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Ноябрь
2025

Il giudice: «C’è chi non ha fatto il suo dovere per fermare Contrini»

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Pavia. Alla presentazione del libro Il santo predatore - Vita e opere dell’amministratore Sergio Contrini (Effigie editore) di Roberto Torti c’erano anche Luigi Riganti, il giudice che ne ha scritto la sentenza di condanna per peculato e omissione di atti d’ufficio, e dal lato opposto della sala il vicario generale della diocesi don Daniele Baldi, parroco del Carmine.

Giovedì sera al Broletto, il magistrato ha esordito così: «Sono Luigi, un giudice del tribunale di Pavia», ha detto Riganti alzandosi dopo numerosi interventi dei cittadini. In questa vicenda, ha spiegato, «c’è stato chi non ha fatto il suo dovere ma anche chi ha permesso di arrivare alla sentenza». Come a dare speranza, nonostante tutto.

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I nomi delle vittime sono stati sullo schermo per tutta sera, a ricordo di come per loro non ci sia stata «nessuna giustizia» in «una Pavia spettatrice silente e troppo passiva», che, ha detto Torti , ha voluto dimenticare in fretta. Una città che ha mostrato affinità con quel «brodo di coltura che fa prosperare le mafie», ha spiegato Nando Dalla Chiesa. Dove la reputazione di Contrini ha fatto sì che saltassero tutti i controlli, che abbia potuto non presentare per anni i rendiconti della sua attività senza che il giudice tutelare intervenisse. «I giudici tutelari - ha detto Riganti - sono la faccia del tribunale: in pochi hanno a che fare con la giustizia penale ma quasi tutti, a un certo punto della vita, hanno a che fare con situazioni» di bisogno. Eppure, spesso, sia i cittadini che le istituzioni, non sono preparati e i giudici a volte non ce la fanno. «C’é un lavoro da fare come singoli e come collettività», ha detto ancora, anche «per modificare la struttura dell’amministrazione della giustizia».

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A riempire ogni angolo della sala conferenze del Broletto c’era buona parte di quella Pavia che ancora si chiede che cosa avremmo potuto fare, tutti, per evitare che l’ex assessore e consigliere, uomo di chiesa e delle istituzioni, volto e braccio del volontariato, derubasse 72 persone tra disabili, anziani, fragili affidati a lui come amministratore di sostegno. Perché, il “santo”(«Era quello che comprava i sacchi a pelo per i rom della Snia», ha ricordato l’editore e attivista Giovanni Giovannetti), non sia stato fermato prima.

Contrini, che è stato anche presidente dell’Azienda servizi alla persona in rappresentanza prima del Comune e poi del vescovo, ha dilapidato il patrimonio di 72 anziani e fragili di cui era amministratore di sostegno, rubando 1,8 milioni di euro, soldi svaniti nel nulla, mai restituiti. Condannato a 11 anni e 4 mesi, poi ridotti a 10 anni e 4 mesi in appello, sta scontando la pena nel carcere di Bollate.

È intervenuto un bancario, ha raccontato di aver fotocopiato i movimenti bancari sospetti di uno degli assistiti di Contrini e averli consegnati al suo direttore, anni prima dell’indagine, e di come la segnalazione fosse caduta nel vuoto. Don Baldi ha testimoniato invece il dolore di avergli affidato una parrocchiana, la delusione umana e cristiana di chi ha visto di cosa è stato capace colui che credeva amico: «Io sono convinto che anche in tribunale, quando non portava le relazioni, il giudice diceva: “Ma sì, l'ha fatto Contrini, aspettiamo, avrà fatto bene”. Era talmente dentro le situazioni che uno, sbagliando, si fidava di lui. E quindi ora dobbiamo farci delle domande serie per capire dove siamo stati un po’ restii, e perché, e dove potevamo dire qualcosa in più».