Processo Spresal Asl/To4, crolla l’accusa: sei assoluzioni, soltanto un condannato
IVREA. È crollato l’impianto accusatorio del processo allo Spresal dell’Asl/To4 davanti al collegio del tribunale di Ivrea presieduto dalla giudice Stefania Cugge. C’è una sola condanna: quella di Salvatore Orifici, 63enne allora tecnico della prevenzione e ufficiale di polizia giudiziaria di Ivrea, a un anno e 4 mesi con la sospensione condizionale della pena, per aver falsificato la firma del collega Fabrizio Romano e aver composto una relazione con le fotografie di una macchina diversa da quella che aveva causato l’incidente sul lavoro su cui stavano indagando. Orifici era accusato anche di favoreggiamento e di omissione di atti d’ufficio, da cui però è stato assolto. Il suo avvocato Andrea Aliprandi a fine udienza annuncia che «sicuramente» proporrà appello.
SEI ASSOLUZIONI, UNA PRESCRIZIONE
Assoluzioni anche per gli altri colleghi dello Spresal: Massimo Gai, 64 anni difeso dall’avvocato Luca Fiore, Barbara Masseroni, 54enne di Ivrea, Simone Gaida, 32enne di Ivrea difeso dall’avvocato Giovanni Lageard e i due ex direttori Lauro Reviglione 69enne di Settimo Rottaro e Letizia Maria Bergallo di 50 anni.
Gli imprenditori della Omp di Busano erano accusati dell’incidente sul lavoro che tranciò un dito, asportando una parte di falange a un operaio: assolto Fabrizio Rosboch, 53enne di Oglianico, mentre è stato dichiarato il non doversi procedere per raggiunti termini di prescrizione per Michele Rosboch, 82enne di Busano.
L’IMPIANTO ACCUSATORIO
Durante l’ultima udienza la pm Valentina Bossi aveva chiesto tre assoluzioni, di cui due per gli imprenditori Robsboch per insufficienza di prove e una per Gaida per non aver commesso il fatto, e cinque condanne: due anni e due mesi per Gai, Orifici e Masseroni, 10 mesi per Reviglione e 2 mesi per Bergallo.
L’ipotesi accusatoria prevedeva a vario titolo reati di falso, favoreggiamento e perdita del corpo di reato. La vicenda riguarda un intervento su un infortunio sul lavoro alla Omp del 2018 dei tecnici Orifici e Fabrizio Romano (non imputato e testimone nel processo). Per la pm avrebbero dato il via libera a far lavorare una macchina non sicura, con una relazione firmata però da Orifici e Reviglione, di cui Romano dice di non essere a conoscenza. Poi, però, nessuno avrebbe più controllato nulla. Questo almeno fino al 2022, quando il fascicolo è finito figuratamente sulla scrivania della pm Valentina Bossi, perché in realtà era stato smarrito, insieme ai corpi di reato: due perni locatori e un guanto. Bossi ha chiesto conto allo Spresal dell’accaduto e ha ordinato un’altra ispezione del macchinario ai tecnici Masseroni e Gai. Dopo l’ennesimo via libera alla lavorazione la pm si è rivolta al consulente veneto Robis Camata, secondo cui il macchinario non era a norma. È lui ad essersi accorto che nel fascicolo fotografico composto da Orifici erano state allegate immagini di una macchina gemella. Allora le macchine sono state nuovamente sequestrate. Sono state dissequestrate soltanto ieri dopo la richiesta degli avvocati della difesa Rosboch, Gianluca Vallero ed Elena Corgnier che hanno spiegato di non aver mai fatto richiesta prima per permettere ai loro assistiti di difendersi al meglio.
LE DIFESE ALL’ATTACCO
La scorsa settimana l’arringa dell’avvocato Fiore aveva aperto la strada a quelle dei colleghi, che infatti la citano largamente. Il legale Aliprandi, ad esempio, torna sul ruolo di Romano che non è mai stato indagato nella vicenda. «Romano ha fatto tutto e il contrario di tutto e ce lo troviamo come principale testimone d’accusa - ha precisato l’avvocato -. Con ogni probabilità è il vero responsabile dello smarrimento del fascicolo. Ci viene a raccontare fandonie. Che i perni fossero usurati lo aveva scritto lui, poi ci viene a dire che erano usurati di micron, allora come fai a vederlo?». Sul falso per cui Orifici è stato condannato Aliprandi ammette che «è documentato e riconosciuto, ma secondo me è innocuo, non offende il bene tutelato». Orifici, infatti, aveva sostenuto durante l’esame che fosse stato Romano a chiedergli di mettere quella firma.
Particolare è anche la posizione Letizia Maria Bergallo, già direttrice dello Spresal. Era accusata solo di perdita di corpi del reato. «Lei però - spiega la sua avvocata Alessia Caserio - è arrivata allo Spresal di Ivrea solo nel 2020, mentre l’infortunio è del 2018, quando lei non aveva alcuna posizione di controllo su Romano e Orifici. In realtà la sparizione è grave e dovrebbe riguardare loro, ma non ci sono». L’altro avvocato di Bergallo, Roberto Capra, aggiunge: «Questo è un reato proprio del custode che deve essere nominato perché ci sia una posizione di garanzia. E nessuno è mai stato nominato custode. Romano è sicuramente il primo assegnatario del fascicolo. Se vogliamo individuare una posizione, che non esiste in diritto, di custode di fatto del fascicolo, questa sarebbe di Romano».
Imputato per perdita del corpo di reato e favoreggiamento era anche l’altro ex direttore dello Spresal Lauro Reviglione. «Per favorire qualcuno io devo almeno conoscerlo - ha spiegato il suo avvocato Pio Coda -. C’è la sua firma, ma tutti gli atti vengono firmati dal direttore che li autorizza. Manca quella di Romano perché era via. Ritorna 5 giorni dopo e di questo fatto non parla più. Come fa a dirci che era contrario al dissequestro? È evidente che lo sapeva, ne avevano parlato con Orifici ed erano d’accordo come dice Reviglione. Per quanto riguarda la perdita dei corpi di reato non possiamo imporre a due persone, Reviglione e Bergallo, una colpevolezza che non esiste». L’avvocato Paolo Campanale ha difeso invece Barbara Masseroni. «Gai e Masseroni - sottolinea - hanno verificato il funzionamento del macchinario e allegano documentazione ante direttiva macchine, perché la brocciatrice è precedente e non tutte le macchine sono adattabili. Comunque qui o si entra nella logica un’atmosfera delinquenziale allo Spresal oppure si capisce che ci sono persone che sono incappate in una brutta avventura». Gli avvocati Vallero e Corgnier notano che Fabrizio Rosboch non aveva posizione di datore di lavoro. Michele sì, ma secondo loro avrebbe adempiuto a tutte le prescrizioni per evitare l’incidente sul lavoro.
