Emanuela Orlandi: dopo 42 anni di polemiche e speranze la verità è ancora lontana
Sono passati 42 anni da quel maledetto 22 giugno 1983 ma non si fermano e mai si sono fermate, polemiche, rivelazioni , testimonianze , ipotesi, in uno dei misteri più controversi del ‘900: la sparizione delle quindicenni Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.
Esistono centinaia di riscontri, ipotesi, indagini, documenti ma perché si resta sempre senza una chiave di lettura complessiva? Possibile che dopo oltre quattro decenni le piste restino tutte ancora incredibilmente aperte, in un caso che è diventato una sorta di enciclopedia che continua ad avere nuove voci e appendici? Questo mentre la povere Emanuela e Mirella sono diventate l’emblema di una giustizia mozzata che non sa o non può arrivare ad una verità, neppure storica.
I misteri non esistono. L’unica amara realtà è che i responsabili, i sodali di questi crimini restano nell’ombra della ragion di stato, dei carteggi vaticani e delle reticenze di chi sa e non parla.
Anche il legame tra le due sparizioni (quanto mai preso in considerazione dalla pista internazionale) viene messo in discussione. Insomma non ci sono ancora punti fermi.
In questo quadro le decine di audizioni della Commissione d’inchiesta parlamentare, i cui lavori sono stati avviati nel 2024, sono riusciti ad approfondire preziose testimonianze che, a vario titolo, hanno avuto a che fare con la ragazza con la fascetta e con l’altra quindicenne sparita nel nulla il 7 maggio del 1983. Si tratta di testimonianze spesso incredibilmente ignorate o non approfondite in anni di indagini. Contesti che hanno fatto riprendere in considerazioni vetuste verbalizzazioni e dichiarazioni riprese dalla stampa dell’epoca.
La Commissione non a caso era stata definita “ultima spiaggia” per la ricerca della verità da Maria Antonietta, sorella di Mirella Gregori. Ma intanto si rilevano nuovi ostacoli.
Anche nel caso Gregori la Commissione ha riscontrato reticenze con ricorso alla secretazione in alcune audizioni. E’ il caso di Sonia De Vito. L’amica del cuore di Mirella che vide, poco prima che sparisse, nel bar gestito dai suoi genitori. Entrambe le ragazze rimasero chiuse nel bagno per 15 minuti per un possibile cambio di abbigliamento. Il forte sospetto è che la donna (ora 63enne) possa sapere chi contattò Mirella e chi la fece allontanare.
Tra i punti chiave di questa vicenda risulta costante il richiamo al Vaticano (che ha aperto a inizio del 2024 un fascicolo d’inchiesta dopo anni di silenzi) ed ai servizi.
Un filo rosso che trova supporto in quell’inquietantecassetta delle torture fatta pervenire all’Ansa, in via della Dataria, il 17 luglio 1983, presumibilmente dai rapitori, mentre una copia quattro giorni prima era già stata lasciata e ritirata in Vaticano (sparita anch’essa in un buco nero, anche se pare difficile che dietro le mura leonine si possa perdere qualcosa).
Una cassetta che sul lato A conteneva un’ampia rivendicazione politica di venti minuti (quasi ignorata dai media), con la richiesta di scambio tra la Orlandi e Ali Agca, che aveva come interlocutori la presidenza della Repubblica (Pertini) e il cardinal Casaroli. L’inquietante e quanto mai nota parte B riportava la registrazione di sevizie su una povera ragazza.
Tra le varie versioni è certo che, rispetto al nastro originale, siano stati operati diversi tagli e siano state fatte sparire tre voci, di cui due con inflessione romanesca, presenti nella prima trascrizione operata dal SISDE. Un particolare che potrebbe nasconde relazioni e coinvolgimenti inconfessabili in una logica anche ricattatoria. Questo in un contesto di guerra fredda e di alta tensione internazionale.
Nella cassetta la povera vittima conclude i suoi lamenti con la supplica: “per favore lasciatemi dormire” che viene attribuita ad Emanuela. Cosa può significare quella frase? La ragazza era stordita da droghe? dov’era “ospitata”? Si era anche fatto cenno a una forma di tortura che impedisce alla vittima di potersi addormentare…
A queste domande chi potrebbe rispondere tace, coprendo atti criminali di un piano complesso di sicuro non frutto di improvvisazione.
Ma perché e che interesse avevano i servizi per nascondere queste voci? Che fine ha fatto il nastro originale che oggi si sarebbe potuto esaminare con gli strumenti tecnici avanzati a disposizione?
Interrogativi tra i tanti senza risposte che potrebbero nascondere relazioni e coinvolgimenti inconfessabili ,in una logica anche ricattatoria, in un contesto di guerra fredda e di alta tensione internazionale.
Tuttavia la centralità di quella cassetta è stata rilanciata grazie al lavoro anche fonico portato avanti dal giornalista Fabrizio Peronaci che ha potuto affermare, con un alto livello di attendibilità che quella voce, presente nella rivendicazione politica del lato B della cassetta,sia quella di Marco Fassoni Accetti. Ancora lui. Una figura più volte chiamata in causa nella vicenda Orlandi, essendosi auto accusata di aver fatto parte del sequestro, facendo ritrovare il flauto della ragazza. (distrutto in seguito negli archivi della Procura). Personaggio che, con grande probabilità, è stato anche il primo telefonista a chiamare casa Orlandi dopo il sequestro, rimanendo identificato come “l’amerikano” per l’accento anglosassone. Inoltre è colui che aveva da tempo affermato che la bara della diciassettenne Kety Skerl fosse stata trafugata come poi è stato appurato al cimitero del Verano. C’è da chiedersi perché in queste audizioni non sia stato mai ascoltato quel reo confesso Marco Fassoni Accetti .
La situazione resta confusa e nemmeno le tante ricostruzioni sugli ultimi movimenti di Emanuela prima della sua sparizione sono riuscite ad arrivare ad un quadro concordano.
E in questo quadro che Pietro Orlandi si accinge all’ennesimo incontro in piazza Risorgimento il 21 giugno dopo le 18, per ribadire la “richiesta di verità e giustizia che in troppi continuano a nascondere”. Orlandi punta il dito contro quel vaticano che, pur avendo aperto un fascicolo sul caso, di fatto cercherebbe a suo dire, solo una verità di comodo. Questo mentre si vedrà come si collocherà il nuovo papa rispetto a questa vicenda.
In avvio del pezzo riferivamo su continue sorprese che caratterizzano questo caso anche dopo oltre quattro decenni
Vale in tal senso l’ultima dichiarazione del vice presidente della Commissione d’Inchiesta sui casi Orlandi Gregori, Roberto Morassut. Il deputato dem dai toni pacati ha ripreso una pista, seguita alle origini della vicenda dalla squadra mobile e poi abbandonata: quella legata al cinema e ai periodici erotici. In questo ambito è da ricordare una pellicola che fu subito prodotta sul caso Orlandi e che poi sparì misteriosamente.
Morassut descrive questa pista come un qualcosa passato molto vicina ai luoghi e ai contesti usuali per le due quindicenni. La tesi fu poi abbandonata per seguire quella pista internazionale con il presunto legame e l’ipotesi di uno scambio tra la Orlandi e Ali Agca , l’attentatore di Papa. Morassut riferisce inoltre su un possibile incontro tra Emanuela e un uomo elegantissimo con un macchinone che tutto lascia pensare si tratti di Renatino De Pedis. Quel boss della Magliana divenuto uomo di fiducia del cardinal Poletti e delle alte sfere vaticane.
Il mistero permane ma la tenacia di chi cerca la verità non si ferma e deve trovare supporto in una determinata e coraggiosa volontà politica ad andare avanti. Purtroppo la mancanza di dialogo, confronto tra ipotesi diverse oltre ai sempre presenti depistaggi , impediscono di superare una situazione di stallo valida solo per nuove pubblicazioni e reportage esclusivi.
Una cassetta che sul lato A conteneva un’ampia rivendicazione politica di venti minuti (quasi ignorata dai media), con la richiesta di scambio tra la Orlandi e Ali Agca, che vedeva come interlocutori la presidenza della Repubblica (Pertini) ed il cardinal Casaroli.
L’inquietante e quanto mai nota parte B riportava la registrazione di sevizie su una povera ragazza. Tra le varie versioni della cassetta è emerso che, rispetto al nastro originale, siano stati operati deitagli e siano state cancellate tre voci, di cui due con inflessione romanesca, presenti nella prima trascrizione operata dal SISDE.
(Il servizio segreto che dal 1977 al 2007 attraversò uno dei periodi più turbolenti della storia italiana).
Nella cassetta la povera vittima conclude i suoi lamenti con la supplica: “per favore lasciatemi dormire” che viene attribuita ad Emanuela. Cosa può significare quella frase? La ragazza era stordita da droghe e dove si trovava?
Ma perché e che interesse avevano i servizi a nascondere queste voci? Che fine ha fatto il nastro originale che ora si sarebbe potuto esaminare con strumenti tecnici avanzati a disposizione? Interrogativi tra i tanti senza risposte che potrebbero nascondere relazioni e coinvolgimenti inconfessabili ,in una logica anche ricattatori, in un contesto di guerra fredda e di alta tensione internazionale.
Tuttavia la centralità di quella cassetta è stata rilanciata grazie al lavoro anche fonico portato avanti dal giornalista Fabrizio Peronaci che ha potuto affermare con un altro grado di attendibilità che quella voce, presente nella rivendicazione politica del lato B della cassetta, sia quella di Marco Fassoni Accetti. Ancora lui. Una figura più volte chiamata in causa nella vicenda Orlandi, essendo la persona che si è autoaccusata di aver fatto parte del sequestro, facendo ritrovare il flauto della ragazza, (distrutto in seguito negli archivi della Procura). Personaggio che, con grande probabilità, è stato anche il primo telefonista a chiamare casa Orlandi subito dopo il sequestro, rimanendo identificato come “l’amerikano” per l’accento anglosassone. Inoltre è colui che aveva da tempo affermato che la bara della diciassettenne Kety Skerl fosse stata trafugata come poi è stato appurato al Verano.
La situazione resta confusa e nemmeno le tante ricostruzioni sugli ultimi passi di Emanuela prima della sua sparizione sono riuscite a portare ad un quadro concordano.
C’è da chiedersi perché in queste audizioni non sia stato mai ascoltato quel reo confesso Marco Fassoni Accetti.
E’ in questo quadro che Pietro Orlandi si accinge all’ennesimo incontro in piazza Risorgimento il 21 giugno dopo le 18, per ribadire la “richiesta di verità e giustizia che in troppi continuano a nascondere”. Orlandi punta il dito contro quel Vaticano che, pur avendo aperto un fascicolo sul caso, di fatto cercherebbe a suo dire, solo una verità di comodo. Questo mentre si vedrà come si collocherà il nuovo Papa rispetto a questa vicenda.
In avvio del pezzo riferivamo sulle continue sorprese che caratterizzano questo caso.
Va in tal senso l’ultima dichiarazione del vice presidente della Commissione d’Inchiesta sui casi Orlandi Gregori, Roberto Morassut. Il deputato dem dai toni pacati ha ripreso una pista, seguita alle origini della vicenda dalla squadra mobile e poi abbandonata: quella legata al cinema e ai periodici erotici. In questo ambito è da ricordare una pellicola che fu subito prodotta sul caso Orlandi e che poi sparì misteriosamente.
Morassut descrive questa pista come un qualcosa che è passato molto vicino ai luoghi e ai contesti usuali per le due quindicenni. La tesi fu poi abbandonata per seguire la pista internazionali legate al presunto legame e l’ipotesi di uno scambio con Ali Agca , l’attentatore di Papa. Morassut riferisce di un possibile incontro tra Emanuela e un uomo elegantissimo con un macchinone che tutto lascia pensare che si tratti di Renatino De Pedis . Il boss della Magliana divenuto poi uomo di fiducia del cardinal Poletti e delle alte sfere vaticane.
In mistero permane ma la tenacia di chi cerca la verità non si arrende. Purtroppo la mancanza di dialogo, confronto tra ipotesi diverse, oltre al mare di depistaggi, cui si lega una seria, determinata e coraggiosa volontà politica , impediscano di superare una situazione di stallo valida solo per nuove pubblicazioni e reportage esclusivi.
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