ru24.pro
World News
Январь
2026
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26
27
28
29
30
31

«Spazzali e il Soccorso rosso», il ricordo di Gabriele Fuga

0
Intervista all'avvocato anarchico Gabriele Fuga. Quando ti arrestano è fondamentale che tu abbia in tasca tre gettoni. «Uno per chiamare la mamma, uno per la fidanzata e uno per l’avvocato». Lo diceva Giuliano Spazzali, di professione e vocazione avvocato, morto venerdì a Milano Quando ti arrestano è fondamentale che tu abbia in tasca tre gettoni. «Uno per chiamare la mamma, uno per la fidanzata e uno per l’avvocato». Lo diceva Giuliano Spazzali, di professione e vocazione avvocato, morto venerdì a Milano all’età di 87 anni (i funerali si terranno domani, alle 11, nella sala del Ricordo del cimitero di Lambrate). La sua specialità erano i processi impossibili. Il Soccorso rosso militante all’epoca in cui davvero era importante avere i tre gettoni in tasca. Pietro Valpreda e Toni Negri, colpevoli per definizione. Mani pulite, la maxi tangente Enimont, Sergio Cusani, che non volle accordarsi con la procura e preferì affrontare un dibattimento che si rivelerà epico. E che consegnerà Spazzali alla storia come nemesi di Antonio Di Pietro, il pm che nei sondaggi aveva superato la fatidica «soglia dell’eroe»: otto italiani su dieci erano con lui. «Giuliano è stato il mio maestro, mi ha insegnato tutto», ricorda oggi Gabriele Fuga, classe 1946, penalista a Milano, anarchico, coinvolto in un’infinità di processi politici. Non solo come difensore. Nel 1980, con l’imputazione di partecipazione a banda armata e associazione sovversiva, entra in carcere e ci resta quattordici mesi. «Sono stato accusato di aver fatto parte di tre bande armate. Ovviamente alla fine mi hanno sempre assolto…». Di Spazzali si ricorda soprattutto il periodo di Mani pulite, ma la storia comincia molto prima… Lo conoscevo dai tempi del Soccorso rosso militante. Lui, suo fratello Sergio, Francesco Piscopo… Eravamo una bella compagnia. Ricordo un articolo del Giorno in cui si raccontava dei nostri pranzi in un ristorante di via Anfossi, qui a Milano. Lui veniva descritto come Perry Mason. E lei? Io ero indicato come «quello con la sciarpa». Erano anni complicati. Giuliano cominciò con gli anarchici del Ponte della Ghisolfa, nell’anno delle bombe di Milano e della strage di piazza Fontana. Andava sempre in coppia con Piscopo. Io non avevo ancora cominciato a fare l’avvocato, lavoravo per delle assicurazioni, ma ero già anarchico. Poi ho avuto un grande rapporto con suo fratello… Sergio Spazzali, anche lui del Soccorso rosso, accusato di essere un fiancheggiatore delle Brigate rosse. Dopo una controversa serie di processi, è morto in Francia nel 1994, poco prima della prescrizione che gli avrebbe permesso di tornare in Italia. Sono stato suo amico. E il suo avvocato. Con il Soccorso rosso eravamo gli unici a difendere chi veniva accusato per la lotta armata. Giuliano si distaccò da queste cose quando cominciarono le accuse contro Sergio. Voleva evitare di danneggiarlo. Come mai la scelta di occuparsi proprio di processi politici? Per me è stata una conseguenza delle mie idee. Ho sempre difeso i militanti politici, al di là di quello che pensavano. A parte i fascisti, ovviamente. L’ho fatto per una vita, poi quando nel 2021 l’ordine degli avvocati mi ha dato la medaglia d’oro per i cinquant’anni di professione ho detto basta. Spazzali si ritirò dalle aule di tribunale nel 2008… Non si divertiva più. Non era soddisfatto di come si applicava il nuovo codice. Diceva che l’avvocato, da eloquente oratore, era diventato un ragioniere che fa i calcoli, i patteggiamenti, gli accordi con la procura… Si sentiva defraudato delle sue capacità, per lui fare l’avvocato significava discutere, mettere a confronto le idee. Come nel famoso duello con Di Pietro. Ho letto che Di Pietro ha concesso a Giuliano una sorta di onore delle armi… Di Pietro oggi sembra un’altra persona rispetto a quei tempi. Fa addirittura parte di un comitato per il Sì al referendum costituzionale. Anche noi eravamo tutti favorevoli alla separazione delle carriere e con la Camera penale di Milano Giuliano si spese molto su questo tema. Adesso, però, almeno io mi sono ricreduto. Gli obiettivi della riforma sono altri e molto più profondi. In quanto anarchico non voterò al referendum, ma mi pare si voglia spostare la giurisdizione verso il parlamento, quindi sotto il controllo della maggioranza di turno. La separazione delle carriere è uno specchietto per le allodole: il rischio della sottoposizione dei magistrati al governo non sarà palese, ma così è in tutti i paesi in cui vige questo sistema. Dopo la fine della carriera da avvocato, cosa ha fatto Giuliano Spazzali? Si è dato all’arte, una sua grande passione. Era un collezionista di carte da gioco, ne aveva tantissime. Io invece mi diverto a fare il filatelico. Una volta gli regalai un album di francobolli con l’effigie di Lenin. Gli piacque moltissimo… * Fonte/autore: Mario Di Vito, il manifesto

L'articolo «Spazzali e il Soccorso rosso», il ricordo di Gabriele Fuga sembra essere il primo su Micciacorta.