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Июль
2025

Ivrea, parrucchiere ed estetiste formate dalla polizia. Saranno “antenne” contro la violenza di genere

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Ivrea

Antenne. Pronte a carpire i segnali, a connettersi con le donne vittime di violenza. Il Comune di Ivrea per aiutarle, punta su parrucchiere ed estetiste. Perché un maltrattamento lascia sempre tracce e chi lavora a contatto con le clienti sviluppa una sensibilità che ha solo bisogno di essere allenata.

Gabriella Colosso, assessora alle Pari opportunità, è rimasta impressionata dai numeri del Codice rosso in procura di Ivrea. Tra il 4 e il 6 luglio, in 48 ore, c’è stato il record di denunce: 19. Dal 1° aprile al 30 giugno sono 178, una media di più di due al giorno. Impressionata, dicevamo, ma non sorpresa. L’amministrazione è consapevole del fenomeno e cerca di fare la sua parte per contrastarlo. «“Antenne” - spiega Colosso - è stato proposto da Soroptimist, a cui hanno aderito Ascom, Cna e Confesercenti, partirà a settembre e prevede un corso di formazione per parrucchiere ed estetiste, tenuto da psicologhe, mediche e le forze dell’ordine, che insegna a capire i segnali “non detti” delle donne che si rivolgono al loro esercizio, come muoversi per farle “sentire sicure” di aver trovato un luogo che le accoglie, le ascolta e le accompagna a chiedere aiuto».

Inoltre, a breve, sottolinea Colosso «partirà una campagna, ad inizio anno scolastico, sugli autobus di linea in cui passeranno parole, frasi da cui stare distanti e i numeri utili da chiamare in caso di bisogno, di denuncia. Ci piacerebbe redigere un “Decalogo del Codice rosso”, un manifesto che fornisca alle donne vittime di violenza fisica o psicologica dieci consigli pratici su come agire, dalla denuncia alle strutture di accoglienza, fino all’assistenza legale».

Tutte azioni che vanno nella direzione di creare una rete sociale di protezione per la donna vittima di maltrattamenti. Perché come ha recentemente ricordato la procuratrice Gabriella Viglione «si tratta di casi che vanno trattati anche con delicatezza, spesso sono situazioni che coinvolgono minori, quindi il tribunale dei minori, hanno risvolti civilistici, non sono facili da affrontare e non richiedono poco tempo». Casi che spesso l’opinione pubblica tratta in maniera tranchant, ma in cui vittime e carnefici si riavvicinano spontaneamente, hanno in comune figli, amici, vite, ma soprattutto una cultura. «I dati - spiega Colosso - confermano che il problema non è giudiziario, non è il tribunale la sede in cui risolvere il fenomeno della violenza domestica e di genere, che ha purtroppo origini culturali e sociali, ma è nella società. Il contrasto alla violenza di genere, oltre ad essere una grande questione di civiltà e di rispetto dei diritti umani, è oggi anche una vera e propria “questione sociale”, dal momento che riguarda trasversalmente classi, famiglie e generazioni. Allo stesso tempo, la violenza di genere è anche un fenomeno assai difficile da contrastare, perché si annida negli interstizi della società e si manifesta silenziosamente nella vita quotidiana. La violenza di genere è un tema molto delicato e nonostante nel corso degli anni si siano susseguiti vari interventi legislativi, il fenomeno registra tutt’oggi percentuali molto alte, tale da rendere necessari non solo strumenti legislativi ma soprattutto formazione e cultura per poterlo combattere. Quello della violenza di genere è un dramma complesso, che ha radici culturali antiche, le esigenze sono tante e diverse tra loro, esse richiedono una strategia globale e una pluralità di interventi, dove alla responsabilità delle forze di polizia si affianca l’impegno della magistratura, il lavoro di tutte le istituzioni pubbliche e delle associazioni nella tutela delle vittime, il coinvolgimento delle agenzie educative, prime fra tutte la famiglia e la scuola».