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Macron appeso al Mercosur e avvisato dai Repubblicani: se lo vota rischia la sfiducia

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La Francia voterà contro l’accordo Mercosur. Non perché sia “inaccettabile”, ma perché è diventato ingestibile. Politicamente tossico, socialmente incendiario, parlamentariamente suicida. Emmanuel Macron lo sa bene. E infatti si piega. Non per convinzione, ma per necessità. La sua non è una scelta: è una resa.

Mercosur, il fiasco di Macron

La posizione subita, più che assunta, dall’Eliseo è un piccolo capolavoro di impotenza politica. Un vero e proprio “fiasco politico”, per usare l’espressione con cui Le Figaro fotografa la giornata. In questa partita Macron non ha neppure il diritto di toccare palla. È fuori dal gioco, schiacciato da proteste interne, risoluzioni parlamentari vincolanti, isolamento europeo e consensi in discesa. Non solo: ci sono anche gli schiaffi politici di Donald Trump che lo ridicolizza Oltreoceano. Così, il presidente francese scopre di essere completamente in panne.

La rivolta agricola e il voto obbligato

Centonove trattori a Parigi, 670 manifestanti, autostrade bloccate, depositi di carburante occupati, la presidente dell’Assemblea nazionale accerchiata e contestata. Il messaggio è semplice: sul Mercosur non si passa. E quando l’Assemblea vota una risoluzione che impegna il governo a dire no, con un solo deputato contrario, il margine di manovra si azzera. Per la prima volta nel suo mandato, Macron è costretto a votare contro le proprie convinzioni.

Sa che l’accordo è strategico per l’Unione europea, utile sul piano economico, indispensabile su quello geopolitico in un mondo che torna a chiudersi. Ma sa anche che dire sì significherebbe incendiare la Francia, far cadere il governo Lecornu ed entrare in campagna presidenziale con l’etichetta di traditore appiccicata addosso dal Rassemblement National. A poco più di un anno dal voto, non può permetterselo.

Retailleau: “Se Macron vota il Mercosur rischia la sfiducia”

Se il presidente francese, Emmanuel Macron, voterà a favore del trattato di libero scambio tra l’Unione europea e i Paesi dell’America Latina membri del Mercosur correra’ “il rischio di una sfiducia” al governo. Lo ha detto il presidente dei Repubblicani, Bruno Retailleau, durante una conferenza stampa. “Bisognera’ prima di tutto vedere quale sara’ il voto del presidente della Repubblica”, ha affermato Retailleu, ex ministro dell’interno, parlando della linea che avranno i circa cinquanta deputati del suo partito. Un mese fa Retailleau aveva lanciato un appello a Macron chiedendo di uscire dalla “ambiguita’” con una posizione chiara sul progetto d’accordo.

Roma avanza, Parigi arretra

Così, mentre Parigi arretra, Roma avanza. L’Italia gioca da fuoriclasse una partita tutta sua. Giorgia Meloni incassa le concessioni, le rivendica pubblicamente e lascia intendere il sì. «Accolgo con soddisfazione la decisione della Commissione Europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale», dice, sottolineando i 45 miliardi aggiuntivi per la Politica agricola comune. È la classica mossa da negoziatore che porta a casa il risultato.

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida rincara: «Abbiamo ottenuto importanti risultati che rendono l’accordo più vantaggioso». E non si ferma. Chiede ancora, rilancia sulle clausole di salvaguardia, prova ad abbassare dall’8 al 5 per cento la soglia di attivazione del meccanismo di protezione. Tratta fino all’ultimo minuto. Bruxelles ascolta. La Commissione concede o concederà. L’Italia si accredita come Paese decisivo per la maggioranza qualificata.

Il presidente isolato

Macron, al contrario, resta all’angolo. Isolato all’estero, isolato in patria, isolato perfino tra le file del suo stesso gruppo a Bruxelles, dove Renew sostiene a larga maggioranza l’accordo. Può solo ripetere “no”, spiegando che c’è un “rigetto politico unanime”. Insomma, non un no di forza, ma di debolezza.

Il paradosso è tutto qui: mentre l’Unione europea si prepara a firmare l’accordo in Paraguay lunedì, con o senza la Francia, il presidente che più ha teorizzato l’autonomia strategica europea finisce per autoescludersi dal tavolo. Il Mercosur, per Parigi, diventa ciò che il Mes è stato per Roma: un trattato tecnicamente migliorato, politicamente letale. Con una differenza non marginale. Questa volta l’Italia incassa e decide. La Francia protesta e subisce. Monsieur le Président si piega agli agricoltori. E, piaccia o no all’Eliseo, anche a Giorgia Meloni.

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