Il saluto di Cignetti: «Il Carnevale di Ivrea? La festa degli eporediesi, non un evento»
IVREA. Si terrà giovedì, nel palazzo civico, in occasione della presentazione degli interpreti dei personaggi maschili del Carnevale 2026, una breve cerimonia nella sala Dorata per conferire ufficialità al passaggio di consegne dal Gran cancelliere uscente, il notaio Pierluigi Cignetti, a quello entrante, la notaia Donatella Farcito. «Recherò con me – spiega il Cignetti – il sesto libro dei processi verbali, quello tuttora in uso, e lo consegnerò nelle mani del mio successore secondo una traditio ficta ovvero una consegna simbolica che ben si attaglia alla nostra manifestazione il fascino del cui rituale sta anche nel succedersi di cerimonie create ad hoc le quali, nel loro prolungato ripetersi, hanno assunto acclarata valenza storica. Successivamente, ci accorderemo per il trasferimento degli altri cinque volumi dei verbali e dei tre delle Zappate che ancora si trovano nel mio studio». «Tali volumi – continua Cignetti- secondo la tradizione, sono affidati dal sindaco di Ivrea al decano dei notai eporediesi, detto, per questo ruolo, Gran cancelliere o Segretario, che è tenuto a custodirli nel proprio studio. Quando, il 18 giugno scorso, compiuto il 75° anno d’età, sono andato in pensione, come previsto dalla legge italiana per i notai, ho chiesto al mio Consiglio notarile di appartenenza, quello di Biella e Ivrea, a chi avrei dovuto consegnare i libri e mi è stata indicata le collega Farcito come successore nella carica di Gran cancelliere sono stato molto felice, perché Donatella aveva fatto pratica da me e la conoscevo e stimavo sin dai suoi primi passi nella professione. Mi è piaciuta anche l’idea di passare il testimone a una donna, perché è un segnale al femminile capitato al momento giusto e perché mi è parso un passo ulteriore e molto significativo nella direzione di quanto rappresentato dal progetto Violetta-La forza delle donne, che, anche come Gran cancelliere, ho subito sostenuto, sin dal 2018».
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«Con gioia, quindi – rimarca Cignetti - le consegnerò il libro dei processi verbali che è poi il libro delle memorie della città, sulle cui pagine toccherà a lei fare in modo che siano via via vergati, oltre al succedersi delle cerimonie, anche, in sintesi, gli accadimenti che si susseguiranno in seno alla manifestazione e in città, in modo da garantire la custodia ed il rispetto della tradizione e della secolare storia carnevalesca eporediese nell’odierna società e poterla consegnare alle generazioni che verranno. Per quanto mi riguarda, sarò sempre a sua disposizione per un aiuto o un consiglio».
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Pierluigi Cignetti tiene a sottolineare quanto l’essere stato Gran cancelliere per 18 anni (16 edizioni del Carnevale) abbia rappresentato un’esperienza anche formativa, che ha permesso anche a lui, nato e cresciuto in un paese della cintura, di comprendere appieno e apprezzare cosa sia il Carnevale. «Non conoscevo la manifestazione – spiega –e ne ignoravo lo svolgersi, i riti, le cerimonie e le manifestazioni collaterali che lo compongono. Ogni anno ho avuto una sorpresa, essendoci sempre qualcosa di nuovo da imparare. Viverla in prima persona mi ha veramente toccato: niente di paragonabile, infatti, all’osservarlo dal di fuori, perché nel io ruolo sono stato a contatto diretto non solo con le immancabili problematiche, ma anche con l’entusiasmo con il quale le persone, in particolare gli interpreti, Generali, Mugnaie e, soprattutto, Sostituti, hanno vissuto il loro incarico, la loro funzione. È una festa, come fu scritto in passato, che gli eporediesi si sono dati e tale deve rimanere. Festa non evento e vorrei che tornasse a essere tale: l’evento rischierebbe di snaturarla e ridurla a passerella per i manager, mentre sono gli eporediesi stessi i veri manager del Carnevale».
Un percorso che termina conduce sempre a ringraziamenti, ovviamente: «La mia gratitudine – conclude Cignetti – va ai vari organizzatori, ai sei Sostituti che mi hanno assistito, Gian Piero Frigo, Carlo Ardissono, Massimo Actis Perino, Marco Adriano, Davide Diane ed Erino Mignone, e a mia figlia Annalisa, anche lei notaio, che mi ha sempre seguito in tutti gli aspetti, anche di rappresentanza e di cerimoniale, che questa carica ha comportato».
