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Ноябрь
2025

ATP Finals, De Minaur: “Due giorni fa odiavo questo sport, ma ho fatto pace con me stesso”

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Alex De Minaur ha sconfitto alle Nitto ATP Finals lo statunitense Taylor Fritz, riaccendendo le speranze per una qualificazione in semifinale. Questa per l’australiano è stata solo la sua seconda vittoria in stagione contro un top 10, dopo quella in Laver Cup contro Zverev. Eppure, dopo la sconfitta patita contro Musetti l’altro giorno, sembrava che qualcosa si fosse rotto in De Minaur: “Non so quante altre volte potrò sopportare una sconfitta come questa“, aveva detto in conferenza stampa dopo il ko con Musetti. Dopo essere finito in “un posto molto buio”, il tennista aussie ha rivisto la luce, come ha avuto modo di raccontare nella conferenza stampa post vittoria.

D: Alex, congratulazioni. Una bella vittoria dopo una sconfitta molto dura. Puoi dirci con quale mentalità sei entrato in campo per questa partita?
ALEX de MINAUR: “L’altro giorno è stato uno dei momenti più difficili della mia carriera. Ero in un posto molto, molto buio. Posso dirvi che odiavo questo sport. Ed eccoci qui, due giorni dopo, e mi sento benissimo (sorride). È incredibile. Ma più di ogni altra cosa, indipendentemente dal risultato, ho fatto pace con me stesso. È stato un momento molto importante. Sapevo come volevo giocare. Mi ero promesso di impegnarmi dal primo all’ultimo punto. Ero pronto ad accettare anche un risultato negativo, avevo fatto pace con questo. Volevo solo giocare a modo mio. Più di tutto, mi è piaciuto giocare secondo i miei termini

D: Quando hai sentito davvero di aver fatto pace con te stesso? Quella sera? Il mattino dopo? Dovevi stare completamente da solo? Anche quando eri in quel “posto buio”, hai riflettuto su ciò che avevi ottenuto quest’anno? Sei secondo solo ad Alcaraz per numero di vittorie stagionali e guidi il tour per vittorie sul cemento. Puoi riflettere su questo?
ALEX de MINAUR: “A dire il vero, sono incredibilmente fortunato per il supporto che ho, per le persone che mi circondano, per ogni membro del mio team, anche Katie. Sono riusciti, o almeno hanno provato, a farmi ragionare e a tirarmi fuori da un posto molto buio. A volte, quando sei in quel posto, fai pace con te stesso e inizi a dare meno peso alle cose. Alla fine riesci a concentrarti su altri aspetti e non solo sul risultato.

Per la prima volta dopo tanto tempo, ho smesso di pensare ai se, ai risultati, al cosa succede se sbaglio questo colpo o cosa succede se perdo questa partita. Mi sono impegnato a giocare come volevo, dal primo all’ultimo punto. Qualche giorno fa non l’ho fatto ed è quello che mi ha ferito di più. Contro Fritz sapevo che, a prescindere da tutto, volevo essere orgoglioso delle mie scelte e della mia mentalità aggressiva: volevo andare in campo per provare a vincere la partita”.

D: Appena ascoltato Taylor analizzare la tua prestazione, dice di aver visto il tuo lato offensivo in questo incontro. Ora sei avanti 6-5 nei confronti diretti con lui. Parlaci del giocare contro di lui rispetto agli altri top 10.
ALEX de MINAUR:È interessante perché sento di aver fatto molti progressi contro i top 10 l’anno scorso. Poi mi sono infortunato. Nella seconda parte dell’anno ho giocato contro molti di loro. Sono arrivato qui a Torino e sentivo di aver acquisito slancio in questi confronti. Ma ho perso tutto perché non riuscivo davvero a competere contro di loro. È stato difficile. Sono andato in campo e ho ottenuto, finalmente, la mia prima vittoria contro un top 10 dell’anno – mi fa male dirlo. Sento che dovrei avere risultati migliori, ma non sono arrivati ancora.

Finalmente ho ottenuto una vittoria qui a Torino, contro un giocatore che gioca un tennis aggressivo, con un servizio incredibile – la velocità delle sue palle è tra le più alte – e che ha giocato una partita fantastica contro Carlos. Da fondo campo colpisce fortissimo, ma sono riuscito a tenergli testa. A volte direi persino che sono stato io ad aggredirlo, no? Questo dimostra che ho anche questo nel mio repertorio. Devo solo uscire di più dal guscio e mostrarlo”.

D: Cosa ti è passato per la mente nel match point? Ho visto la tua espressione.
ALEX de MINAUR:Onestamente, è stato più un sollievo che felicità, perché, come ho detto, non è solo per la partita di pochi giorni fa – è come se tante partite quest’anno mi fossero scivolate dalle mani. È un sollievo, dopo un anno lungo, riuscire finalmente a far girare qualcosa a mio favore, no? Dopo il match point ho iniziato a ridere con il mio team perché pensavo: “C’è qualcuno lassù che ce l’ha con me. Ho il malocchio o qualcosa del genere. Non mi è più permesso vincere (sorride)”.

Poi siamo andati 0-30, ma però ho tirato fuori il mio miglior tennis. Ho fatto un ace incredibile. Poi sul 15-30 ho servito e sono andato a rete. Ho mantenuto una mentalità aggressiva. Anche nei momenti difficili, dove avrei potuto tornare alla modalità difensiva, cercando di non perdere, ho giocato per vincere. Ed è per questo che ho vinto. Ne sono molto orgoglioso”.

D: Quando hai iniziato era la fine dell’era dei “Big Three”. Ora ci sono due giocatori che dominano gli Slam. Ti sembra una situazione simile? Ti senti in grado di sfidarli nei grandi match il prossimo anno?
ALEX de MINAUR: “Sento di aver guadagnato molto slancio ultimamente in questo tipo di partite. Prima uscivo, lottavo, ma non avevo molte occasioni. Ora invece sì. Anche qui contro Carlos nel primo set ero avanti 5-3, poi 5-4 con due servizi a disposizione. Mi sto mettendo in buone posizioni.
Con Jannik ho giocato una buona partita a Pechino. A Vienna lui è stato migliore. Ma sento di essere sulla strada giusta, sto guadagnando fiducia e penso che anche loro lo sentano. Taylor ha giocato una partita incredibile contro Carlos, quasi riuscendo a vincerla. Vedremo poi cosa succede tra Carlos e Lorenzo.
Penso che stiamo bussando alla porta, no? Loro hanno mantenuto un livello altissimo per tanto tempo. Noi continueremo a migliorare e ad aspettare la nostra occasione.
Spero solo che non si presentino al massimo ogni singolo giorno dell’anno (sorride). È questa un po’ la mentalità”

D: Guarderai la partita stasera?
ALEX de MINAUR:Non lo so. All’inizio non avevo idea della situazione. Me l’hanno detto di nuovo in campo, e ancora non ci credo. Per ora non credo davvero di avere una possibilità concreta di passare. Come ho detto, ho fatto pace con me stesso. Sono orgoglioso di quello che ho fatto. Qualunque cosa succeda stasera, succederà. Mi piacerebbe poter davvero staccare la mente e non pensarci nemmeno per un secondo. Ci riuscirò? Non lo so! (sorride). Non so se chiederemo il servizio in camera in hotel guardandola tutti insieme, vivendo ogni punto, oppure se usciremo a cena per dimenticare tutto e goderci una bella giornata di lavoro. Non posso dirlo ora”.

D: Se dovessi riuscire a qualificarti, cosa significherebbe per te?ALEX de MINAUR:Sarebbe una sensazione fantastica. È tutto teorico e ipotetico al momento. Non voglio pensarci troppo finché non succede – io non succede. Sarebbe bello avere un’altra opportunità di giocare qui a Torino. Come ho detto, amo l’Italia. Amo giocare qui. Non ero ancora riuscito a vincere una partita. Ora che ho iniziato, spero di mantenere questo slancio (sorride)”.

D: Stamattina c’è stato un incontro con Andrea Gaudenzi. Si è parlato della durata dei Masters 1000. Alcuni top player non amano il formato di 12 giorni, perché non si ha mai un vero riposo. Ti chiedo la tua opinione. Io ho proposto a Gaudenzi che magari i primi otto possano avere due bye invece di uno, per arrivare più tardi ai tornei. Non prenderebbero punti o soldi fino al terzo turno, ma avrebbero quella possibilità. Cosa ne pensi?
ALEX de MINAUR:Penso che, con quella proposta, non sarebbe giusto per chi è numero 9 del mondo, che si troverebbe comunque nella stessa situazione, dovendo giocare eventi di 12 giorni due volte al mese. Non risolverebbe davvero il problema.
Credo però che sia una questione da affrontare, come hanno già detto molti giocatori. È tanto tempo da passare concentrati su un torneo, no? Quello che molti non capiscono è che, anche se hai un giorno di pausa, non è un vero giorno libero. Ti alleni, vai al campo, fai riscaldamento, palestra, mille cose.

Per noi giocatori, all’inizio dell’anno, con Indian Wells e Miami, è stato il primo doppio evento da 12 giorni. Passi un mese fuori casa per giocare due tornei. La cosa più difficile è che, se sei testa di serie e arrivi al quarto turno, giochi magari sei partite in un mese: è troppo poco. Passi un mese lontano da casa, ad allenarti, in hotel, vivendo con la valigia, senza goderti il tempo libero, e giochi solo sei partite, giusto? Penso che se lo chiedete a qualsiasi giocatore tutti preferiscano i tornei di una settimana: giochi, finisci, e poi puoi staccare. Quest’anno abbiamo visto un numero di infortuni mai così alto nel circuito, non è un buon segno per il nostro sport. Dobbiamo prenderci cura dei giocatori e dei loro corpi. E quello che stiamo facendo ora non sta aiutando”