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Dalla strage di piazza Fontana a Minneapolis i fascisti non cambiano: uccidono e poi cercano di depistare

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Da Piazza Fontana all’Ice di Trump, la lezione è sempre la stessa: i fascisti ammazzano e poi depistano. Nel 1969, la strage di Milano fu subito attribuita ai “rossi”: Pietro Valpreda, anarchico, finì ingiustamente in carcere mentre i veri responsabili restavano impuniti. Allora non c’erano telefonini né telecamere fisse, depistare era più facile.

Oggi, nel gennaio 2026, a Minneapolis Alex Pretti è stato ucciso da agenti federali dell’Ice. Le prime versioni ufficiali lo dipingono come armato, pericoloso, terrorista. Tutte falsità. I video mostrano chiaramente il contrario: Pretti con un cellulare in mano, che non minaccia nessuno e viene ucciso mentre è già a terra.

Passano gli anni, cambiano città e strumenti, ma il copione resta identico: chi ha sparato costruisce subito un racconto per dare le colpe agli innocenti e autoassolversi. La violenza dei fascisti non muta; cambia solo la tecnologia che prova a smascherarla.

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