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“Il 31 gennaio accerchieremo: 3 cortei per prenderci la città”: la minaccia di Askatasuna all’università di Torino annuncia la guerriglia urbana

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Non chiamatela assemblea, chiamatela chiamata alle armi contro la legalità. Nelle aule del Campus Einaudi di Torino – istituzione pubblica trasformata ormai da tempo in roccaforte dei collettivi – è andato in scena il delirio di onnipotenza della galassia antagonista. Orfani del loro covo di corso Regina Margherita, sequestrato dopo 29 anni di occupazione abusiva, i portavoce di Askatasuna hanno utilizzato l’ateneo come piattaforma politica per lanciare una sfida frontale al governo Meloni.

Con una decisione che lascia attoniti, l’Ateneo torinese ha spalancato le porte ai professionisti del disordine di Askatasuna per la loro assemblea nazionale. Il risultato? Un delirio di minacce rivolte allo Stato e la presentazione di una vera e propria strategia antagonista per “riprendersi” la città dopo lo sgombero dello stabile occupato illegalmente per ben 29 anni.

Torino, l’università s’arrende ad Askatasuna: «Ci prenderemo Torino»

«Quello che è successo a Torino ha sollevato una grande mobilitazione popolare, per questo crediamo che questa iniziativa possa essere un ponte fra quello che c’è stato per la Palestina, con il blocchiamo tutto, gli scioperi, e quello che può essere un grande movimento di opposizione sociale al governo Meloni», hanno asserito gli antagonisti in pieno fulgore rivendicazionista. Proseguendo: «C’è bisogno di mettere da parte il passato e ricostruire un futuro; c’è la necessità forte di unire le forze per essere un’alternativa reale», hanno concluso osservando, in merito alla possibilità della nascita di un nuovo movimento, che «questo non lo decidiamo adesso. Non sappiamo come finirà: sappiamo solo come inizia. Oggi è il momento di confrontarsi. Di iniziare un nuovo percorso che avrà le sue gambe. E noi siamo qui per dargli la forza per andare avanti».

Dunque, siamo a questo: i professionisti del disordine, orfani del loro covo di corso Regina Margherita, si ritrovano nell’aula del Campus Einaudi – ancora una volta concesso come palcoscenico per la retorica dell’illegalità – per lanciare il guanto di sfida alle istituzioni. Così, ancora una volta, l’assemblea nazionale promossa da Askatasuna non si è risolta come auspicato in un confronto democratico. Ma in una vera e propria chiamata alle armi (politiche e non solo) contro il governo Meloni e chiunque osi far rispettare la legge.

La strategia dell’accerchiamento: tre cortei per “bloccare tutto”

L’obiettivo dichiarato è segnato sul calendario per il prossimo 31 gennaio. I portavoce del centro sociale, forti del sostegno dei soliti noti (No Tav, sindacati di base e l’immancabile “coordinamento antifascista”), hanno annunciato una strategia che somiglia più a un piano paramilitare che a una manifestazione di pensiero. L’idea è quella di dividersi in tre tronconi – con partenze da Palazzo Nuovo, Porta Susa e Porta Nuova – per una manovra a tenaglia volta a paralizzare Torino. «Vogliamo essere capillari e prenderci tutta la città», hanno scandito dal podio. Rivendicando con arroganza il diritto di sottrarre il capoluogo piemontese ai cittadini per trasformarlo in un campo di battaglia ideologico.

Askatasuna, ovvero: l’università usata come scudo

Pertanto, nonostante le proteste dei sindacati di Polizia e l’indignazione degli esponenti di Fratelli d’Italia, Paola Ambrogio e Alberto Ravello – che hanno giustamente denunciato l’uso di spazi statali per finalità militanti contro un esecutivo democratico – il rettorato ha concesso i locali. Dietro la foglia di fico del “dialogo democratico”, l’assemblea ha ospitato delegazioni da tutta Italia: dallo Spin Time di Roma al Labas di Bologna, passando per No Tav e sindacati di base. L’obiettivo? Costruire un fronte unico che unisca la causa palestinese all’opposizione sociale più radicale.

La strategia del 31 gennaio per la battaglia antagonista di Askatasuna: minacce e ideologia tipiche delle “grandi occasioni antagoniste”

Dunque, il cuore dell’incontro è stata la pianificazione del corteo nazionale del prossimo 31 gennaio. La strategia esposta ha contorni inquietanti: i promotori parlano di una mobilitazione “capillare” per “prendersi tutta la città”. Il piano prevede tre diversi punti di partenza (Palazzo Nuovo, Porta Susa e Porta Nuova) per un’azione di accerchiamento volta a sfidare le forze dell’ordine e rendere difficile il controllo del territorio. Una tattica che la stampa più attenta, come Il Giornale, non ha esitato a definire paramilitare. Ossia: mirata a sfruttare la superiorità numerica per intimidire lo Stato.

Askatasuna: «Il 31 gennaio saremo capillari, 3 cortei per prenderci la città»

Il clima, insomma, sembra essere proprio quello delle grandi occasioni antagoniste. «Ci volevano in prigione, ci avranno nelle piazze. Sarà dura!», è stato il grido di battaglia che ha aperto i lavori, accompagnato dal manifesto “firmato” dal fumettista Zerocalcare che recita la solita, stantia retorica della «Torino partigiana».

Per questi signori, il ripristino delle regole è un «attacco ai giovani». Mentre l’illegalità prolungata per decenni è un diritto acquisito. La verità è che il governo Meloni, con la forza dei fatti e del Decreto Sicurezza, ha rotto un incantesimo di impunità durato troppo a lungo. Se l’Università sceglie di non vedere, il governo non arretra: la sicurezza dei cittadini torinesi non sarà messa al bando da chi, nascondendosi dietro bandiere e slogan, sogna di trasformare una città italiana in una zona franca senza tetto né legge.

 

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