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COSÌ NON È DA CHAMPIONS

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Un kappaò sfortunato, brutto e doloroso. La Roma esce dal Bluenergy Stadium con una sconfitta per 1-0 che pesa doppio: per il risultato in sé e per le conseguenze in classifica. Il quarto posto sfuma, la Juventus scappa a +2 e ora i giallorossi sono chiamati a inseguire. Non è una caduta fragorosa, ma è di quelle che lasciano il segno, perché mette a nudo limiti strutturali che, da qui in avanti, rischiano di accompagnare la stagione.

La partita è esattamente quella che si temeva alla vigilia. L’Udinese gioca su intensità, fisicità e duelli, portando il match dove voleva. La Roma, invece, parte male, subisce il ritmo e rischia grosso già nei primi minuti, salvata da uno Svilar decisivo sul destro potente di Atta. Col passare del tempo i giallorossi provano a risalire, ma la crescita resta timida: possesso più ordinato, zero incisività. Dalle parti di Okoye, nel primo tempo, non arriva nulla di davvero pericoloso.

Davanti, le assenze pesano come macigni. Fuori Dybala, El Shaarawy, Ferguson e Dovbyk, l’attacco è ridotto all’osso. Malen delude, è vero, ma viene anche servito poco e male, spesso isolato e costretto a inventarsi qualcosa da solo contro una difesa fisica e ben organizzata. In mezzo al campo manca terribilmente Manu Koné: senza di lui la Roma perde gamba, recuperi e capacità di reggere l’urto.

La ripresa si apre con un episodio che decide la gara e che sa di beffa. Punizione di Ekkelenkamp, deviazione decisiva di Malen in barriera e traiettoria che inganna Svilar. È il classico gol che cambia tutto di una partita che vive sugli episodi. La Roma prova a reagire, ma lo fa in modo confuso e sterile. Un classico di quando va sotto nel punteggio. L’Udinese invece ci va a nozze: si chiude a riccio e riparte. Gasperini pesca dalla panchina, ma le scelte sono obbligate: dentro i giovanissimi Venturino e Vaz, poi Pisilli e Tsimikas. Energia, sì. Qualità e peso offensivo, no. La squadra non riesce mai a dare la sensazione di poter ribaltare il risultato.

Le uniche vere occasioni arrivano nel finale, quasi per inerzia: il gol di Cristante annullato per fuorigioco e il miracolo di Okoye su Mancini nel recupero. Troppo poco, troppo tardi. Perché la verità è che, al netto della sfortuna, la Roma gioca una partita dimenticabile, senza idee né continuità.

La sconfitta fa male proprio per questo. Non tanto per il singolo episodio, quanto perché racconta di una squadra che, con organico ridotto e assenze pesanti, fatica tremendamente a produrre gioco e occasioni. La corsa alla Champions si complica e sarà una rincorsa vera, contro una concorrenza che non aspetta.

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Ora testa al Cagliari, tra una settimana all’Olimpico. Gasperini potrà contare su Bryan Zaragoza, promosso dal tecnico nelle parole del post partita, e soprattutto sulla reazione emotiva di un gruppo che fin qui ha sempre saputo rialzarsi dopo i passi falsi. Servirà farlo ancora, in fretta. Perché il margine d’errore, da qui in avanti, comincia davvero ad assottigliarsi.

Giallorossi.net – Andrea Fiorini

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