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Alta moda Parigi: Armani Privé tra memoria e sottrazione nella prima collezione di Silvana Armani

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Tra eccessi e barocchismi, tra citazioni classiche e voli pindarici, arriva la collezione di Armani Privè firmata da Silvana Armani, la nipote dello stilista scomparso lo scorso settembre, ad affermare il controllo e rifuggire inutili spettacolarizzazioni, scegliendo la strada opposta: quella dei gesti misurati, consapevoli, eleganti. 

C’è molta attesa nel parterre e tanta emozione nel backstage e alla fine ciò che emerge è la cifra di una collezione che si colloca in un territorio di raffinata continuità, pur avanzando una sottile ridefinizione del linguaggio armaniano, in un esercizio di equilibrio tra memporia e progetto, forma e identità.

Silvana Armani abbandona i cappellini tanto cari allo zio Giorgio e non esagera con il velluto, preferendo la seta e i tessuti fluidi. Su tutto domina il colore verde giada che tocca improvvisi accenti metallici. Le silhouette sono allungate e i completi pantaloni predominano, sia da giorno che da sera, forse a voler sottolineare una femminilità più autorevole che non si offre agli sguardi, ma che li governa. Un femminismo gentile, quasi aristocratico.

Certo, il comfort estetico della signora Armani è distante dalla sublime scomodità alla quale l’alta moda ci ha da sempre abituati. Manca l’effetto sorpresa e una certa magnificenza, ma questa prima collezione di Armani Privè senza il suo fondatore è un atto di couture solida e impeccabile che insegue il presente e le esigenze delle donne contemporanee. Anzi si potrebbe quasi affermare che Silvana Armani con questa prova ha voluto porre un interrogativo proprio sul senso della couture oggi e sull’idea di lusso contemporaneo arrivando alla conclusione personale che disciplina estetica rigorosa e sottrazione sono la sua cifra espressiva.