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“Arrabbiatissimo per come viene trattata la mia amata boxe, così provo a cambiare rotta”: la scelta di Angelo Musone contro i vertici federali

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Medaglia di bronzo (ma per tutti d’oro) a Los Angeles ’84, ex professionista che sognava Mike Tyson prima che la scoperta di avere un solo rene ne frenasse le ambizioni mondiali, Angelo Musone oggi insegna pugilato in una palestra di Casapulla (Caserta), la Fit & Fight di Raffaele Vitale. Ma non lo fa sotto l’egida della Federazione Pugilistica Italiana, preferisce come segno di protesta essere affiliato ad un ente di promozione sportiva, il Centro Nazionale Sportivo Libertas (CNS Libertas). Quest’anno Musone cercherà all’interno della palestra di crescere giovani pugili in un contesto alternativo a quello federale e dunque a quello olimpico. “Non sarà semplice, anche perché avverto il timore di molti nel discostarsi dalla FPI. Ma sento il dovere di provare a cambiare rotta. Dalle Olimpiadi 2016 in poi l’Italia ha conquistato solo una medaglia di bronzo a Tokyo, grazie al talento di Irma Testa e non alla capacità di programmare e far crescere i pugili. Mi sembra chiaro che siamo di fronte ad un fallimento“, dice l’ex campione al fattoquotidiano.it.

Musone in passato è stato consigliere federale e candidato alla presidenza del 2021 (sconfitto dall’attuale presidente Flavio D’Ambrosi). Il rapporto tra Musone e i vertici federali oggi è inesistente, segnato da dimissioni e squalifiche del passato che l’ex campione non ha mai digerito. “Mi hanno squalificato due volte per 30 giorni, una perché avevo partecipato ad una riunione di un altro ente in Sicilia, un’altra perché avevo fatto il terzo allenatore all’angolo, quando IBA ma non la FPI aveva deliberato che potesse esserci una figura in più oltre ai due. Secondo l’Articolo 13 della Costituzione italiana, solo un giudice vero può inibire una persona ad andare in un luogo. Esprimo forti perplessità sulla gestione della giustizia sportiva, i giudici sono nominati dal presidente e dal consiglio federale. Non si dovrebbe colpire una medaglia olimpica per simili motivi. Anche recentemente c’è stata una squalifica del presidente di un comitato regionale fuori da ogni proporzione. Il senso dello sport dovrebbe essere confronto e dialogo, non chiusura”.

Musone continua a vivere a Marcianise nella casa dove è cresciuto. Quando tornò da Los Angeles, dopo il furto subito in semifinale con l’americano Henry Tillman, la città lo accolse come un eroe. Diecimila persone in piazza per il primo medagliato olimpico della città. “Sapevo di aver vinto e Tillman e sapeva di aver perso. L’ho incontrato l’anno scorso e lo ha ammesso di nuovo. In quel momento provi un senso di impotenza totale, scenderesti dal ring per picchiare tutti“. Marcianise rimane la capitale italiana della boxe? “Non si ottengono più i risultati di un tempo, basta fare un confronto su come sono andati i recenti Assoluti italiani a Trieste rispetto al medagliere del passato. Sono arrabbiatissimo per come viene trattata la mia amata disciplina, ma voglio concludere dicendo che da sportivo quale sono mi auguro che la boxe italiana e quella di Marcianise possano ritrovare presto la centralità che meritano”.

L'articolo “Arrabbiatissimo per come viene trattata la mia amata boxe, così provo a cambiare rotta”: la scelta di Angelo Musone contro i vertici federali proviene da Il Fatto Quotidiano.