Grugnetti dà l’addio «Un figlio, gli anni che passano: è il momento giusto»
mortara
17 stagioni da senior (a cui si aggiungono quelle divise tra mondo giovanile e mondo senior stesso), quasi 2000 punti segnati e una vita in Lomellina: Fabio Grugnetti, playmaker classe 1987, saluta la pallacanestro giocata.
Da Mortara a Robbio, passando per Cassolnovo, Vigevano e Oleggio, un percorso intrapreso sempre con umiltà e disponibilità: ora, Scugni si separa dal mondo della palla a spicchi, pur continuando a tenersi in forma. Anche perché una nuova avventura è alle porte.
Partiamo dalla fine. Come mai hai maturato questa scelta?
«I motivi sono tanti, in primis il fatto che il mio corpo sta lanciando segnali inequivocabili. Facevo fatica ad entrare in ritmo e in condizione, specie durante gli allenamenti. In più, gli impegni stanno aumentando: a gennaio diventerò papà. Era il momento giusto per lasciare, anche se continuerò ad allenarmi a Robbio per ogni eventualità (ride)».
Il tuo percorso è partito dalla Virtus Mortara.
«A Mortara ho iniziato a giocare all’ultimo anno di asilo e ho fatto tutta la trafila, disputando a 16 anni qualche minuto in prima squadra. Poi sono rimasto in pianta stabile tra i grandi e siamo saliti dalla D alla C2, prima che la società non facesse più la squadra».
Poi il passaggio al Basket T. E. Battaglia.
«Mi ha chiamato coach Alfonso Zanellati e abbiamo disputato la prima stagione in C Dilettanti a Cassolnovo, poi la società si è spostata a Mortara e per me è stato un ritorno alle origini. Abbiamo sempre disputato ottimi campionati e nel 2013 è arrivata anche la promozione. Il primo anno in serie B è stato soddisfacente, avendo perso ai playoff contro Tortona, poi salita in A2. Successivamente, siamo sempre rimasti in zona salvezza e per me il secondo anno è stato il migliore dal punto di vista individuale».
Oltre alla promozione, anche una retrocessione.
«È stata un’annata complicata. Siamo stati sfortunati per alcuni infortuni ed è stata una retrocessione che ho particolarmente sofferto, essendo il capitano di quel gruppo».
In C Gold a Vigevano ti sei rifatto con gli interessi.
«Il secondo anno a Vigevano abbiamo compiuto un’impresa: 38 vittorie e 0 sconfitte, probabilmente la miglior squadra in cui io abbia mai giocato. Non abbiamo mai perso anche perché siamo stati allenati da coach Piazza, bravo a gestire la squadra e a mantenere alta la tensione. La sfida più bella? Gara 1 di finale playoff contro Saronno: abbiamo rischiato di perdere, ma si è risolta negli ultimi secondi. Era un gruppo molto unito: abbiamo passato un Capodanno insieme e siamo stati tutti al matrimonio di Boffini a Sant’Elpidio. Un anno magico».
La scelta di passare a Robbio come l’hai maturata?
«Robbio non era la mia prima scelta, anche perché, dopo aver vinto la C Gold, sarei voluto tornare in serie B. La prima opzione era Alessandria, ma l’affare non si è concretizzato; mi ha cercato anche Mortara, ma il mio ciclo era finito. Alla fine, ho accettato l’offerta di Robbio: è stata una stagione pazza, conclusa con la finale persa contro Rovello Porro».
Il ritorno in serie B?
«Oleggio mi ha proposto la serie B e Robbio mi ha permesso, molto sportivamente, di inseguire il mio sogno, anche se poi il Covid ha interrotto tutto. Avevo comunque promesso agli Aironi che sarei tornato».
E hai mantenuto la promessa.
«Assolutamente sì. Le mie ultime stagioni sono state super sia a livello sportivo che umano. È stato come essere in una grande famiglia».
Rimpianti?
«Devo dirti, se tornassi indietro farei un'esperienza lontano da casa».
In fin dei conti, cosa ti ha dato la pallacanestro?
«Grandi soddisfazioni. A questi livelli, poi, i rapporti umani fanno la differenza».
Una dedica?
«Ai miei genitori: mi hanno seguito sempre penso dispiaccia più a loro che io mi ritiri». —
fabio sacchi
