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Delitto Rosboch, dieci anni dopo Obert bibliotecario in carcere a Verbania

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RIVAROLO CANAVESE. Quando il clamore del processo si è calmato, lentamente l’interesse mediatico per la storia è andato calando. Un privilegio, quello di dimenticare, che non hanno avuto quelli che la storia, più o meno direttamente, l’hanno vissuta.

Vittime e carnefici

Gloria Rosboch oggi riposa nel cimitero di Castellamonte, di fianco al padre Ettore, morto nel 2022. Gabriele Defilippi, oggi 31enne, è nel penitenziario Lorusso e Cotugno di Torino, dove deve scontare una pena di 30 anni. Da quando è entrato in carcere nel 2018 si è laureato in scienze politiche con una tesi su Adriano Olivetti, voto 105 su 110. Ha chiesto perdono per quanto fatto, definendo gli studi la sua nuova vita, nella speranza di «essere una persona migliore».

Roberto Obert, oggi 63enne, figura complessa su cui ancora oggi è difficile esprimere un giudizio, si trova in carcere a Verbania, dove sconta 18 anni e 9 mesi. Oggi, grazie alla sua passione per i libri, lavora come bibliotecario del carcere, dove è molto apprezzato. Spera in un permesso per andare a visitare la madre novantenne. Nonostante sia stato riconosciuto come complice dell’omicida materiale, Obert fu fondamentale nel ritrovamento del corpo di Rosboch e nell’aiutare gli inquirenti a ricostruire i fatti. Senza la sua confessione, forse le cose sarebbero andate diversamente: «A chi l’ha conosciuto, appare chiaro come Obert fosse un vero burattino nelle mani di Defilippi - commenta l’avvocato Celere Spaziante, che si occupò della difesa dell’uomo -. Una persona mite, con poca capacità dialettica, manipolato da una personalità molto più forte. È necessario ricordare che senza la sua collaborazione il corpo di Gloria non sarebbe stato trovato, per questo riuscimmo a ottenere una condanna più lieve. Oggi vorrebbe chiudere definitivamente con questa pagina nera della sua vita. Vado a trovarlo alcune volte l’anno».

Le due madri

Tra quelli che porteranno per sempre le ferite di questa storia non si possono non citare le due madri, rispettivamente di carnefice e vittima: Caterina Abbatista e Marisa Mores. Oggi entrambe preferiscono tenersi lontane dai riflettori: la prima, giudicata colpevole di aver partecipato alla truffa ai danni di Rosboch, venne inizialmente accusata anche di aver aiutato il figlio nell’omicidio. Accusa che sarebbe stata poi smontata a processo, ma per la quale passò 9 mesi in custodia cautelare. «Fu una vicenda delicata, con una madre accusata di concorso nell’omicidio perpetrato dal figlio - racconta Alberto Metallo, all’epoca praticante dell’avvocato Zancan, che difese la donna -. Il tutto con un’opinione pubblica convinta della sua colpevolezza. Sono comunque ferite che non si rimarginano». Dall’altro lato, Marisa Mores, madre di Gloria, che non ha mai smesso di lottare per ottenere giustizia e perché il ricordo della figlia non venisse dimenticato: «La signora è ancora in forma, poco dopo Natale sono andato a trovarla - ha raccontato il legale della famiglia Stefano Caniglia -. Grazie a lei e al marito Ettore, andatosene purtroppo nel 2022, oggi rimane vivo il ricordo di Gloria: una borsa di studio, un'ambulanza e non so quante altre cose sono intitolate a lei e alla sua vicenda».

La città

«Questa storia è una ferita ancora aperta per la città - racconta Pasquale Mazza, sindaco di Castellamonte -. La famiglia Rosboch era parte integrante del tessuto sociale». Negli anni Castellamonte non si è dimenticato della vicenda: una targa in ricordo di Rosboch è stata posta nella locale scuola media Giacomo Cresto, dove l'aula docenti è stata dedicata alla defunta professoressa. «Ci piacerebbe un piccolo ricordo quest'anno - continua Mazza -. Ma Castellamonte è una città discreta, non amiamo la spettacolarizzazione». Anche a distanza di 10 anni il ricordo non si è spento: «Quando vado al cimitero, passo sempre davanti alle tombe - conclude Mazza -, dove Gloria e suo padre riposano, fianco a fianco».