La peggior cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di sempre (ma non la più controversa e tragica)
La peggior cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di sempre (ma non la più controversa e tragica)
Doveva essere la vetrina definitiva della Russia moderna. È diventata, in pochi secondi, la cerimonia d’apertura più imbarazzante delle Olimpiadi invernali. Succede tutto il 7 febbraio 2014, allo Stadio Olimpico di Sochi, davanti a oltre un miliardo di spettatori nel mondo. Cinque fiocchi di neve sospesi in aria dovrebbero trasformarsi nei cinque cerchi olimpici. Ma qualcosa va storto. Il quinto cerchio non si apre. Rimane un fiocco. Il mondo se ne accorge subito.
Quella di Sochi 2014 non è una leggenda metropolitana, né un’esagerazione postuma: è un episodio reale, documentato, diventato in tempo reale un simbolo globale di fallimento organizzativo. Ed è solo l’inizio.
Il momento che ha fatto il giro del mondo
La sequenza è studiata per essere perfetta. Musica solenne, coreografie millimetriche, tecnologia avanzata. Quattro cerchi si aprono regolarmente. Il quinto no. La regia internazionale prova a mascherare l’errore, ma è inutile: l’inquadratura è troppo ampia, l’errore troppo evidente. In pochi minuti i social esplodono. Meme, battute, ironie. Il simbolo olimpico incompleto diventa la metafora dell’intera Olimpiade.
Negli Stati Uniti la NBC, che trasmette l’evento in differita, usa una registrazione alternativa in cui il cerchio risulta aperto. Il tentativo di “correzione” viene scoperto quasi subito e peggiora la percezione dell’evento.
Un’Olimpiade già sotto accusa
Il problema è che la cerimonia arriva al termine di un percorso già segnato dalle polemiche. Sochi 2014 è l’Olimpiade invernale più costosa della storia: oltre 50 miliardi di dollari, più di qualsiasi edizione estiva precedente. Un costo sproporzionato, giustificato ufficialmente con infrastrutture, sicurezza e rilancio del territorio.
Ma già prima dell’accensione del braciere olimpico si parla di corruzione, appalti gonfiati, ritardi nei lavori e strutture incompiute. Atleti e giornalisti raccontano hotel non finiti, ascensori rotti, acqua non potabile. Il cerchio che non si apre sembra la rappresentazione visiva di un sistema che non funziona.
Sicurezza e tensione internazionale
Sochi 2014 si svolge inoltre in un clima geopolitico tesissimo. La città è a poche centinaia di chilometri dal Caucaso, area segnata da instabilità e terrorismo. La sicurezza è imponente, quasi opprimente. Controlli ovunque, militari armati, zone blindate. L’atmosfera è tutto fuorché festosa.
A questo si aggiungono le critiche internazionali alle leggi russe contro la comunità LGBTQ+, che portano a proteste, boicottaggi simbolici e dichiarazioni di leader politici occidentali. La cerimonia d’apertura, invece di unire, amplifica le divisioni.
Una perfezione solo apparente
Dal punto di vista artistico, la cerimonia di Sochi è ambiziosa: un racconto della storia russa, dalla letteratura all’era sovietica, con decine di migliaia di figuranti. Ma è anche fredda, lunga, autocelebrativa. Più una dimostrazione di potenza che una festa sportiva.
Il problema non è solo il cerchio mancato. È la sensazione diffusa che tutto sia costruito per impressionare, non per emozionare. E quando la macchina perfetta mostra una crepa, quella crepa diventa enorme.
Il contraccolpo nei giorni successivi
L’Olimpiade prosegue, lo sport regala momenti memorabili, ma l’immagine è ormai compromessa. Ogni piccolo problema viene ingigantito. Ogni disservizio diventa virale. La cerimonia d’apertura resta il punto di riferimento negativo a cui tutto viene paragonato.
Quattro anni dopo, durante la cerimonia di chiusura di PyeongChang 2018, la Russia prova a esorcizzare l’episodio: una coreografia riproduce volontariamente quattro cerchi e un fiocco di neve, che si apre solo alla fine. Il pubblico ride. Ma il danno reputazionale è già stato fatto.
Perché Sochi 2014 è ricordata come la peggiore apertura, ma non la più controversa
Non perché sia stata tecnicamente la più disastrosa. Non perché mancasse lo spettacolo. Ma perché ha concentrato in un solo momento tutto ciò che non dovrebbe essere un’Olimpiade: eccesso, propaganda, rigidità, mancanza di spontaneità.
Quel cerchio che non si apre non è solo un errore tecnico. È diventato il simbolo di un evento che voleva essere perfetto e ha finito per raccontare esattamente il contrario. Per questo, ancora oggi, quando si parla di cerimonie olimpiche riuscite male, il pensiero corre sempre lì: Sochi 2014.
Per quanto riguarda, però, l’olimpiade più controversa non possiamo che citare quella di quattro anni prima: Vancouver 2010. CLICCA QUI, PER LA STORIA DEL TRAGICO INIZIO DELLE OLIMPIADI CANADESI.
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