Arnaldo Pomodoro si è spento a 99 anni, Pavia ora conserva la sua Triade
Si è spento domenica, nella sua casa di Milano, alla vigilia del 99esimo compleanno. Il secolo Arnaldo Pomodoro l’ha attraversato a gamba tesa vivendo intensamente e lasciando un’eredità immensa, sparsa in tutto il mondo: sculture, disegni, multipli, scenografie, gioielli, studi progettuali.
A Pavia e alla Lomellina – dove a metà degli anni Sessanta del Novecento la sorella Teresa aveva trasformato in buen retiro un vecchio cascinale nelle campagne di Zeme – l’artista aveva riservato un’attenzione particolare («Io mi sono innamorato subito di questo luogo in mezzo alle risaie»), concedendo la sua Triade a Pavia e il Disco solare a Vigevano.
Un amore mal riposto. Se le prime sono tornate in città dopo un giro tortuoso di quasi vent’anni e una riconciliazione, il secondo, ripudiato dalla città ducale, aveva trovato nel 1980 una nuova prestigiosa collocazione in piazza Meda a Milano, a due passi da Palazzo Marino, diventando una delle icone della metropoli lombarda.
La fondazione per i giovani
Con la scomparsa di Arnaldo Pomodoro il mondo dell’arte perde una delle sue voci più autorevoli, lucide e visionarie. «Il Maestro lascia un’eredità immensa, non solo per la forza della sua opera, riconosciuta a livello internazionale, ma anche per la coerenza e l’intensità del suo pensiero, capace di guardare al futuro con instancabile energia creativa». La Fondazione, da lui voluta trent’anni fa (in zona Darsena a Milano), e la direttrice Carlotta Montebello, lo salutano così, promettendo di conservare e valorizzare la sua opera.
L’installazione a Horti
«Ci mancherai, Maestro. Ci consola che la tua arte è un segno eterno» si legge sulla pagina social di Horti. Quella di Pomodoro con il Parco d’arte del collegio Borromeo è stata una sintonia immediata: sguardi volti nella stessa direzione, con l’intento di mostrare l’invisibile che non vediamo più. E’ qui, a Pavia, che la sua Triade ora racconta di lui, riflettendosi in uno specchio d’acqua. Nel giugno del 2023 era venuto a vederla di persona.
[[ge:gnn:laprovinciapavese:15204873]]
«Custodiamo nel Parco due sculture a sua firma – ricorda il rettore dell’Almo Collegio Borromeo, Alberto Lolli – e altre opere che appartengono alla sua collezione. Un artista di quel calibro lo si chiama Maestro non solo perché artigianalmente capace di plasmare la materia ma per quella visione che sa avere e trasmettere. Arnaldo Pomodoro è stato davvero un Maestro di vita, ha saputo guardare la realtà al di là dell’apparenza, ha squarciato la materia per farci vedere cosa sta oltre, ci ha insegnato a cercare il senso delle cose».
E dire che quasi da subito, quando nel 1985 la Triade è giunta a Pavia, nella rotonda di Porta Milano, non ha ricevuto la stessa calorosa accoglienza.
Le tre colonne
I pavesi le chiamavano sbrigativamente “le tre colonne di Pomodoro”, anche un po’ irritati dal fatto che per installarle fossero state abbattute alcune piante. Poi capitava che quelle sculture alte 15 metri oscillassero impercettibilmente al vento. Il fiberglass, materiale di cui sono composte, è infatti leggero e trasparente. Ma l’idea che potessero essere pericolose alimentava polemiche infondate. E poi c’era la questione del costo per la manutenzione (si parlava di cento milioni delle vecchie lire). In prima fila, nella critica all’opera dello scultore, vi furono molti esponenti della Lega (che all’epoca si chiamava ancora Lega Nord) e che governava in quel momento la città.
[[ge:gnn:laprovinciapavese:15204874]]
Allo scadere della concessione il Comune di Pavia aveva cambiato il suo governo ma l’artista decise comunque di riprendersele. Si parlò di un possibile ritorno con l’amministrazione Fracassi e un’ipotetica collocazione nel fossato del Castello Visconteo. Ma solo nel 2021, per i 460 anni del collegio Borromeo e in occasione della nascita di Horti, la Triade è tornata nuovamente a Pavia.
L’amore con Vigevano è finito molto prima. Il Disco solare, o Grande Disco – una scultura bronzea del peso di sette tonnellate – fu collocato il 12 ottobre del 1976 in piazza Ducale a Vigevano (all’epoca non ancora pedonalizzata), ma fu da subito mal digerito dagli abitanti che, chiamati a esprimersi in un sondaggio, votarono (il 75%) per la sua rimozione. E comunque già appena dopo l’installazione l’opera fu oggetto di uno scambio incrociato di denunce per questioni legate a presunte mancanti licenze edilizie. Nel 1979, in piena campagna elettorale, il Disco fu rimosso e ricollocato nel cuore di Milano.
Due pezzi unici, materiali diversi
La Triade nasce nel 1979, su commessa della fondazione Farah Dibah che voleva collocarla vicino ai musei di Arte moderna di Teheran. Ma lo scià Reza Pahlavi è stato deposto proprio in quell’anno. E le sculture hanno avuto altra collocazione. Le Triadi sono due, pezzi unici ma in materiali diversi: in fiberglass (a Pavia) e in bronzo e corten (nel parco culturale del Pepsi Cola Garden a Purchase, nei pressi di New York).
