Tragedia a Pont Canavese: muore annegato a 17 anni nella “goia del Gur” dell’Orco
PONT CANAVESE. Un sereno pomeriggio tra amici e compagni di classe in riva alle sponde del torrente Orco si è trasformato in tragedia. Fabio Caforio, 18 anni da compiere il prossimo 5 agosto, è morto annegato. Rapito dalle acque gelide del corso d’acqua che all’ingresso del paese forma la “goia del Gur”, una grande e limpida pozza, perfetta per un tuffo.
Erano trascorse da poco le 15 di ieri, venerdì 13 giugno. In zona, tutti con i loro zaini, costumi da bagno e tanta allegria, c’erano due compagnie di giovani tra i 13 e i 18 anni.
«Da generazioni i ragazzi vengono qui in estate, spesso con le loro famiglie, per trovare ristoro dall’afa e dal caldo» racconta il titolare di una piccola azienda agricola che si affaccia proprio sul luogo della tragedia.
Il 17enne, in compagnia di un amico, ha deciso di attraversare la goia a nuoto. A pochi centimetri l’uno dall’altro hanno superato la parte più profonda del torrente, oltre quattro metri.
«Improvvisamente Fabio ha chiesto aiuto. Ho subito compreso che non scherzava. Annaspava. Mi sono voltato e l’ho afferrato per un polso. Ma eravamo entrambi bagnati ed ho perso la presa. Fabio sembrava essere stato rapito da un vortice che l’ha trascinato a fondo» è il racconto dell’amico.
Intanto dalle sponde sono scattati in acqua tre, quattro, cinque ragazzi. Con la forza della disperazione, dopo diversi tentativi sono riusciti ad afferrarlo e trascinarlo a riva. Ma il cuore di Fabio ha smesso di battere pochi istanti dopo.
L’elisoccorso è atterrato pochi minuti dopo e in rapida successione è giunto Drago, l’elicottero dei vigili del fuoco. Entrambi si sono dovuti rialzare in volo senza poter trasportare il ragazzo verso Torino. Il corpo è rimasto adagiato sul greto del torrente, vegliato dai carabinieri e dai vigili del fuoco sino all’arrivo del papà e della mamma. Fabio Caforio era uno studente modello. Aveva superato brillantemente i tre anni del Ciac dove «era il primo della classe nel suo corso» raccontano sconvolti i suoi professori. L’azienda dove aveva fatto uno stage gli aveva proposto un’assunzione. Ed era stato, poche settimane fa, tra gli attori del “Giro intorno al mondo”, lo spettacolo itinerante messo in scena dai ragazzi del Ciac.
Quel torrente, quella pozza che oggi ha inghiottito il sorriso di Fabio, era già stata teatro di un’altra tragedia. Stesso luogo, stessa acqua, stesso dolore.
Era il 4 luglio del 2010. Anche allora una giornata afosa, una gita al fiume per trovare ristoro in compagnia di amici e familiari. Anche allora un bagno, una corrente traditrice, un corpo trascinato via. A perdere la vita fu Marco Russo, 29 anni, operaio di Chivasso. Era arrivato alla “goia del Gur” con la moglie Anna, la loro bimba di cinque anni e una coppia di amici con figlia al seguito. Dopo pranzo Marco era entrato in acqua per rinfrescarsi. Nessuno poteva immaginare l’incubo che stava per scatenarsi.
Non era un nuotatore esperto. In una zona dove la profondità tocca i sei metri e la corrente si fa impetuosa, aveva perso il contatto con il fondale ed è stato trascinato a valle. Si era dimenato, aveva chiesto aiuto. Un’amica aveva tentato di raggiungerlo, ma aveva dovuto rinunciare per non essere a sua volta travolta. La moglie, sulla riva, aveva chiamato il 115. I vigili del fuoco di Ivrea e Cuorgnè, insieme ai sommozzatori di Torino, avevano ritrovato il corpo una ventina di minuti dopo, senza vita, incastrato tra alcuni massi una cinquantina di metri più in là. Due tragedie, distanti nel tempo ma identiche nell’esito. Due giovani vite spezzate nello stesso punto, nello stesso modo.
Ricordi e lutto cittadino
«Una perdita per la famiglia e per tutta la comunità: nel giorno del funerale di Fabio sarà proclamato il lutto cittadino». Il sindaco di Pont Canavese Paolo Coppo ha scelto queste parole per esprimere il dolore dell’intero paese di fronte alla tragedia che, ieri pomeriggio, intorno alle 15, ha strappato via una giovane vita. Fabio Caforio, 18 anni ancora da compiere, è morto annegato nel torrente Orco, durante un momento di svago tra amici.
«Ci stringiamo attorno alla sua famiglia. È una notizia terribile per tutta la comunità – ha dichiarato il primo cittadino –. Fabio era un giovane studente che aveva appena concluso l’anno scolastico. In un momento di gioia e leggerezza, con i suoi amici, ha invece perso la vita. Purtroppo, non è la prima tragedia che si consuma nei nostri torrenti, da sempre molto frequentati. Altri ragazzi, negli anni, hanno conosciuto la stessa, tragica sorte. Il Comune di Pont vuole onorare la memoria di questo ragazzo, morto troppo presto, e proclamerà il lutto cittadino nel giorno del funerale».
Un gesto che Pont Canavese aveva già adottato nel 2018 per ricordare altri due giovani del paese, Simone Goglio e Raffaele Antonucci, morti nel febbraio di quell’anno.
A listarsi a lutto è anche la squadra di calcio del Vallorco, che gestisce il campo sportivo Costa Laia. Aurora, la sorella di Fabio, fa parte dello staff del bar del centro sportivo. E proprio la prossima settimana, da lunedì, Fabio avrebbe dovuto partecipare all’iniziativa “Estate ragazzi” organizzata dalla società nel ruolo di animatore. Una perdita che ha colpito nel profondo anche il mondo sportivo pontese.
La casa della famiglia si trova a poche centinaia di metri dal luogo della tragedia. Dopo aver appreso la tragica notizia, molti residenti del paese si sono recati sul posto per offrire conforto e vicinanza. Fabio è descritto da tutti come un ragazzo gentile, educato, rispettoso, sempre sorridente e sempre gentile.
A poco più di duecento metri dal punto in cui il ragazzo ha perso la vita, un gruppo di giovanissimi attendeva l’arrivo dei genitori. Tre le lacrime e gli abbracci, gli amici di sempre hanno cercato consolazione, nell’attesa delle loro famiglie. «Fabio era un ragazzo speciale, un giovane uomo dal cuore d’oro – racconta una sua compagna delle elementari e coscritta presente nel gruppo –. La sua dote più grande era la semplicità. Non aveva grilli per la testa. Amava divertirsi con gli amici, ma al primo posto metteva sempre la scuola. E la sua famiglia, a cui era legatissimo». —
