Ivrea, Cogeis sulla cava a San Bernardo: «Non forzeremo la mano»
IVREA. Cogeis è la società di Quincinetto che da dicembre 2014 a dicembre 2024 ha avuto in concessione la cava di via delle Fornaci a San Bernardo, di cui lo scorso novembre ha chiesto a Città metropolitana il rinnovo per altri dieci anni al fine di avviare un’attività di estrazione di fatto mai partita. Ora sono agli sgoccioli i termini per il rinnovo della concessione, aggiornati sui tempi utili alle integrazioni richieste dopo la prima e al momento unica conferenza di servizi di inizio marzo. La scadenza è prevista per il 28 giugno.
«Sottolinei pure la parola “collaborazione”, perché la volontà della società era e rimane quella di provare a percorrere tutte le strade possibili per minimizzare il disturbo al territorio e agli abitanti».
A parlare, alla scadenza dei tempi e dopo che contro la cava non solo è sceso in campo (e di nuovo) il Comitato di quartiere San Bernardo No cava ma l’intero consiglio comunale di Ivrea, è Flavio Bertino, titolare di Cogeis spa.
Impatto «un po’ sopravvalutato»
«Non abbiamo intenzione di forzare la mano – ripete Bertino –. Adesso stiamo cercando soluzioni alternative per andare incontro alle esigenze segnalate, anche se io un po' da lontano ho l'impressione che siano dei disturbi sopravvalutati. Però, ci mancherebbe».
Cogeis ha affidato a Sertec di Loranzè, con un progettista e un consulente, il compito di modificare l’impianto progettuale originario dal punto di vista della viabilità e dell’impatto acustico, come richiesto da Città metropolitana.
Cosa è cambiato in 10 anni
Entrando in crisi il mercato delle grandi opere, dal 2014 in poi la coltivazione non si è resa necessaria. Intanto i tempi sono cambiati, e l’estrazione di sabbia e ghiaia su un volume di 234.660 mq fornirebbe a Cogeis materiale inerte utile ai cantieri, con il vantaggio di ottimizzare logistica e costi. C’entra il nuovo ospedale? «Non direi, visto che al momento i tempi dell’ospedale sono incerti. Da tre anni a dare segni di ripresa è il mondo delle infrastrutture viarie. Perciò in questa fase stiamo cercando alternative metodologiche». Cosa che non significa rinunciare alla cava di San Bernardo, bensì raccogliere le indicazioni evidenziate alla conferenza di servizi di marzo da Città metropolitana, tenuto conto degli aspetti che maggiormente preoccupano gli abitanti.
«Non è l’intervento della vita»
«Credo ci sia un po’ di allarmismo attorno a questa cosa», continua Bertino. «D’altra parte, se fosse stato l'intervento della vita saremmo partiti un minuto dopo l'autorizzazione dell'epoca, no? E invece, come dicevo, la necessità di attivare la cava è arrivata in una fase un po' più tarda, tenuto conto che ai tempi l’autorizzazione venne rilasciata quando ormai non vi era più richiesta per via della crisi del settore». Ma guardando avanti «pensiamo che nei prossimi anni un po' di richiesta ci sarà ancora, quindi cerchiamo di trovare una qualche soluzione che ci faccia convivere, ma proprio serenamente, senza forzature, con chi oggi vede quell'attività come una cosa così preoccupante. Speriamo in una qualche idea intelligente che aiuti a far funzionare le cose senza disturbare troppo». La partita insomma non è ancora chiusa. L’autorizzazione spetta in ultima analisi a Città metropolitana, che valuterà gli aspetti tecnici senza trascurare come l’intera città abbia assunto una posizione apertamente contraria. Ci sarà margine di negoziazione sui correttivi?
«Mezzo quartiere da smontare»
Il 26 maggio scorso il consiglio comunale di Ivrea ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno presentato dal Comitato No cava San Bernardo. «Noi siamo dalla parte dei cittadini – ribadisce il sindaco Matteo Chiantore –. Li sosterremo nelle decisioni che vorranno prendere, e che per la verità hanno già preso. Abbiamo chiesto che si riprenda in considerazione l'intera faccenda, perché non ci sembra sussistano i presupposti, oggi, per fare una cosa fatta bene. Lì c'è da smontare mezzo quartiere. Abbiamo preso contezza della questione poco prima di Carnevale, e presa visione della cosa riteniamo che sia un po' forzata questa pratica. Dopodiché facciamo un incontro in loco con la Città metropolitana, con i cittadini, con la proprietà, ci chiariamo e si vedono quali sono le rispettive posizioni. Noi comunque siamo al fianco dei cittadini. Non c'è altro concetto da aggiungere».
