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Delitto Robosch 10 anni dopo, l’attenzione dei media che aiuta ma non guarisce: a febbraio arriva il film

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CASTELLAMONTE. All’epoca dei fatti e negli anni che seguirono, il delitto Rosboch ricevette una notevole quanto prevedibile attenzione mediatica, non sempre apprezzata da chi la vicenda si è trovato a subirla. L’ultima di queste attenzioni in ordine di tempo, il film “La gioia” di Nicolangelo Gelormini, liberamente ispirato alla vicenda, in uscita nelle sale cinematografiche italiane il 12 febbraio 2026.

Un progetto del quale la stessa Marisa Mores, madre di Gloria Rosboch, non venne avvisata: «La morte di Gloria ha segnato per sempre la mia vita e ha portato a una fine sofferta anche mio marito - aveva commentato la donna -. Comprendo che la storia possa ispirare opere artistiche, ma chiedo rispetto per il nostro dolore e chiarezza su un punto: nessuna giustificazione per i colpevoli. Sono stati assassini crudeli e spietati».

Cauto anche l’avvocato Stefano Caniglia, legale della famiglia Rosboch: «In proposito, non so dare ancora un giudizio sul recente film ispirato alla vicenda - spiega -. Andrò certamente a vederlo, ma posso dire che è davvero un peccato non sia mai stata informata la madre Marisa. Resta lo stupore per non essere stati nemmeno interpellati, non ci hanno informato nemmeno per la piece teatrale alla base del film».

L’opinione pubblica sul film è spaccata anche a Castellamonte: «Per la città è una ferita ancora aperta - commenta il sindaco Pasquale Mazza -. C’è chi contesta l’idea stessa del film, accusandolo di speculare sulla morbosità di una tragedia, e chi spera possa offrire spunti di riflessione sul tema dei sentimenti usati per colpire le persone fragili. Personalmente non mi esprimo prima di aver visto il film, ma ci tengo a ricordare che per la famiglia fu un trauma terribile, come lo fu per l’intera comunità».

Il delitto fu oggetto di ossessione per alcuni mesi, con tanto di servizi speciali, troupe televisive sparse per il paese e una serie di podcast e video a tema true crime che ancora oggi non smettono di comparire in rete. Un’attenzione sul valore del quale ancora oggi si discute: «Il giudizio sulla mediaticizzazione della storia ancora oggi è articolato - commenta Caniglia -. La storia era terribile, ma venne almeno in parte enfatizzata dai media. Tuttavia all'epoca, la necessità di tenere alta l'attenzione sulla scomparsa di Gloria era prevalente. Difficile oggi, a distanza di tempo, fare una valutazione».