Milano-Cortina 2026, tedofori e consensi facili: la politica si indigna per l’Uomo Gatto, ma non per i miliardi di perdite
La fiamma olimpica negata ai grandi campioni dello sport azzurro per finire nelle mani di vip e semivip, persino dell’Uomo Gatto. Una storia davvero italiana, troppo nazionalpopolare perché la politica non ci sguazzasse. Salvini cavalca il caso e si fa garante della sua soluzione, non si sa bene a che titolo. Abodi, che non perde occasione di straparlare, segue a ruota. Addirittura si organizza una riunione urgente al governo per chiarire la questione. Avessero avuto la stessa solerzia sui problemi veri, di queste Olimpiadi.
Intendiamoci. Lo scandalo dei tedofori – che proprio noi sul Fatto Quotidiano abbiamo sollevato in tempi non sospetti, ben prima che diventasse un caso nazionale – è grave, soprattutto perché racconta tanto della gestione superficiale e per certi versi anche volgare da parte del Comitato organizzatore. Ma tutto sommato rimane un’inezia, se paragonata a tutto quello che è successo – e continua a succedere – a Milano-Cortina.
I ritardi disastrosi, con gli impianti (vedi il Palazzetto di Santa Giulia per l’hockey a Milano, o la cabinovia di Socrepes) ancora in preparazione o persino in dubbio, a pochi giorni dall’inaugurazione. Le cattedrali nel deserto o le opere che andranno a beneficio dei privati, lasciando niente alla collettività. Lo scempio del territorio. Le furbate, le raccomandazioni, tutti gli scandali emersi dall’inchiesta affossata dal governo.
E poi gli sprechi, il buco da centinaia di milioni nei conti della Fondazione (che sempre noi sul Fatto abbiamo svelato per primi), i trucchetti della politica per nascondere le perdite, gli extracosti che le imprese hanno scaricato come sempre sul pubblico. Ci fosse stato un rappresentante di questo o dei precedenti governi che si fosse indignato per questa gestione vergognosa dell’evento, che ha trasformato l’Italia nello zimbello del mondo sportivo. Invece nulla, perché la politica è sempre stata disinteressata, o in certi casi proprio complice.
Il pandemonio sulla Fondazione Milano–Cortina si è scatenato solo oggi, e soltanto perché la vicenda dei tedofori attira facili consensi. Concentrandosi per altro sull’obiettivo sbagliato: a simbolo negativo è stato assurto Gabriele Sbattella, alias l’Uomo Gatto, come se il problema fosse lui (che si è limitato a fare domanda sul portale come potevano farla tutti), e non invece i raccomandati, i nomi indicati dagli sponsor, gli influencer, cantanti, soubrette e “amici di”, in un caso addirittura un ex dopato contro il regolamento, che hanno trasformato questo momento di olimpismo in un carrozzone.
Piccolo aneddoto: nel 2021, quando l’Italia ha ospitato alcune gare degli Europei di calcio, Sbattella ha fatto il volontario allo stadio Olimpico, ruolo umile e senza la visibilità del tedoforo. Tanto per raccontare come sia genuino, e tutto sommato tenero, l’entusiasmo di partecipare nel suo piccolo a questi eventi. Lo stesso non si può dire dei vip che l’hanno fatto solo per avere una vetrina, o di chi si è poi rivenduto online la divisa. Però da giorni si parla solo di questo. Benvenuti in Italia: il Paese che si indigna per l’Uomo Gatto (suo malgrado) e non per i miliardi pubblici sprecati.
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