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Июнь
2025

Esuberi Stellantis, subito 53 tagli «Ma assumeremo poi in futuro»

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San Benigno

Stellantis annuncia un nuovo piano di riduzione del personale. E il Canavese ne paga ancora il prezzo. Sono 610 i lavoratori coinvolti a Torino da una procedura di esodo incentivato su base volontaria. Tra questi, anche 53 dipendenti della Pcma di San Benigno, stabilimento dedicato alla produzione di componentistica per la Fiat 500 elettrica e per alcuni modelli Jeep. Una realtà che da anni rappresenta un punto di riferimento nell’indotto automobilistico piemontese, oggi coinvolta in un’operazione che alimenta interrogativi e tensioni.

Era un’isola felice

Il sito di San Benigno impiega circa 500 persone e, a differenza di altri impianti, ha mantenuto fino a oggi una relativa stabilità. Ma la dipendenza quasi esclusiva dal segmento elettrico, la flessione della domanda e la mancanza di investimenti strutturali hanno finito per rendere vulnerabile anche questa isola produttiva. Ora, con 53 uscite previste, l’equilibrio rischia di rompersi definitivamente. La procedura non è un licenziamento diretto, ma un’esortazione all’uscita con incentivo economico: una scelta “spinta” da un contesto in cui prospettive e tutele sembrano sfumare.

«Ci sono fatti che sfuggono al senso comune – osserva Daniela Ruffino, segretaria regionale di Azione – e certo sfuggono al mio senso».

Il riferimento è al contemporaneo annuncio dell’avvio della produzione della nuova Fiat 500 ibrida e all’obiettivo dichiarato da Stellantis di toccare le 200 mila vetture annue. Contestualmente, l’azienda parla di mille nuove assunzioni. Ma il bilancio resta sbilanciato: prima si spingono fuori centinaia di addetti, poi si promettono nuove entrate.

Una strategia che fatica a convincere anche i sindacati. In particolare la Fiom, che denuncia l’assenza totale di garanzie sul ricambio generazionale. A San Benigno, come a Mirafiori, molti operai sono prossimi alla pensione e l’uscita anticipata può apparire come un’opportunità. Ma ciò che manca è un progetto chiaro che assicuri la continuità produttiva e tuteli le competenze.

«Non c’è un piano»

«Non c’è un piano – spiegano i delegati – né per chi esce né per chi resta. L’azienda parla di futuro, ma agisce smantellando il presente». La preoccupazione è che dietro le scelte industriali si nasconda l’ennesimo passo indietro per il settore manifatturiero piemontese, già provato da anni di ristrutturazioni.

«Se l’obiettivo è assumere mille persone – aggiunge Ruffino – perché mandarne a casa oltre seicento, in aggiunta ai tanti che sono già in cassa integrazione?».

Una domanda che apre a un dubbio più ampio: «Quale visione guida oggi le decisioni del gruppo automobilistico? La razionalizzazione delle linee e la riduzione dei costi sembrano ancora essere le priorità, in continuità con la linea Tavares. Il nuovo amministratore delegato, almeno in via ufficiale, avrebbe escluso ulteriori delocalizzazioni». riflettono i sindacati. La Pcma di San Benigno, nata come joint venture tra Fiat e Magneti Marelli e poi interamente assorbita nell’universo Stellantis, ha rappresentato per anni un modello di integrazione tra automazione e specializzazione meccanica. Lavorazioni ad alta precisione, cicli produttivi adattabili e personale altamente formato hanno consentito allo stabilimento di restare competitivo anche nei momenti più difficili. Ma ora la crisi del comparto elettrico e l’incertezza sul futuro dei modelli 500 e Jeep rischiano di svuotare di senso anni di investimenti e professionalità.

«Non saprei dire se la filosofia del nuovo amministratore sia la prosecuzione del metodo Tavares – conclude Ruffino – fatto di razionalizzazioni e tagli mascherati da strategie. Ma licenziare oggi per assumere domani è qualcosa che sfugge al senso comune».

Intanto i numeri parlano chiaro: 610 addii in Piemonte, di cui 53 solo nel Canavese. E l’impressione, per molti, è che questa sia solo l’ennesima tappa di un ridimensionamento più profondo, ancora tutto da chiarire.