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Июль
2025

Nuovi abitanti, crescono le valli La Valchiusella ha numeri strepitosi

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Nomaglio

Invertire la tendenza allo spopolamento delle aree interne, non solo perché il Canavese montano e Ivrea sono correlati e non esiste futuro pensandosi a compartimenti stagni (nemmeno per Ivrea), ma perché dal Canavese montano emergono dati statistici sui flussi in entrata superiori alle medie nazionale e regionale, tali quindi da delineare un potenziale da metter a fattor comune con un duplice obiettivo: trattenere gli abitanti, attraendone di nuovi in quota, e rilanciare l’intero territorio. È il numero delle persone che negli ultimi anni hanno deciso di stabilirsi nelle aree montane canavesane ad aprire un mondo di riflessioni; +12 per mille il saldo migratorio nazionale dal 2019 al 2023, +26,4 quello piemontese.

Com’ è nelle quattro macroaree

Il Canavese, 42 Comuni montani suddivisi in 4 macro aree, raddoppia fino a quadruplicare questi due dati quasi ovunque: la Valchiusella lo fa abbondantemente con una media di 53,88 abitanti in più ogni mille, la zona del Mombarone a seguire con 38,24 e Valli Orco e Soana con il +32,62 per mille; l’aggregazione territoriale della Dora Baltea è la sola sotto il dato nazionale (+11,65 per mille), e però descrive un trend positivo. È partita da qui, dal dato canavesano, la presentazione del Rapporto montagna Italia 2025 realizzato da Unione nazionale Comuni comunità enti montani (Uncem) con Fondazione Montagna Italia nell’ambito del progetto del Governo Italiae, approfondito studio statistico e socioeconomico, raccolto in un volume di 800 pagine, illustrato venerdì sera all’Ecomuseo di Nomaglio dal presidente nazionale Uncem, Marco Bussone.

Le parole sono importanti

«Guardando al saldo migratorio, dobbiamo fare molta attenzione alla parola spopolamento – ha puntualizzato Bussone – Se la usiamo impropriamente, finiamo per non guardare attentamente i dati, ci basiamo solo sulle percezioni. Esempio: abbiamo dimostrato come in tanti pezzi di Sardegna, dove c'è un saldo migratorio negativo del 4,8 per 1.000, tanti pezzi di Sardegna invece crescono rispetto a chi entra e chi esce». Ignorando volutamente il saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) in quanto non rappresentativo (è negativo ovunque), si tratta ora di capire chi sono i nuovi abitanti.

Numeri o no, le case si vendono

Ancora un passaggio è servito a Bussone per aprire uno spaccato sul Canavese. «Quando abbiamo condiviso il dato del saldo migratorio con Remo Minellono (sindaco Val di Chy) e altri sindaci delle valli, ci siamo chiesti: ma è vero o non è vero? La percezione ci porterebbe a dire che non lo è. In realtà, Remo diceva: “Io comunque le case le ho viste che sono andate in vendita e sono state comprate”. Il nuovo ostello aperto a Val di Chy comunque dimostra che c'è una certa vitalità in Valchiusella e che le nuove strutture ricettive sono gestite anche da persone che arrivano qui e mettono su innovazioni, idee, flussi».

Il punto su cui lavorare (con i sindaci)

Ma chi sono questi nuovi abitanti? Da dove arrivano? Cosa fanno?

A livello nazionale, nei piccoli paesi montani approdano under 40 con figli e ultra 65enni, pensionati in cerca di qualcosa al di fuori dell'area urbana. Nel caso dei pensionati «bisogna lavorare molto sul welfare e su un certo tipo di assistenza, nel secondo servono altri tipi servizi», e siccome «la coperta è sempre troppo corta, e diventerà anche più corta con il patto di stabilità e altre mille questioni che con i colleghi sindaci affrontiamo, sarà fondamentale disporre di un’analisi puntuale sulla tipologia di persone che già vivono qui e su quelle che arrivano, questo per orientare le scelte delle politiche». A tal proposito, si è soffermato Bussone, «il Rapporto, questo primo volume per lo meno, non riesce a identificare esattamente chi sono i nuovi ingressi. E non li identifica perché dobbiamo capirlo con i sindaci, è un impegno da prenderci consapevoli di come sia un trend che sta già generando nuovi bisogni».

La componente straniera, la novità

Tornando alle 800 pagine del Rapporto, è messo in risalto un altro aspetto che aiuta a capire di chi stiamo parlando, quando parliamo di nuovi arrivi nelle valli. La discontinuità più forte con il passato, infatti, viene ricondotta proprio alla composizione del flusso migratorio riguardo alla cittadinanza, rispettivamente italiana e straniera. «Non solo la popolazione italiana della montagna presenta - ed è una novità assoluta - un saldo positivo tra ingressi e uscite, ma questo, forte di quasi 64mila unità, sopravanza nettamente quello della popolazione di cittadinanza straniera che con meno di 36mila unità si riduce ulteriormente (quasi si dimezza) rispetto ai valori del quinquennio precedente, portando in evidenza la tendenza ormai presente in tutto il Paese a una progressiva riduzione dell'interesse verso l'Italia da parte dei flussi migratori di lungo raggio».

Perché la sfida è anche di Ivrea

A fare da legante, la visione d’insieme, per cui Ivrea e le valli non sono realtà a sé stanti, anzi. Tra i modelli di interscambio efficaci, è stato citato quello perequativo urbanistico e fiscale di Bologna che da un lato ha aperto con interventi di rigenerazione legati al Pnrr nuovi spazi insediativi, e non solo, verso le zone marginali dell’Appennino, dall’altro viene beneficiata a sua volta da questo che è uno strumento urbanistico e di pianificazione territoriale atto a bilanciare gli effetti delle trasformazioni urbanistiche tra diverse aree, garantendo un’equa distribuzione delle risorse e delle opportunità sull’intero territorio metropolitano. Ancora Bussone a focalizzare sul local: «L'altro giorno il sindaco di Aosta, Gianni Nuti, un ottimo professore universitario, uomo di qualità, diceva: "Mi accorgo di perdere abitanti da Aosta verso gli altri territori, se non faccio un'alleanza e non costruisco un'interazione più forte e stabile con le valli, ci perdiamo tutti. Se invece la costruiamo, anche io se perdo degli abitanti a scapito delle valli, ho delle opportunità. E questo è un tema tutto politico». Matteo Chiantore, sindaco di Ivrea: «La nostra è una città industriale del XX secolo, romana, medievale. Ma il visitatore che viene a Ivrea cerca l'esperienza outdoor, lo vediamo tutti i giorni dalle aree camper». Questo per dire che «le montagne sono complementari a un'offerta turistica da portare avanti insieme. Credo sia giunto il momento. Ivrea, ormai elaborato il lutto industriale, è tempo faccia un bagno di umiltà».