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Июнь
2025

“Scomode verità”, la fragilità umana nel film di Mike Leigh

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Le dinamiche familiari, le fragilità umane e la ricerca di un senso di appartenenza nel mondo sono al centro di “Scomode verità”, il film – che arriverà sul grande schermo del Politeama di Pvia venerdì 13 giugno (sarà poi replicato anche il 14 e, in lingua originale sottotitolata in italiano, il 15 e il 17 giugno) – che segna il ritorno dietro la macchina da presa di Mike Leigh, cineasta da sempre interessato a mettere in scena le contraddizioni e le sfide della vita quotidiana attraverso il suo inconfondibile stile tragicomico, fatto di sguardi delicati, attenzione ai dettagli e una visione profonda della natura umana. Dopo l’epico “Peterloo” (2018), il regista britannico ci porta ancora una volta nei sobborghi di Londra. Al centro della narrazione c’è Pansy Deacon (interpretata magnificamente da Marianne Jean-Baptiste, qui nel ruolo più complesso e provocatorio della sua carriera), un’implacabile casalinga dalle fobie asfissianti e dal carattere tagliente, che vive in un appartamento suburbano assieme al marito Curtley (David Webber) e all’assente figlio ventenne Moses (Tuwaine Barrett). In contrasto c'è Chantelle (Michele Austin), sorella più giovane e solare di Pansy, che svolge la professione di parrucchiera e le fa da contraltare affettivo.

tra documentario e narrazione

La pellicola segue il celebre metodo “layered improvisation” di Leigh: mesi di prove in cui gli attori costruiscono da zero i loro personaggi, vissuti, dialoghi e relazioni. Questa pratica, in cui ogni scena sembra sbocciare naturalmente dall’interiorità dei personaggi, restituisce infatti uno spettacolo sospeso tra documentario e narrazione. Il risultato sullo schermo (tanto irresistibile quanto faticoso) vede sotto i riflettori Pansy, una donna rancorosa, cieca al dolore altrui, incapace di relazionarsi senza attaccare — prima gli estranei, poi la famiglia. La figura di Pansy parla a un disagio più vasto: profonde ferite mai riconosciute, il disagio mentale che emerge negli spazi domestici, la frattura intergenerazionale tra chi vorrebbe offrire consolazione ma resta impotente. Con un tono che oscilla tra humor nero e analisi politica, il film di Leigh ci offre un ritratto della working-class oggi, in cui le emozioni si trovano a combattere con la sopravvivenza economica e la fatica relazionale, tra rabbia, dolore e amore. Ecco perché per lo spettatore “Scomode verità” è una storia che scuote, ma parla delle ferite della nostra epoca. —

giacomo aricò