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Beatrice Venezi incanta anche Trieste: otto minuti di applausi al Teatro Verdi: “Brava l’orchestra, bravo il maestro” (video)

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Il Teatro Verdi di Trieste ha accolto con otto minuti di applausi il maestro Beatrice Venezi, tributandole un finale di successo: la prima dell’opera “Ascesa e caduta della città di Mahagonny” di Kurt Weill si è conclusa con otto minuti di applausi. (Lo ammette anche il Corriere) Alla faccia dei sindacati della Fenice di Venezia, alla faccia di quelli che “non ha curriculum”. Entusiasta il pubblico, le  spillette- anti si contavano sulla punta di una mano. Sinistra, sindacati, Cgil prendano nota. L’opera non era di quelle semplici. Il cartellone operistico del Teatro Verdi è ripartito con una coraggiosa proposta che attinge al repertorio novecentesco meno frequentato:  mettendo in scena per la prima volta “Aufstieg und Fall Stadt Mahagonny” (Ascesa e caduta della città di Mahagonny). Si tratta del capolavoro in tre atti siglato Bertolt Brecht – Kurt Weill. Andò in scena in prima assoluta a Lipsia il 9 marzo 1930. Evoluzione del Songspiel “Mahagonny”, l’opera narra di un mondo disperato privo di regole, metafora della Germania del primo dopoguerra. Per questo quasi subito bandito dalla censura nazista. Il lavoro arrivò in Italia appena nel 1964, ospitato alla Piccola Scala nella versione ritmica italiana curata da Fedele D’Amico.

Beatrice Venezi fa il bis: dopo Pisa incanta Trieste

E’ quindi approdato al Teatro Verdi in lingua originale con l’allestimento in coproduzione tra Fondazione Teatro Regio di Parma e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, per la regia di Henning Brockhaus. L’opera è stata affidata a Beatrice Venezi, che ha scelto una lettura antiromantica e lucida, restituendo l’eterogeneità della partitura di Weill: tra opera, jazz, operetta e cabaret. Il pubblico ha apprezzato. Pregevole il contributo dell’Orchestra e del Coro della Fondazione, istruito da Paolo Longo, e il cammeo di Adele D’Aronzo nell’assolo pianistico del secondo atto. Lungamente applaudita la direzione di Beatrice Venezi, reduce dal doppio successo di Pisa. Niente sceneggiate, niente volantinaggi o distribuzione di spille fuori dal teatro, né tanto meno boicottaggi nei confronti del maestro, che è una professionista familiare al Verdi, dove ha già diretto due opere. In sala si è visto solo qualche timido tondino giallo con l’iconica chiave di violino (il simbolo utilizzato da orchestrali e coro della Fenice al concerto di Capodanno), appuntato sui baveri delle giacche. Ma si è trattato di iniziative personali dei singoli abbonati.

“Brava l’orchestra, bravo il maestro”

Il teatro gremito a fine spettacolo applaude e grida: “Brava l’orchestra, bravo il maestro”. I sindacati e gli orchestrali della Fenice prendano nota. Più volte richiamata dal pubblico al momento dei ringraziamenti finali, Venezi è stata giudicata con grande calore. Sono arrivate parole di plauso dalla vicesindaca Serena Tonel, presente in sala. «Venezi è una grandissima professionista: siamo onorati di averla a Trieste. Gode già di stima internazionale e la sua giovane età è un ulteriore elemento di merito. Spero che la sua carriera sia costellata di successi, come già dimostra il fatto di dirigere in un teatro di prestigio come La Fenice». «Le spille di stasera? Siamo in un Paese libero e democratico, in cui ognuno esprime il dissenso come meglio crede», ha commentato gli sparuti professionisti della contestazione a prescindere. La polemica lagunare, finita sotto i riflettori dell’Italia intera  non ha attecchito.

Otto minuti di applausi per Beatrice Venezi

Dopo i dieci minuti di applausi a Pisa, anche nel capoluogo giuliano il pubblico le ha fatto sentire il proprio sostegno. Ora delle due l’una: i professori d’orchestra, i cori, i cantanti e il pubblico del Teatro Verdi di Pisa e del Teatro Verdi di Trieste, del Colon di Buenos Aires  sembrano reagire in modo opposto rispetto al racconto ostile e ideologico che da mesi, accompagna il “caso Venezi”. Nello stesso periodo il maestro viene giudicata letteralmente non all’altezza in quel di Venezia mentre in altri contesti assolutamente all’altezza, addirittura con ovazioni. La contraddizione in cui cadono alla Fenice è  oggettiva e si spiega col fatto che l’ostracismo veneziano in massima parte non è di natura musicale. Se ne prenda atto.

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