“Il rientro a lavoro dopo la maternità è sempre un gran trauma sia per la mamma che per il bambino”: ecco cinque libri per imparare a gestire il distacco
Dopo mesi di simbiosi più totale, attraverso la cura, la dedizione, l’ascolto, la presenza costante, è normale vivere un sentimento di sconforto. Il rientro a lavoro dopo la maternità è sempre un gran trauma sia per la mamma che per il bambino. Il passaggio al distacco è sempre un momento delicato e difficile, in quanto entrano in gioco diversi stati d’animo, sia per la mamma e sia per il bambino. Per la mamma vige il senso di colpa nel lasciare il proprio bambino in cura a “mani sconosciute”, la tristezza, la paura, oppure l’esclusione nel pensare che il proprio bambino venga coccolato da altri.
Ma allo stesso tempo, ogni donna-mamma sente la necessità di riacquistare per dovere, per necessità o per carriera, la necessità di riprendere i propri spazi vitali e il proprio ruolo nella società.
Ogni mamma vive questo passaggio in modo individuale, è importante non farsi condizionare da pregiudizi, o da modelli imposti dalla società. La mamma perfetta non esiste! Ogni mamma è unica nel suo genere, e saprà perfettamente come affrontare e gestire istintivamente questo distacco, prendendosi il tempo necessario. I bambini, invece, di fronte a questo cambiamento, possono avvertire anche loro svariati sentimenti, tra questi quello più evidente l’abbandono, manifestato dalla paura di non rivedere più la propria mamma.
Ma d’altro canto è necessario che anche il bambino debba entrare a far parte di una società e approcciarsi a volti e situazioni nuove. Pertanto, subentrerà una fase di adattamento, accompagnandolo con dolcezza, serenità evitando fasi di stress o cambi repentini ingiustificabili.
Gli psicologici sostengono che una serie di riti possono esser indispansabili per affrontare questo distacco, come: salutarlo sempre prima di uscire, evitando di sparire mentre lui è distratto dal gioco, una volta rientrati trascorrere del tempo insieme, traslasciando le faccende domestiche, preparare il bambino al distacco facendo conoscere gradualmente l’ambiente o la persona che si prenderà cura di lui nel momento in cui la mamma è a lavoro. Spesso si utilizzano filastrocche, canzoncine per salutarsi che animano questo momento di distacco.
La cosa più importante è indirizzare il proprio tempo in un “tempo di qualità”, di ascolto, di comprensione e di momenti da vivere insieme.
È bene ricordare l’illustre risposta del maestro Gianni Rodari
“Perché la mia mamma deve andare a lavorare tutti i giorni, invece di restare a casa come piacerebbe a me e ai miei fratellini?”
“Ho un po’ idea che ti piacerebbe tanto se la mamma restasse sempre a casa a fare la domestica a te e ai tuoi fratellini, a lucidare le vostre scarpine, a lavare i vostri fazzolettini, e tanti altri eccetera, ecceterini. Non so che lavoro faccia la tua mamma, ma sarà certo un lavoro utile: utile a voi (per i soldi che può guadagnare) e utile a tutta la società. E voi dovreste ammirarla ancora di più, non soltanto perchè è la vostra mamma, ma perchè è una donna che lavora: una donna importante e brava.
Le scarpe le potete lucidare da soli, i fazzoletti li potete dare alla lavandaia, poi vi potete mettere alla finestra ad aspettare che la vostra mamma torni per domandarle: “Che cos’hai fatto oggi? Parlaci del tuo lavoro e insegnaci a diventare bravi come te.”
Ti consiglio 5 libri per imparare ad affrontare meglio il distacco, magari facendoli diventare dei riti, prima di lasciarsi per poi ritrovarsi dopo una giornata lavorativa, ricca di coccole.
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