunto un appello ufficiale di Giorgia Meloni proprio alla dirimpettaia del Pd, la quale a sua volta aveva telefonato alla premier alla luce del brutale pestaggio subito dal poliziotto da parte degli autonomi. Sembrava l’inizio di una presa di coscienza, da parte della sinistra, che assecondare la linea dei centri sociali significa imboccare una via senza uscita. L’invito della premier era trovare un accordo sul “contesto” (su una risoluzione) non sul testo normativo: un gesto repubblicano, su un tema che affligge molto gli italiani e dove la destra ha decisamente più carte da giocare della sinistra. Non si è trattato di “sfida” al Pd e a Schlein. Tutt’altro. Un’occasione per giunta, per la segretaria dem, di affermare la propria leadership sulla sua coalizione. È andata al contrario.

È più forte di loro: l’opposizione rifiuta, puntualmente, di riconoscersi in una cornice nazionale. Soprattutto la principale esponente del campo largo, poi, non riesce mai a fare quello scatto in avanti. Come si fa, a quasi una settimana dal fattaccio, a non prendere le distanze una volta per tutte dalla “causa” di Askatasuna? Quando i suoi esponenti hanno rivendicato la guerriglia contro lo Stato? Come si fa a chiedere «più prevenzione» nei confronti dei violenti e poi a stracciarsi le vesti quando l’esecutivo introduce proprio una misura presente in mezza Europa? Come si fa a non capire che per gli italiani la sicurezza sarà uno dei principali temi che li convinceranno a recarsi alle urne?

È la conferma che non solo non hanno una ricetta per garantire protezione ed equità ai cittadini (chiaro il cortocircuito con la loro politica delle “porte aperte” e dei sociologismi) ma nemmeno il buon senso tattico di accomodarsi sotto l’ombrello dell’unità nazionale. La naturale conseguenza è la rilevazione di Youtrend: che ha certificato – ancora una volta – come i ceti sociali più svantaggiati votano per il centrodestra e FdI nello specifico mentre il Pd è stabilmente orma il partito delle Ztl. Uno dei principali motivi è esattamente questo: anche sulla sicurezza i tipi del campo largo sono immaturi. Troppo “insicuri”.

 

 

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