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I 520 bambini senza scuola a Niscemi, si lavora per riprendere le lezioni: “Tanti di loro sono sfollati, hanno perso tutto”

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Cinquecentoventi bambini e ragazzi sono rimasti senza le loro aule. Le due frane, del 16 e 25 gennaio, hanno reso impraticabili tre scuole. Stiamo facendo il possibile per far ripartire le lezioni già lunedì”. L’ingegnere Salvatore Stamilla, capo ripartizione e progettazione del Comune di Niscemi, da giorni non conosce sosta. Con il sindaco, Massimiliano Conti è tra le quattro persone che fanno parte del Centro operativo comunale che si sta occupando del disastro avvenuto nella cittadina nissena. Quando ilfattoquotidiano.it lo contatta, mentre risponde alle domande, cerca di dare ascolto anche a qualcuno che si precipita in ufficio. Non c’è tregua. Nella piccola cittadina nell’entroterra siciliano anche tanti minori sono stati sfollati tra le 1.500 persone che hanno perso un tetto. “Gli istituti interessati – spiega Stamilla – fanno parte della zona rossa dove il terreno ha ceduto portando con sé case e auto. I tre edifici scolastici (“Belvedere”, “Don Bosco” e “San Giuseppe” facenti tutti parte dell’istituto comprensivo “Salerno”) non sono crollati. A causa degli allacci al metano interrotti e non solo abbiamo comunque chiuso tutte le scuole del paese”.

Sono giorni di paura e incertezza tra evacuazioni, case a rischio crollo e campanelle delle lezioni che non suonano più. A toccare con mano la disperazione ma anche l’urgenza di ridare un senso alla vita è la preside Licia Concetta Salerno che dirige tutte e tre le sedi. Lo scorso 16 gennaio, quando la prima frana lungo la provinciale dieci ha scosso il paese all’alba, la protezione civile ha sbarrato i cancelli del “Don Bosco”. La preside ha allestito classi in altri edifici in quartieri più sicuri ma poi il 25 pomeriggio la seconda faglia ha messo in ginocchio anche i plessi “Belvedere” e “San Giuseppe”. Salerno – contattata al telefono da ilfattoquotidiano.it tra un collegio docenti e un consiglio d’istituto – si sta facendo in quattro in queste ore: “Molti maestri e professori così alunni hanno perso la casa. Altri sperano di rientrare al più presto. Hanno perso tutto. È un momento triste anche per la scuola. Ho incontrato alcune mamme per dar loro coraggio e stiamo raccogliendo materiale didattico per chi non l’ha più”. Fortunatamente, i personal computer e altre attrezzature dei tre plessi in zona rossa sono stati salvati in tempo. “Stiamo ricevendo molta solidarietà da tutt’Italia. Lunedì, grazie all’istituto ‘Verga’ che ci ospiterà ripartiremo cercando di dare un po’ di normalità ai ragazzi”, sottolinea la preside. Per i primi giorni forse saranno necessari i doppi turni ma non la didattica a distanza.

Save the Children sta monitorando costantemente l’evolversi degli eventi e si è recata nell’area con un proprio team per valutare un possibile intervento mirato. Sul posto a coordinare i dirigenti scolastici c’è la numero uno dell’ufficio scolastico territoriale Viviana Assenza ma a Palermo la cabina di regia è nelle mani del direttore dell’Usr di via Fattori, Filippo Serra: “Quando ho saputo della notizia ero in viaggio tra Roma e Palermo all’alba e immediatamente ci siamo preoccupati degli studenti ma anche dei docenti che sono rimasti senza casa. È una situazione drammatica che stiamo cercando, tuttavia, di gestire nel migliore dei modi tant’è che lunedì – se gli enti locali e la Protezione civile lo consentiranno – riapriremo”.

La terra continua a franare e di ora in ora tutto cambia: “Siamo pronti per ogni evenienza. Se necessario, avremo la possibilità di ospitare gli alunni che non rientrano nelle loro aule in altre scuole dove abbiamo fatto tutto il possibile con l’amministrazione per garantire il riscaldamento”, spiega Serra. Non solo. Il direttore di via Fattori pensa anche agli sfollati: “Per alcuni casi delle superiori è stata attivata la didattica a distanza in queste ore ma si sta pensando ad allestire anche degli spazi studio per chi non ha più i propri”. A garantire la ripartenza lunedì è Stamilla: “Gli insegnanti hanno recuperato il materiale didattico e tutto ciò che era possibile prelevare. Abbiamo degli spazi negli istituti che si trovano in quartieri sicuri rinunciando a qualche laboratorio ma ce la faremo”.

Anche la premier Giorgia Meloni, che mercoledì era a Niscemi, ha detto: “Ci sono tre scuole nella zona rossa, tra elementari e asilo, vorremmo tentare anche qui di dare risposte immediate per cercare il prima possibile di restituire alla cittadinanza una normalità, e anche la possibilità dei bambini di andare a scuola”.

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