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Ciclone Harry, il governo ha la soluzione: risarcire i meridionali coi loro stessi soldi

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Mentre a Niscemi gli edifici continuano a crollare, con oltre 1.300 sfollati senza casa, in uno scenario catastrofico che vede Sicilia, Calabria e Sardegna contare oltre 2,5 miliardi di euro di danni, appare sempre più evidente come la problematica nazionale cesserà di esistere quando il clamore mediatico terminerà. Dopodiché, la questione verrà declassificata come ‘meridionale’ e, quindi, da ristorare coi fondi già destinati ai cittadini del Sud. In altre parole, se il cataclisma fosse avvenuto al Nord, si sarebbero attivati ben altri meccanismi emergenziali e, come già avvenuto, sarebbe stato lo Stato a risarcire i danni.

Senza andare troppo indietro nel tempo, per far fronte all’alluvione in Emilia-Romagna, nel 2023, sono stati stanziati oltre 2,5 miliardi di euro per le zone colpite, prevedendo misure straordinarie pur di far cassa. Addirittura s’è autorizzata l’Agenzia delle dogane e dei monopoli ad effettuare estrazioni straordinarie del Lotto e del Superenalotto. E, ancora, s’è introdotto un sovrapprezzo di un euro per l’accesso ai musei statali così come si sono venduti i beni mobili oggetto di confisca amministrativa dell’agenzia delle Dogane. Insomma, per questa catastrofe sono stati tutti gli italiani a mettere mano al portafoglio, com’è giusto che sia. Un po’ come avvenne a seguito dell’alluvione della Valtellina, nel 1987, quando furono stanziati 2.400 miliardi di lire, pari a 1,2 miliardi di euro, un importo con pochi precedenti nella storia.

E per i territori colpiti dal ciclone Harry che ha flagellato Sicilia, Sardegna e Calabria? Al momento risultano pervenuti sui tavoli regionali appena 100 milioni, un venticinquesimo dei danni calcolati. Ma non vi preoccupate, perché il governo ha già in mente altre soluzioni, e cioè di risarcire i meridionali coi loro stessi soldi. Un po’ come il gioco delle tre carte.

Che significa? Che mentre per l’Emilia Romagna lo Stato è arrivato ad aumentare il prezzo dei biglietti dei musei pur di far cassa, per il cataclisma che ha attanagliato negli ultimi giorni il Sud, con una frana più imponente di quella del Vajont, il governo sembra intenzionato ad utilizzare le risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. Almeno questo è ciò che ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani: “Per reperire ulteriori risorse, raccogliendo l’appello della premier, stiamo valutando anche il disimpegno di alcuni fondi Fsc che non hanno rispettato il cronoprogramma”.

Per chi non lo sapesse, il fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) rappresenta uno strumento cardine della cornice di politica di coesione che sorregge, in particolare per il Mezzogiorno, un percorso di sviluppo economico, sociale e territoriale che mira a ridurre le disparità storiche tra le diverse aree del paese. Tra l’altro, il suo utilizzo è già vincolato, per l’80%, alle regioni meridionali. Il che significa che l’Esecutivo, anziché utilizzare risorse nazionali per ristorare i danni, vuole far cassa attraverso una dotazione straordinaria (l’FSC) che dovrebbe essere utilizzata per altri scopi, ovvero per ridurre i divari territoriali, e non certo per pagare i danni post-cataclismi.

Il quesito è: perché a ristorare l’alluvione dell’Emilia sono stati tutti gli italiani mentre i danni dell’uragano Harry devono essere rimborsati con una dotazione che, per l’80%, è già prevista per il Mezzogiorno e, per di più, destinata a ben altro, ovvero ad assottigliare il gap Nord-Sud?

Probabilmente, perché lo Stato non è nemmeno in grado di utilizzare i fondi FSC come dovrebbe. Basti pensare che, analizzando i dati della Programmazione FSC 2021-2027 (aggiornati al 30 giugno 2025), si desume che “rispetto al totale di risorse programmate nell’ambito degli accordi per la coesione, a valere sulla programmazione Fsc 2021-2027 e sul Fondo di Rotazione pari complessivamente a circa 30 miliardi di euro, l’avanzamento in termini di impegni presi ammonta al 12,6%. Analogamente, i pagamenti effettivamente messi in campo sfiorano appena il 3,8%”. E quindi, dato che questa dotazione si usa poco e male, allora è lecito utilizzarla come bancomat di disastri naturali al Sud. Insomma, è evidente che esistono sismi e alluvioni di serie A e di serie B, secondo la latitudine in cui si verificano.

L'articolo Ciclone Harry, il governo ha la soluzione: risarcire i meridionali coi loro stessi soldi proviene da Il Fatto Quotidiano.