Il Giornale dell’Agricoltura: La responsabilità di coltivare il futuro del Paese
L’agricoltura italiana non è più soltanto un comparto produttivo: è uno spazio di decisione, confronto e responsabilità. È da qui che passa una parte rilevante della tenuta economica del Paese, soprattutto in una fase in cui il settore primario è chiamato a rispondere contemporaneamente a pressioni ambientali, tensioni di mercato e a un quadro normativo europeo in continua evoluzione. Il dibattito che attraversa oggi il mondo agricolo ruota attorno a una questione centrale: come rendere sostenibile il sistema senza comprometterne la competitività. Un equilibrio tutt’altro che scontato, come emerso con chiarezza nel confronto tra istituzioni, imprese e rappresentanze di settore. Da un lato, la necessità di rafforzare le filiere e tutelare il reddito degli operatori; dall’altro, l’urgenza di governare il cambiamento senza subirlo, evitando che la transizione diventi un fattore di indebolimento produttivo. In questo contesto, il tema dell’acqua si conferma decisivo. Gli interventi di WUA hanno evidenziato come la gestione idrica non possa più essere affrontata in chiave emergenziale. Servono infrastrutture, programmazione e una governance capace di tenere insieme agricoltura, ambiente ed energia. L’acqua diventa così un vero fattore produttivo strategico, soprattutto in un Paese sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico. Accanto alla questione idrica, il confronto ha messo a fuoco il nodo della sostenibilità economica delle imprese. Il contributo di JN ha richiamato l’attenzione sulla necessità di strumenti finanziari adeguati, innovazione tecnologica e accesso al credito, elementi indispensabili per accompagnare la transizione. Perché senza redditività non esiste sostenibilità possibile, e senza imprese solide ogni obiettivo resta sulla carta. È in questo quadro che si inserisce anche la riflessione portata da Massimiliano Giansanti, che ha ricondotto il tema della sostenibilità alla sua dimensione più concreta: la tenuta economica delle aziende agricole e il loro ruolo lungo l’intera filiera. Un richiamo alla responsabilità di costruire politiche e strumenti capaci di rafforzare chi produce, evitando di scaricare sulle imprese il peso di scelte non governate. Il ruolo delle istituzioni resta quindi centrale. La linea indicata dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida si muove nella stessa direzione, rivendicando un approccio pragmatico fondato sulla difesa delle filiere strategiche, sulla reciprocità nei mercati e su politiche agricole che non penalizzino chi opera nel rispetto di regole stringenti. Un’impostazione che trova ascolto in un settore che chiede meno ideologia e più concretezza. Emergono così alcune priorità condivise: investire in innovazione, rafforzare la cooperazione lungo la filiera, rendere strutturali gli interventi su acqua ed energia, valorizzare il ruolo delle imprese agricole come presidio economico e territoriale. Non slogan, ma condizioni operative per restare competitivi. Il quadro che ne deriva è quello di un’agricoltura che chiede di essere governata, non celebrata. Un settore che non rivendica centralità simbolica, ma attenzione politica e industriale, perché dalle sue scelte passa una parte rilevante del futuro economico del Paese. In un’epoca di incertezza crescente, la libertà e la pluralità della produzione agricola sono la condizione necessaria per continuare a essere un Paese capace di scegliere il proprio domani.
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