Referendum, i promotori della raccolta firme ricorrono al Tar: “Bloccare il blitz del governo sulla data del voto”
I promotori della raccolta firme popolare per il referendum sulla riforma Nordio hanno depositato ricorso urgente al Tar del Lazio, chiedendo la sospensione cautelare della delibera del Consiglio dei ministri che lunedì ha fissato al 22 e 23 marzo la data del voto. Il governo, infatti, ha convocato le urne senza aspettare i tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale, termine entro il quale 500mila cittadini possono chiedere la consultazione. Una scelta che contraddice l’interpretazione della Carta seguita per tutti e quattro i referendum costituzionali della storia repubblicana, inaugurata nel lontano 2001 dal governo Amato. A motivare il colpo di mano è soprattutto il timore del centrodestra di disperdere l’attuale vantaggio del Sì nei sondaggi: poiché il voto va fissato con un anticipo di almeno cinquanta giorni, infatti, aspettare il termine della raccolta firme avrebbe significato tenere il referendum non prima di metà aprile. Intanto, grazie al blitz del governo, la mobilitazione ha avuto un nuovo boom, raccogliendo trentamila adesioni in poche ore: le sottoscrizioni sono ormai 380mila, cioè oltre il 75% delle 500mila da raggiungere entro il 30 gennaio, quando scadranno (qui il link per firmare con Spid o Carta d’identità elettronica).
Già lunedì i 15 giuristi promotori – rappresentati dall’avvocato Carlo Guglielmi – avevano annunciato di voler agire “in tutte le sedi giudiziarie” contro la scelta dell’esecutivo, “a tutela della legalità repubblicana“: il ricorso, predisposto nei giorni scorsi, è stato depositato già martedì mattina e compare nel registro generale al numero 374 del 2026, insieme all’istanza di fisssazione dell’udienza. L’elenco delle parti disponibile sul portale della giustizia amministrativa indica 15 ricorrenti e due resistenti. “Come annunciato abbiamo proceduto – dopo aver scritto per darne doverosa e preventiva informazione alla Presidenza della Repubblica – a depositare un ricorso al Tar del Lazio per l’annullamento, previa sospensiva, della delibera del Consiglio dei Ministri che ha fissato al 22 e 23 marzo la data per la votazione relativa al referendum sulla legge di revisione costituzionale promosso dai parlamentari. Nei prossimi giorni sapremo il seguito, intanto la raccolta continua e veleggiamo verso le 400mila firme”, comunicano i promotori.
Al momento, però, il referendum ufficialmente non è ancora stato indetto: a farlo dovrà essere – forse già nelle prossime ore – il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il rischio di impugnare la già la delibera del Consiglio dei ministri, quindi, è che il ricorso sia dichiarato inammissibile in quanto diretto contro un atto non ancora produttivo di effetti. Dall’altra parte, però, un’azione contro il decreto del capo dello Stato, però, avrebbe potuto essere letta come una contestazione a Mattarella: da qui la scelta di anticipare i tempi. Se il Tar accogliesse la richiesta di sospensiva, in teoria la consultazione non si potrebbe tenere fino a quando la questione non sia stata decisa nel merito: il referendum però dovrebbe restare congelato per mesi, e la via d’uscita più semplice a quel punto sarebbe la revoca in autotutela dell’atto. Se i promotori raccogliessero e depositassero il mezzo milione di firme, poi, assumerebbero la qualità di potere dello Stato e potrebbero sollevare conflitto di attribuzione di fronte alla Corte costituzionale, che avrebbe i tempi tecnici per dirimere definitivamente la questione prima del voto.
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