Altro che Ponte, la Tirrenica resta l’opera più incompiuta d’Italia: Salvini mette 0 euro. E (oltre a Giani) si arrabbia anche Fdi
I mal di pancia e le tensioni tra Fratelli d’Italia e la Lega hanno un nuovo fronte di battaglia: la Tirrenica, l’opera più incompiuta d’Italia. La Sat, la società che doveva costruirla è stata istituita nel 1968, ma dei 242 km da Livorno a Civitavecchia ne sono stati realizzati solo 40. Protagonisti dello scontro viario nel centrodestra sono due parlamentari toscani, il leghista Manfredi Potenti, 49 anni, senatore di Cecina, molto vicino a Matteo Salvini, e il parlamentare grossetano Fabrizio Rossi, 50 anni, ex coordinatore regionale dei meloniani toscani.
Tutto è nato dal fatto che nella legge di bilancio il governo non ha stanziato un euro per la Tirrenica suscitando le ire del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani che, a fine novembre 2025, aveva avuto – dice lui – impegni chiari da parte di Elisabetta Pellegrini, responsabile della struttura tecnica del Mit di Matteo Salvini, riguardo alla realizzazione dei lotti 5A e 5B da Fonteblanda a Pescia Fiorentina, nel tratto della vecchia Aurelia da Grosseto al confine con il Lazio. Si era concordato, nell’incontro tra Giani e il ministero di Salvini, uno stanziamento di 300 milioni. Ma a sorpresa dalla manovra di Palazzo Chigi non è stato previsto neppure un euro per la Tirrenica: sorpresa, amara per i toscani tantopiù perché invece il governo i soldi per il collegamento da Latina all’Autosole li ha trovati.
Da qui l’ira di Giani e le giustificazioni del salviniano Potenti che ha chiesto l’azzeramento del progetto: “Meglio ripartire da capo, occorre un nuovo progetto da parte dell’Anas perché quello vecchio è in scadenza e comunque riguardava un’opera nel frattempo ripensata”. Giani si è affrettato ad organizzare una conferenza stampa per attaccare la posizione di Potenti-Salvini: “Inaccettabile. La Toscana non sarà complice di rimpalli ed equivoci tesi alla non realizzazione di un’opera che ritiene strategica. Occorre invece finanziare ed iniziare i lavori per la realizzazione dei due lotti finali, che portano da Fonteblanda al confine con il Lazio. Per questo chiederò un incontro chiarificatore urgente al ministro Salvini. E’ il momento di uscire dalla commedia degli equivoci”. Per ora Salvini non ha risposto, ma a sorpresa è uscito in appoggio indiretto a Giani il meloniano Rossi che ha detto no a qualsiasi azzeramento, a tentativi che possono apparire delle proprie e vere perdite di tempo, ribadendo che per Fratelli d’Italia la Tirrenica è “un’opera cruciale”.
D’altra parte Rossi appartiene ad un’area politica, la destra di matrice ex missina, che ha avuto nell’ex ministro Altero Matteoli un sostenitore convinto della Tirrenica, quasi una bandiera politica da sventolare soprattutto contro la sinistra riottosa alla realizzazione dell’autostrada. Nel 2011 Matteoli – morto nel 2017 per le conseguenze di un incidente sull’Aurelia, a Capalbio – da ministro, annunciò che nel 2016 la Tirrenica sarebbe stata realizzata. Dieci anni dopo non solo l’autostrada non è stata inaugurata, ma è stata addirittura declassata a superstrada, denominata “Corridoio tirrenico”, gestito non più da Sat ma dall’Anas. Costi ridotti all’osso (da quattro a poco più di un miliardo) e niente pedaggio per gli utenti. Nonostante questo, il governo non riesce a realizzare i lotti 5 A e 5B per mettere in sicurezza il tratto più pericoloso e incidentato della vecchia Aurelia. “Un tratto ormai diventato un cimitero”, denuncia il sindaco di Capalbio Gianni Chelini.
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