“Il Paese pareva in ottime mani quando c’era Mario Draghi e lo era. Su Giorgia Meloni non penso tanto, i politici di oggi non li capisco molto”: così Paolo Sorrentino
Il presidente della Repubblica che ha ispirato Paolo Sorrentino nel suo nuovo “La Grazia” non ha rispondenza nella realtà. Oscar Luigi Scalfaro e Sergio Mattarella? “Due giuristi, due cattolici. Qui finisce l’analogia tra l’attuale presidente della Repubblica e quello inventato da noi”. Lo dice lo stesso regista al Corriere della Sera. E quando Aldo Cazzullo gli chiede conto di un momento preciso della pellicola, quando il ‘suo’ Presidente dice ‘Finalmente il Paese è in sicurezza‘, Sorrentino ribatte: “Ho scritto quella frase pensando a quando il presidente del Consiglio era Mario Draghi. Il Paese pareva in ottime mani, e lo era (…). Le mani migliori erano quelle di Draghi”.
Su Giorgia Meloni, dice, “non penso tanto. I politici di oggi non li capisco molto. La situazione mondiale è talmente intricata e nuova, non per colpa loro, che mi pare si muovano in maniera contraddittoria. Se fossi un politico, troverei grande difficoltà a capire con chi stare e cosa fare“. Molta politica, nell’intervista, con il parallelismo col film a fare da volano per le domande. E poi il momento il cui il presidente della Repubblica de “La grazia” affronta il dilemma sul firmare o meno la legge sull’eutanasia: “Il fine vita è un caso emblematico in cui la verità non è così netta, così oggettiva, così facile da raggiungere. Cosa è giusto fare? Possono essere giuste le obiezioni dei cattolici. Può esser giusta l’eutanasia. È difficile trovare una posizione netta sul tema dei temi, che è la morte. Quando Kafka dice che il senso della vita è che finisce, ci sta dicendo questo”. E lui, Sorrentino, cosa ne pensa? “Io sono favorevole. Mi hanno colpito le parole di Martina Oppelli, una donna cui è stato negato più volte il suicidio assistito, è dovuta andare in Svizzera. In una sorta di confessione testamentaria, diceva: ci negate questo diritto, ma voi non avete idea di quanti tentativi io abbia fatto per vivere. Martina rovescia la nostra convinzione. Lei ha trascorso l’intera esistenza, nonostante sofferenze atroci, a cercare di vivere. E questo va rispettato. Esiste il diritto a morire”.
Si torna sul piano politico quando Sorrentino commenta una cosa che si diceva su Silvio Berlusconi, ‘però è simpatico’ e il fatto che anche Meloni sia considerata ironica: “La politica è cosa troppo seria per lasciare spazio alla simpatia e all’antipatia. Berlinguer e Moro erano simpatici? Forse no, ma che importanza ha? Erano due statisti, due persone responsabili, due studiosi che, indipendentemente dalla bontà delle loro scelte, cercavano di fare il bene pubblico (…). La simpatia attiene alla sfera della vita privata. Cerchiamo di contornarci di persone simpatiche. Un cantante, un attore possono essere simpatici. Nella politica mi pare del tutto irrilevante. Non andrei mai da un medico perché mi è simpatico: la medicina attiene alla salute, non ci interessa molto se il medico è simpatico, deve avere altre qualità”. E i napoletani, gli chiede Cazzullo, sono considerari simpatici? “I napoletani sono molto simpatici. Ma hanno una grande consapevolezza di essere simpatici. E quando sei consapevole di una cosa, tendi ad abusarne, cadendo nel sentimento opposto: diventi antipatico. Questo a Napoli è evidente appena si sale su un taxi. Continuo a pensare che il senso dell’ironia dei napoletani mi si confaccia tantissimo: ha punti di collegamento con lo humour anglosassone, un altro tipo di humour cui posso trascorrere intere giornate a dedicarmici”.
Se ‘alcuni attori – come Verdone o Ferilli – si siano sentiti “usati” ne La Grande Bellezza, a Paolo Sorrentino in fondo non importa: “Non penso. Con Verdone ho ottimi rapporti, ci sentiamo. Anche con la Ferilli li ho avuti. Non lo so, e mi interessa anche poco. La vita è noiosa, uno cerca sempre un motivo per movimentarla, per litigare. Ogni tanto ci scegliamo un nemico per sfuggire la noia“. E con Toni Servillo? “Mai (litigato, ndr). Tra noi c’è un non detto, un rispetto reciproco che è una costante della nostra relazione. E poi, come me, è un grande lavoratore”. Impossibile non riportare i cinque film della sua vita: “Ne ho quattro. Otto e mezzo di Fellini, C’era una volta in America di Leone, Toro scatenato di Scorsese e L’uomo che amava le donne di Truffaut”.
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