Trovato materiale radioattivo: stop a bonifica del “mostro” di Crotone. Comune e Provincia: “Rinvii inaccettabili”
A Crotone si muore mentre Eni Rewind e le istituzioni locali discutono del luogo dove smaltire i rifiuti radioattivi da bonificare. All’improvviso, infatti, l’8 gennaio l’Eni ha comunicato di aver sospeso le attività di scavo perché sono stati trovati materiali contenenti tenorm, residui radioattivi di origine naturale derivanti da lavorazioni industriali. Lo scontro vale quasi due miliardi di euro ed è sempre sulla pelle dei crotonesi che hanno il “primato” di vivere in uno dei luoghi a più alto rischio tumori. La colpa è del “mostro”. E il “mostro” è sempre lì, a fare bella mostra di sé per chi, percorrendo la statale 106, si appresta ad entrare nella città che si affaccia sullo Jonio. È l’“ex Sin”, un sito di interesse nazionale che dall’inizio degli anni 2000 deve essere bonificato dall’Eni. Complessivamente un milione di tonnellate di rifiuti interrati, frutto di un’illusione durata oltre 70 anni in cui Crotone ha creduto di essere la “Torino del Sud”. Una zona industriale grazie all’ex Montedison e alla Pertusola, due stabilimenti che oggi sono un ammasso di zinco, cadmio, piombo, rame, arsenico ma anche amianto e, appunto, tenorm. Metalli pesanti che hanno contaminato un pezzo di Calabria. Per capire di cosa si tratta è sufficiente leggere i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Numeri impietosi che certificano “un impatto sanitario già in atto”, si legge nella relazione sull’ex Sin approvata nelle settimane scorse dalla Commissione parlamentare bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali e agroalimentari.
Il rapporto “Sentieri” dell’Iss, infatti, documenta “un eccesso di mortalità per tumore del fegato e dei dotti biliari in entrambi i generi”, nonché “eccessi di linfomi non-Hodgkin, tumori mammari, polmonari e renali” e “tumori in età pediatrica”. Se questo è il rischio, la soluzione non può essere l’ennesimo sacrificio da chiedere ai crotonesi che hanno già pagato la loro condanna. Tutto il resto sono polemiche e, soprattutto, denaro che l’Eni dovrebbe spendere per bonificare l’area su cui insiste ancora “il mostro”. Nella relazione redatta dalla commissione guidata da Jacopo Morrone c’è scritto che “il quadro complessivo mette in luce che i ritardi, le varianti progettuali mai rese operative e l’assenza di siti di conferimento definiti hanno generato un danno ambientale e sociale che continua a gravare sul territorio e sulla salute pubblica, aggravio dei costi e rischio di aggravamento della contaminazione; esposizione crescente a rischi criminali e distorsioni negli appalti”. Il relatore di minoranza, il senatore Nicola Irto (Pd), aveva sottolineato “il bisogno di atti immediati, di una governance efficace, di controlli serrati e del rispetto tassativo del principio secondo cui chi inquina paga. Le comunità del crotonese devono avere presto una bonifica radicale, sicura e definitiva”.
Già nel maggio 2024, la multinazionale aveva lamentato l’assenza in Italia di discariche in cui era possibile smaltire tenorm e amianto se non in quella di Crotone. Cosa impossibile dopo che un’ordinanza del ministero dell’Ambiente nel 2020 ha accolto il vincolo inserito nel procedimento autorizzativo unico (Paur) posto nel 2019 dalla Regione. Se non si può parlare di empasse superato, quantomeno negli ultimi due anni i lavori sono andati comunque avanti. Fino a pochi giorni fa quando Eni ha deciso di sospendere le attività di scavo nella discarica fronte mare (l’ex Pertusola, ndr) a seguito del rinvenimento “imprevisto” di materiali contenenti Tenorm. Alla “criticità logistica insuperabile al momento” non credono il presidente della Provincia Fabio Manica e il sindaco di Crotone Vincenzo Voce secondo cui la decisione di Eni Rewind è “un fatto di estrema gravità che non può essere liquidato come un semplice imprevisto tecnico. Siamo di fronte all’ennesimo tentativo di arresto di un percorso che dura da oltre vent’anni, dopo decenni di progettazione, studi, caratterizzazioni e promesse. Non sono più accettabili rinvii, sospensioni o continui cambi di scenario”.
Manica e Voce, infatti, sospettano che lo stop dimostri la volontà di Eni di riproporre l’ipotesi di lasciare i rifiuti a Crotone, nella discarica della Sovreco Spa, di proprietà degli imprenditori Vrenna. Per i due politici locali, inoltre, Eni vorrebbe evitare l’intervento di soil-mixing, previsto sui 360mila metri cubi di suoli dell’area Pertusola. Si tratta una tecnica che consiste nel perforare il terreno con un’elica e iniettare una miscela cementizia, creando colonne che inglobano i metalli all’interno di un blocco di cemento e terreno, impedendone la migrazione. Una soluzione che, però, comporta costi elevatissimi. “È del tutto evidente che non sussista alcuna alternativa al conferimento altrove” scrivono Manica e Voce ribadendo il vincolo di portare i rifiuti fuori regione. Se gli impianti esteri sono indisponibili “Eni Rewind o Edison provvedano al reperimento o alla costruzione e autorizzazione di un nuovo impianto di confinamento fuori regione”. Parlare di nuova scoperta equivarrebbe ad “ammettere che le caratterizzazioni (dei carotaggi tenorm, ndr) siano state eseguite in modo errato o incompleto. Per queste ragioni – concludono il presidente della Provincia e il sindaco – abbiamo chiesto al Ministero dell’Ambiente la convocazione urgente di una conferenza dei servizi, con la partecipazione di tutte le amministrazioni competenti, affinché il soggetto responsabile della bonifica sia posto di fronte alle proprie responsabilità”.
Per la multinazionale, “lo stop era dovuto, in quanto il decreto ministeriale che ha autorizzato il progetto di bonifica prevede che qualora fossero accertate nuove contaminazioni, Eni Rewind ha l’obbligo di informare gli enti affinché possano valutare la necessità di una variante del progetto. La presenza di questa tipologia di materiali non era prevista nella discarica ex Pertusola dal progetto di bonifica autorizzato e non risultano disponibili impianti in Italia e negli altri Paesi europei per lo smaltimento di Tenorm”. “Le discariche utilizzate finora per smaltire i rifiuti prodotti dalla bonifica di Crotone – spiega ancora il colosso energetico – in particolare in Italia per i materiali non pericolosi e in Svezia per quelli pericolosi, non possono ricevere materiali con Tenorm. Eni Rewind ha richiesto al prefetto di Crotone la convocazione della commissione competente per approfondire le opzioni percorribili per la gestione dei materiali con Tenorm nel rispetto delle normative di radioprotezione e sicurezza pubblica. Gli esiti di tali approfondimenti saranno recepiti da Eni Rewind per la predisposizione dell’eventuale variante del progetto di bonifica, che sarà sottoposto all’approvazione della competente conferenza dei servizi ministeriale”.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’ex governatore della Calabria Mario Oliverio secondo cui “l’ultima mossa di Eni Rewind, che pretende di dettare i tempi convocando tavoli tecnici, non è che l’ennesimo atto di arroganza verso Crotone e le sue istituzioni. È ora di ristabilire la verità: non spetta al prefetto di Crotone cercare soluzioni di comodo per i rifiuti che Eni Rewind si ostina a non voler spostare. La responsabilità è interamente del gestore, Eni Rewind, come sancito dal Paur e dal decreto ministeriale 7/2020. Per Eni la bonifica è un obbligo di legge, non una facoltà da esercitare a proprio piacimento”. “In questi anni – conclude Oliverio – abbiamo assistito al paradosso inaccettabile di una società che agisce contemporaneamente come controllore e controllato. Ma i nodi stanno venendo al pettine. Per anni, spalleggiata da alcuni ‘soloni’ di Stato e delle Istituzioni, Eni Rewind ha raccontato la favola dell’inesistenza di impianti in Italia e in Europa pronti a ricevere i veleni del Sin di Crotone. Una menzogna smentita dai fatti: già nel 2021 relazioni ufficiali indicavano la disponibilità di impianti in Germania e nei Paesi Bassi, e solo pochi mesi fa è ‘magicamente’ spuntata un’opzione in Svezia. Il sospetto che si tratti di un disegno lucido a cui Eni Rewind non ha mai rinunciato è più che legittimo, anzi fondato: evitare una bonifica reale per non sborsare la cifra di oltre 1 miliardo e 800 milioni di euro, già quantificata dall’Ispra davanti alla commissione bicamerale Ecomafie nel 2012. L’obiettivo è lasciare i rifiuti radioattivi a Crotone per mero risparmio aziendale, ignorando deliberatamente che quegli stessi veleni sono la causa di patologie oncologiche e sofferenze che da decenni decimano le famiglie crotonesi”.
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