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2026

Australian Open, Alcaraz-Djokovic: Nole e Carlos per l’appuntamento con la storia

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L’appuntamento è fissato: alle ore 9:30 – minuto più, minuto meno – di domenica 1° febbraio, Carlos Alcaraz e Novak Djokovic si giocheranno l’ultimo atto dell’Australian Open 2026 nello spettacolare teatro della Rod Laver Arena, nell’evento che di fatto chiuderà questa edizione dell’Happy Slam. Non era, probabilmente, la finale che tutti si sarebbero aspettati – anche perché sfidiamo chiunque a non immaginarsi Jannik Sinner opposto al murciano – ma non per questo ha meno da dire. Comunque vada, infatti, sarà appuntamento con la storia. Da una parte il nativo di Belgrado va a caccia del 25° titolo a livello Major, mentre dall’altra il n. 1 del mondo può provare a completare il Carreer Grand Slam con quello che lui stesso nell’off-season ha individuato come primo obiettivo della stagione.

Australian Open 2026, il cammino di Alcaraz

Fino alla semifinale Carlos Alcaraz è stato un martello e ha dimostrato dei grandi miglioramenti a livello di continuità all’interno del match che forse non avevamo mai visto prima. Gli alti e bassi sono sempre stati il suo tallone d’Achille, ma il n. 1 del mondo – che in quanto tale, per natura, è sempre portato a fare degli upgrade – ci ha lavorato parecchio e questo lo si è visto. All’esordio non ha avuto grandi problemi a battere 6-4 7-6(2) 6-3 il padrone di casa Adam Walton, per poi sbarazzarsi tra secondo e terzo turno di Yannick Hanfmann in 7-6(4) 6-3 6-2 e Corentin Moutet (6-2 6-4 6-1).

Con Tommy Paul agli ottavi si è alzato il livello ma anche l’americano, che nel primo set gli aveva dato del filo da torcere, ha ceduto il passo in 7-6(6) 6-4 7-5. Ai quarti il classe 2003 ha rifilato un 7-5 6-2 6-1 ad Alex de Minaur, prima di vivere quella che può essere catalogata come la partita più bella di questo Australian Open 2026 in semifinale contro Alexander Zverev. Tra crampi, medical timeout contestato da Sascha, rimonta ad un passo e vittoria finale in 5h 27′, lo spagnolo ha vissuto una di quelle sfide che lo possono forgiare come uomo prima che come tennista.

Australian Open 2026, il cammino di Djokovic

Se il percorso di Carlos Alcaraz è stato poco tortuoso fino alla semifinale, lo stesso discorso lo possiamo proporre per Novak Djokovic, anche se in quel caso le motivazioni sono diverse. Il sorteggio è stato favorevole e gli ha messo di fronte un Pedro Martinez non in grado di infastidirlo, al punto di cedere in 6-3 6-2 6-2. Lo stesso identico punteggio si è registrato con Francesco Maestrelli, per cui però il discorso è decisamente diverso: l’azzurro era all’esordio in uno Slam, dopo l’ottimo cammino in qualificazione, e si è trovato di fronte quasi subito un mostro sacro del tennis.

Al terzo turno è arrivato un 6-3 6-4 7-6(4) contro Botic van de Zandschulp, dove ha rischiato grosso la squalifica per quella pallata verso la ball kid, per poi godere di un walkover per il ritiro di Jakub Mensik prima degli ottavi di finale. Un altro punto di svolta lo ha vissuto ai quarti, quando si è trovato a rincorrere Lorenzo Musetti, avanti 6-4 6-3, ma ha approfittato dei problemi fisici dell’azzurro, che lo hanno costretto ad alzare bandiera bianca. Il resto, come direbbe qualcuno, è storia: la semifinale con Jannik Sinner, vinta in 3-6 6-3 4-6 6-4 6-4 in 4h 09′ è destinata a rimanere negli annali di questo sport e sicuramente dell’Happy Slam, anche perché tiene Nole in corsa per il 25° Major della carriera.

L’obiettivo di Alcaraz

Carlos Alcaraz, sin dalla off-season, aveva un obiettivo chiaro in testa ed era quello di vincere l’Australian Open 2026. Parole del diretto interessato, che ha rilasciato dichiarazioni forti a riguardo: Lo scambierei con Sinner per il Roland Garros. L’eventuale conquista del titolo nella mattinata italiana di domenica 1° febbraio rappresenterebbe per il n. 1 al mondo innanzitutto la possibilità di allungare in testa al ranking ATP, visto e considerato che il campione uscente – Jannik Sinner – perde una parte dei punti. Oltre a questo per lo spagnolo c’è la possibilità di completare il Carreer Grand Slam all’età di 23 anni e 272 giorni. La motivazione – termine che ha spesso fatto capolino nelle conferenze stampa degli ultimi giorni – c’è: certo, non basta per vincere un Major, ma sicuramente rappresenta una componente fondamentale.

L’obiettivo di Djokovic

Dall’altra parte Novak Djokovic cosa può chiedere di più alla sua straordinaria carriera? Con 10 titoli è il tennista più vincente all’Australian Open (se si considerano solo gli uomini), ma l’11° sigillo gli permetterebbe di pareggiare il record assoluto cha appartiene a Margaret Court. Non solo, perché a 38 anni e 8 mesi diventerebbe anche il più ‘anziano’ a trionfare a Melbourne, strappando l’attuale primato a Ken Rosewall, che nel 1972 ci riuscì a 37 anni e 2 mesi.

A tutto questo si aggiunga quel 25° Slam che da tempo rincorre e che ormai ha messo come obiettivo primario della sua carriera, al punto da ‘modellare’ il proprio calendario in funzione dei tornei più importanti. Un ultimo dato: se alzasse al cielo il trofeo sarebbe il n. 102, che lo porterebbe ad una sola lunghezza da Roger Federer e a 7 dalla vetta, rappresentata da Jimmy Connors. Insomma, anche in questo caso le motivazioni ci sono tutte.

Australian Open, i precedenti tra Alcaraz e Djokovic

Quello che andrà in scena nell’ultimo atto dell’Australian Open 2026 sarà il 10° head-to-head tra Carlos Alcaraz e Novak Djokovic, con il serbo che al momento conduce 5-4. Da notare, inoltre, come i successi dei due siano eterogenei e non ci sia un netto dominio in un periodo dell’uno o dell’altro. Al Mutua Madrid Open 2022 si impose Carlitos, poi ci fu la semifinale del Roland Garros 2023 vinta da Nole e la finale di Wimbledon 2023 che andò allo spagnolo. Due successi consecutivi del nativo di Belgrado quello stesso anno (Cincinnati e ATP Finals), cui ha fatto seguito il back-to-back del murciano ai Championships e un altra ‘doppietta’ del serbo tra Olimpiadi di Parigi 2024 e quarti all’Happy Slam nel 2025. L’ultimo precedente è la semifinale dello US Open 2025 vinta dal n. 1 del mondo.

Le chiavi del match

Fatte tutte le presentazioni del caso, è tempo di pensare alla possibile analisi – che in quanto tale può anche essere sbagliata – del match. Quanto si è visto nelle semifinali contro Alexander Zverev e Jannik Sinner, non può non essere tenuto in considerazione per il possibile rendimento di Carlos Alcaraz e Novak Djokovic. Lo spagnolo, sicuramente, parte come favorito alla vigilia, anche se Nole è meno sfavorito rispetto a quanto lo fosse prima della semifinale con l’altoatesino. I crampi potrebbero tornare? Nessuno glieli augura, ma sono una variabile impazzita e quantomeno sa come affrontarli in una partita decisiva. Per quanto il suo ultimo impegno sia stato più lungo, sembra avere più benzina rispetto all’avversario, anche perché tra i due corrono ben 15 primavere.

Dall’altra parte della rete Novak Djokovic dovrà sicuramente ricaricare le batterie dopo le energie spese per battere Jannik Sinner. Alla vigilia non si è allenato e questo potrebbe essere un bene in vista dell’ultimo atto. A livello complessivo il tennis di Carlos Alcaraz, valutando tutte le componenti, è più efficace di quello di Nole, che può in ogni caso contare sulla sua resilienza, sulla sua tenuta mentale. Oltre a poter sperare che il suo avversario incappi in bassi più evidenti in cui potersi incuneare. Insomma, la tavola è apparecchiata per una grandissima finale. Non ci resta che metterci comodi e aspettare di gustarcela.